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Giuseppe, padre di Gesù, non era un anziano falegname ma un giovane carpentiere

Gesù, venendo da una famiglia appartenente ad uno stato sociale non povero, come si è propensi a pensare, bensì “medio” per l’epoca, aveva un buon livello culturale, tale da poter sostenere gli studi per diventare Rabbino. Ecco la figura di suo padre con un importante rivelazione nel Protovangelo apocrifo di Giacomo
Dal blog di Riccardo Petroni - 13 marzo 2018 - 16:57

Ed eccoci a Giuseppe, padre di Gesù. Interessante innanzitutto notare che Giuseppe nei Vangeli non appare mai da solo, bensì sempre al fianco di Maria. Di lui poi le scritture “canoniche” non riportano in alcun passo che era vecchio, come invece ci trasmette la tradizione popolare ed iconografica. Questo particolare è inspiegabile, se si tiene conto che gli stessi testi sacri, come sotto riportato, si soffermano invece specificatamente proprio sulla vecchiaia di Elisabetta (cugina di Maria) e di suo marito Zaccaria, da cui nacque Giovanni il Battista, cugino di Gesù: "Io (Zaccaria) sono vecchio e mia moglie (Elisabetta) è avanzata negli anni".

 

Se fosse stato vecchio anche Giuseppe, i Vangeli l’avrebbero dunque certamente detto. Ma il fatto di rappresentare Giuseppe vecchio è stato necessario soprattutto per giustificare i brani dei Vangeli che ci dicono espressamente che Gesù ebbe fratelli e sorelle. "Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano" e poi “Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle non sono tutte fra noi?". "Dopo questo fatto Gesù discese a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli e si fermarono colà solo pochi giorni"

 

Circostanza, quella di avere fratelli e sorelle, molto imbarazzante in quanto avrebbe contraddetto la verginità di Maria. Ecco invece che se Giuseppe fosse stato vecchio avrebbe potuto avere figli con una precedente moglie deceduta, tesi sostenuta a viva voce dalla Chiesa, ma del tutto non documentata. Che Giuseppe fosse giovane lo si rileva invece molto chiaramente dal modo molto determinato con cui affrontò la situazione. E questo dette il via a tutta la vicenda evangelica, che altrimenti non sarebbe neanche cominciata. Giuseppe infatti iniziò con l’accettare che Maria fosse in stato di gravidanza. Ma non essendo però lui il padre, per evitare di cacciarla o di farla lapidare, come prevedevano le leggi ebraiche, pensò inizialmente di mandarla via in segreto.

 

Ma poi decise di tenerla con sé. Se ne partì poi da Nazaret per recarsi a Betlemme, percorrendo ben 130 chilometri di zone impervie, per fare il censimento, con Maria in stato interessante in groppa ad un asinello: “Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe che era della città di Nazaret e della Galilea, salì in Giudea e nella città chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria, sua sposa, che era incinta”. Giuseppe poi, secondo le Sacre Scritture, da solo, aiutò Maria a partorire, evento del tutto inconsueto nella tradizione ebraica, tenuto soprattutto conto che la partoriente era considerata “impura”, quindi Giuseppe avrebbe dovuto astenersi anche dal solo toccarla. Poi prese Maria ed il bambino e scappò in Egitto, perché Erode voleva uccidere il piccolo Gesù, temendo che potesse essere la figura regale neonata, che l’avrebbe detronizzato.

 

Giuseppe riportò infine Maria di nuovo a Nazaret dopo la morte di Erode, ovvero una volta scampato il pericolo, affinché fosse adempiuta la seguente profezia di Osea: “Dall’Egitto ho chiamato mio figlio”. Giuseppe, dunque, compì una serie di azioni di grande importanza. Ma di lui si perdono completamente le tracce dal giorno del ritorno da Gerusalemme, quando Gesù aveva 12 anni. Non è dunque più presente in alcuna circostanza relativa a suo figlio, già a partire dalle nozze di Cana, che fu una delle prime uscite pubbliche di Gesù, nel corso della quale fece il suo primo miracolo: “Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli”.

 

Così come non fu presente il tragico giorno della sua crocifissione. Molte sono le ipotesi, del tutto fantasiose, che sono state fatte in merito al fatto che Giuseppe sia scomparso, potremmo dire, nel nulla. Ed anche questo ha alimentato la “leggenda metropolitana” che Giuseppe fosse vecchio e che dunque morì quando Gesù era ancora bambino. Di contro, non deve sfuggire fin d’ora il particolare, non secondario, che tutta la vita di Gesù è permeata quasi esclusivamente da figure femminili, di cui si circondava ed a cui confidava i suoi più intimi pensieri, escludendo quasi completamente in tutti i suoi riferimenti le figure paterne. “C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni”.

