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Gesù, l'Ultima Cena con rito degli Esseni e l'impianto ''pasquale'' di San Paolo che permette la nascita del Cristianesimo

Se “l’Ultima Cena” fosse stata il “Seder di Pessach”, la “Cena Pasquale” ebraica, Gesù sarebbe diventato il novello “vero Agnello di Dio”, in “sostituzione” degli agnelli che portarono all’Esodo il Popolo Ebraico tramite Mosè. E come conseguenza sarebbe nata in quel momento una “Nuova Alleanza” con Yahvè (Dio), volta ad annullare la precedente, che aveva visto la consegna a Mosè della Bibbia Ebraica. Ma così non pare proprio essere
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 08 December 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Dopo una parentesi dedicata al nostro amico senza fissa dimora, che dormiva al freddo ed in un ambiente inaccettabile sul Lungo Leno a Rovereto, che finalmente (grazie agli spazi concessi dal Direttore del Dolomiti su questo Blog), ha trovato una giusta ed umana collocazione, proseguiamo oggi il nostro affascinante viaggio alla ricerca dell’ebreo Gesù (Yehoshua), nell’ambito della “Comunità Essena” nella Palestina del I^ secolo. Circostanza che praticamente trova la piena adesione, come abbiamo visto nei tre precedenti articoli (che suggerisco di leggere), da parte di un sempre maggior numero di storici e di teologi, sia cristiani che ebrei, fra i quali gli autorevolissimi Joseph Ratzinger (Papa Benedetto XVI) e David Flusser, (1917 – 2000), unanimemente considerato il massimo esperto mondiale di Cristianesimo Primitivo e Giudaismo del Secondo Tempio.

 

E ripartiamo con un’importante considerazione fatta proprio da Papa Ratzinger, in merito alla discordanza che c’è fra i Vangeli di Matteo, Marco e Luca (detti “Sinottici” per le somiglianze riscontrabili fra di loro) e quello di Giovanni (che si discosta in molti punti dagli altri), in merito “all’Ultima Cena”, che non è stata la “Cena Pasquale”, bensì fu fatta in precedenza. Aveva infatti scritto Giovanni: “Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l'ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.

 

Interessante evidenziare che quello di Giovanni è l’ultimo Vangelo ad essere stato scritto in termini temporali (intorno al 90-100 d.C.) e che quindi si ritiene che, avendo potuto leggere gli altri, vi si sia voluto appositamente discostare al fine di “correggerli”. Ma torniamo a Papa Ratzinger, che così si espresse nella Basilica di San Giovanni in Laterano, nell’Omelia per la Messa del Giovedì Santo il 5 aprile 2007 (due anni dopo essere stato nominato Papa): “Cari fratelli e sorelle, nella lettura dal Libro dell’Esodo, che abbiamo appena ascoltato, viene descritta la celebrazione della Pasqua di Israele così come nella Legge Mosaica (la Bibbia) aveva trovato la sua forma vincolante. Questa cena, dai molteplici significati, Gesù celebrò con i suoi la sera prima della sua Passione. Nei racconti degli Evangelisti esiste un’apparente contraddizione tra il Vangelo di Giovanni, da una parte, e ciò che, dall’altra, ci comunicano Matteo, Marco e Luca. Secondo Giovanni, Gesù morì sulla croce precisamente nel momento in cui, nel Tempio, venivano immolati gli agnelli pasquali.

 

La sua morte e il sacrificio degli agnelli coincisero. Ciò significa, però, che Egli morì alla vigilia della Pasqua e quindi non poté personalmente celebrare la cena pasquale. Questo, almeno, è ciò che appare. Secondo i tre Vangeli sinottici, invece, l’Ultima Cena di Gesù fu una cena pasquale, nella cui forma tradizionale Egli inserì la novità del dono del suo corpo e del suo sangue. Questa contraddizione fino a qualche anno fa sembrava insolubile. La scoperta degli scritti di Qumran (attribuiti agli Esseni) ci ha nel frattempo condotto ad una possibile soluzione convincente che, pur non essendo ancora accettata da tutti, possiede tuttavia un alto grado di probabilità. Egli ha celebrato la Pasqua con i suoi discepoli probabilmente secondo il Calendario di Qumran, quindi almeno un giorno prima e l’ha celebrata senza agnello, come la Comunità di Qumran, che non riconosceva il tempio di Erode ed era in attesa del Nuovo Tempio. Siamo quindi ora in grado di dire che quanto Giovanni ha riferito è storicamente preciso”.