 

Donne dunque che non solo lo seguivano, ma che finanziavano anche la sua predicazione. Elemento questo estremamente inconsueto per quell’epoca, nella quale vigeva un rigido, intransigente patriarcato. Ma è bene anche evidenziare che l’immagine di Giuseppe falegname con accanto Gesù bambino che l’aiuta, tanto cara alla tradizione popolare, è di fonte apocrifa, quindi scomunicata dalla Chiesa. E' infatti il “Vangelo di Tommaso dell’Infanzia”, del I secolo d.C. che così ci dice: “Gesù aiuta il padre. Suo padre era falegname, e, in quel tempo, faceva aratri e gioghi”. E questo affinché si adempisse la seguente profezia di Isaia: “Il falegname stende la sua corda, disegna l’idolo con la matita, lo lavora con lo scalpello, lo misura col compasso, e ne fa una figura umana, una bella forma d’uomo, perché abiti in una casa”.

 

Ma la parola greca “téktōn” usata dai Vangeli significa “carpentiere”, ovvero piccolo imprenditore edile. Ed i Vangeli canonici parlano sempre di carpentiere e mai di falegname. “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? Non è egli forse il figlio del carpentiere?” e poi “Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria”. Il fatto che Giuseppe non fosse falegname, bensì carpentiere, potrebbe sembrare del tutto ininfluente. Ma non è così. Spiegherebbe innanzitutto il modo di vivere “itinerante” di Gesù già da ragazzino, al seguito di Giuseppe, che per svolgere il suo lavoro doveva spesso stare lontano da casa, come ci riferisce il “Protovangelo apocrifo di Giacomo”, secondo il quale Giuseppe salutò così Maria:

Ti lascio nella mia casa e me ne vado a eseguire le mie costruzioni”.

 

Nazareth infatti, come abbiamo visto, era un borgo con così poche case, che il “falegname” Giuseppe non avrebbe potuto trovare il reddito necessario al sostentamento della sua famiglia. Tanto più che – come ci ricordano gli studiosi in materia – le case venivano ricavate prevalentemente nelle grotte e dunque le componenti lignee erano minime. Del tutto diverso sarebbe stato se Giuseppe avesse svolto il ruolo di “carpentiere” in giro nei paesi limitrofi. Interessante infatti sapere, a questo proposito, che a mezz’ora di cammino da Nazaret sorgeva Seffori, una delle più grandi città della regione, che era stata distrutta dai Romani nel 4 a.C. a causa di una ribellione. Il Tetrarca della Galilea, Erode Antipa, aveva deciso di ricostruirla e farne la capitale del suo regno.

 

La città, ribattezzata Autokratis, doveva avere un piano urbanistico simile alle città greco-romane. Era previsto un teatro con 5.000 posti, che l’avrebbe fatta diventare il centro culturale più importante di tutta la Galilea. A Seffori fu allestito un cantiere che durò anni e che dette lavoro alla manovalanza di tutta la zona. In questi cantieri Gesù avrebbe potuto inoltre imparare il greco, lingua che si ritiene conoscesse, tenuto conto – fra l’altro - dei suoi colloqui prima col centurione di Cafarnao poi con lo stesso Pilato. Lingua greca che in realtà era La Koinè, ovvero una forma molto antica di dialetto greco, conosciuta anche come “Greco Alessandrino” o “Greco Ellenistico”, in quanto fu la lingua che Alessandro Magno portò nei territori da lui conquistati già nel 332 a.C.

 

E’ anche chiamata “Greco del Nuovo Testamento” o “Greco Biblico”, in quanto fu utilizzata per le prime traduzioni dei testi cristiani dall'aramaico, eventualità che contribuì alla diffusione del cristianesimo. La Koinè è molto importante non solo per il fatto di essere stata la prima lingua “volgare”, ma soprattutto per la sua grande diffusione nelle civiltà del Mar Mediterraneo, durante l'età ellenistica. Una lingua quindi un po’ paragonabile all’inglese di oggi. Fu inoltre la seconda lingua dell'Impero Romano, dopo il latino. E quando i greci conquistarono e colonizzarono tutto il mondo allora conosciuto, questo loro dialetto fu parlato dall'Egitto al nord dell'India.

 

La Koinè poi, oltre ad essere utilizzata come lingua parlata, lo fu anche come lingua letteraria ed amministrativo/burocratica. Quanto fin qui detto conferma infine il fatto che Gesù, venendo da una famiglia appartenente ad uno stato sociale non povero, come si è propensi a pensare, bensì “medio” per l’epoca, avesse un buon livello culturale, tale da poter sostenere gli studi per diventare Rabbino.

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