 

Per meglio comprendere questa affermazione va detto che gli Esseni avevano un calendario di 364 giorni, quindi con un giorno in meno di quello utilizzato dai farisei e sadducei, che era di 365 giorni. Ma Papa Ratzinger rafforza così quando sopra sostenuto: “Giovanni ha ragione: al momento del processo davanti a Pilato, le autorità giudaiche non avevano ancora mangiato la Pasqua. Egli ha ragione: la crocifissione non è avvenuta nel giorno della festa, ma nella sua vigilia. Rimane quindi una domanda: ma perché allora i Vangeli hanno parlato di una Cena Pasquale? Su cosa si basa questa linea della tradizione?” E la sua conclusione è questa: “Una riposta veramente convincente a questa domanda non la si può dare. I passi in cui si parla della Pasqua, sarebbero quindi stati inseriti successivamente”.

 

Bene: per avere una visione più completa di questo tema, un po' complesso, anche perché è pressoché sconosciuto ai più, suggerisco di leggere anche il mio articolo del 29.3.2018, proprio dal titolo “Ma l'ultima cena fu davvero la cena di Pasqua? Troppe cose non tornano” (LEGGI QUI). Quindi, riepilogando, Papa Ratzinger, dall’alto della sua autorevolezza, ipotizza:

- che gli accadimenti relativi all’Ultima Cena si siano svolti “un giorno prima”, così come descritto dall’Evangelista Giovanni. E per questo senza il tradizionale agnello a tavola.

-che il fatto di far coincidere “l’Ultima Cena” con la “Cena Pasquale” sia dovuta ad un’aggiunta successiva, rispetto agli originali degli Evangelisti.

 

La portata di queste affermazioni, non solo confermano la possibilità che Gesù fosse vicino alla Comunità degli Esseni (o che ne facesse parte), bensì appaiono del tutto sconvolgenti. Se infatti così è, viene meno tutto “l’architrave esegetico”, simbolico ed interpretativo del “cristianesimo”, che fonda tutta la sua ragion d’essere su quella che possiamo definire la seguente “equazione dogmatica”, in pratica un “algoritmo” dottrinale:

1)Così come ai tempi di Mosè il “corpo” (mangiato) ed il “sangue (asperso sugli stipiti delle porte degli ebrei) “dell’agnello”, aveva dato il via per far uscire il Popolo di Israele dalla schiavitù “fisica” in Egitto, per portarlo alla libertà, attraverso la fuga…

2)Così in quel giorno, con l’Ultima Cena coincidente con la Cena Pasquale, il corpo e il sangue di Gesù avrebbero portato l’intera Umanità alla vera e definitiva libertà, a quella “spirituale”, attraverso l’abbandono del peccato ed il perdono.

 

Ecco quindi che se “l’Ultima Cena” fosse stata il “Seder di Pessach”, la “Cena Pasquale” ebraica, Gesù sarebbe diventato il novello “vero Agnello di Dio”, in “sostituzione” degli agnelli che portarono all’Esodo il Popolo Ebraico tramite Mosè. E come conseguenza sarebbe nata in quel momento una “Nuova Alleanza” con Yahvè (Dio), volta ad annullare la precedente, che aveva visto la consegna a Mosè della Bibbia Ebraica. Quindi la Bibbia Ebraica – e con essa l’ebraismo - sarebbe stata relegata a “Vecchio Testamento” (Testamento = testimonianza”), superato e sostituito dal “Nuovo Testamento” (Lettere di Paolo, Vangeli Canonici ecc..). Ed il “Nuovo Testamento”, al posto del “Vecchio”, avrebbe potuto dar vita, come conseguenza, alla “nuova religione” chiamata “Cristianesimo”. Religione fondata da Paolo di Tarso 15-20 anni circa dopo la morte di Gesù (che Paolo non ha mai conosciuto nel suo percorso terreno), in un contesto “pagano-ellenistico” totalmente estraneo - sotto ogni profilo - all’ebreo Gesù, in quanto ubicato a “mille anni luce” di distanza - anche “geograficamente” - dalla sua visione sia culturale che religiosa.

 

In sintesi, far coincidere “l’Ultima Cena” con la “Cena Pasquale” avrebbe legittimato Paolo di Tarso a sostenere e “cavalcare” quella che viene definita giustappunto la “Dottrina della Sostituzione''. Ed è questa esattamente la tesi sostenuta da Paolo di Tarso, in modo molto chiaro e inequivocabile. Leggiamo infatti insieme quanto da lui stesso scritto.

-“Se la prima alleanza (quella fatta da Dio con Mosè), fosse stata perfetta, che motivo ci sarebbe stato da parte di Yahveh (Dio) di farne un’altra con Gesù? Dicendo Alleanza Nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima. Ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire”. Chiarissimo il concetto.

 

E continua così Paolo:

-“Si ha quindi l'abrogazione dell’ ordinamento precedente (la Bibbia Ebraica) a causa della sua debolezza e inutilità. La Legge infatti (la Torah) non ha portato nulla alla perfezione e si ha invece (tramite il “cristianesimo”) l'introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio”.

La Bibbia Ebraica viene dunque definita da Paolo nientemeno che “debole ed inutile”. E riguardo agli ebrei, il “popolo dei circoncisi” portatori della Bibbia Ebraica , così si esprime sempre Paolo (che comunque era anche lui ebreo): “Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere (gli ebrei). Siamo infatti noi i veri circoncisi”. Paolo equipara quindi gli ebrei ai “cani” ed ai “cattivi operai”. E con quel “siamo noi i veri circoncisi” intende i seguaci della “sua” religione “pagano-cristiana” (in quanto rivolta esclusivamente ai “gentili”, ovvero ai “pagani”), nonostante Gesù avesse chiaramente detto che non intendeva assolutamente modificare di una sola virgola la religione ebraica, bensì darne piena applicazione: “Non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. E sempre Gesù aveva sconfessato anche in modo molto determinato e definitivo chi l’avesse fatto, quindi anche il messaggio “postumo” di Paolo: “Chiunque trasgredirà uno solo di questi precetti (dell’ebraismo) anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli”.

 

Ma se, di contro, l’Ultima Cena fosse stata celebrata da Gesù secondo il rito degli “Esseni”, come prospettato da Papa Ratzinger (e da molti studiosi), in virtù di quanto detto nel Vangelo di Giovanni, tutto quanto è stato sostenuto da Paolo per creare la “sua” nuova religione (“il cristianesimo”) verrebbe di colpo a cadere e rimarrebbe la vera essenza esclusivamente ebraica di quell’evento. Sarebbe, quindi, stata “un’agape” (“convitto fraterno”) fra Gesù ed i suoi discepoli in prossimità della Pasqua, nella quale il Maestro intese ribadire la sua appartenenza alla “Nuova Alleanza”, alla “Comunità degli Esseni” (così infatti era chiamata, come abbiamo visto nei precedenti articoli) con l’accorato invito ai suoi seguaci a fare altrettanto.

 

Ad assoluta riprova di quanto detto, se fosse necessario, è importantissimo evidenziare che sempre per l’Evangelista Giovanni:

-Gesù non effettuò nell’Ultima Cena il discorso nel quale cita la “sua carne” ed il “suo sangue”, bensì lo fece in precedenza ed esattamente nella Sinagoga di Cafarnao, ove disse: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna. Perchè la mia carne è vero cibo ed il mio sangue vera bevanda”.

-Non istituì del tutto il “Rito Eucaristico”. Non pronunciò infatti ”fate questo in memoria di me”.

 

Ecco che “mangiare la sua carne ed bere il suo sangue”(che per gli ebrei è sinonimo di “vita che scorre”), assume, in questo contesto “essenico”, il forte significato “allegorico” volto a trasmettere il concetto di dover seguire rigorosamente gli insegnamenti da lui impartiti in merito alla Torah, al punto tale da farli diventare oggetto di identificazione “fisica” con il Maestro. Giovanni infatti lo dice chiaramente:

-“Dimorate in me, ed io dimorerò in voi. Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.

-Chi non mi ama non osserva le mie parole. E la parola che voi udite non è mia, ma è del Padre che mi ha mandato.

-Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo”.

Parole perfettamente coerenti con tutto l’insegnamento ebraico per “parabole” adottato da Gesù, che trova immediata corrispondenza in quanto disse in precedenza al Pozzo di Sichem: “Chiunque beve l’acqua del pozzo avrà di nuovo sete. Ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete”. E la “sua” acqua era il “suo” insegnamento, l’insegnamento datogli dal Padre, la Torah Ebraica (l’Antico Testamento), unica fonte alla quale avrebbe e può tuttora “attingere” un ebreo, quale Gesù – non dimentichiamoci - era.

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