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I ''preti sposati'' per l'Amazzonia e la spy story sul libro firmato Papa Ratzinger: verità e bugie sulla storia del celibato

Il libro è uscito con ben evidente, anche in copertina, che gli autori sono “Robert Sarah con Joseph Ratzinger-Benedetto VI”. E Padre Georg, che ragionevolmente non ha saputo gestire la cosa, è stato immediatamente silurato “a tempo indeterminato”. Di fronte a questa sceneggiata, degna dei Papa Borgia, è necessario chiedersi, ancora una volta e con la massima serietà: ma Rabbi Yehosha Ben Josef detto Gesù come la pensava?
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Di Riccardo Petroni - 07 febbraio 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

E’ ottobre del 2019. I media riportano una notizia che fa tremare il mondo cattolico. Scrivono che il “Sinodo sull’Amazzonia”, che si è svolto in Vaticano dal 6 al 27, ha dato il via libera ai “preti sposati”. L’Amazzonia ha una superficie di 7,8 milioni di chilometri quadrati. Comprende: Brasile, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname e Guyana francese. Ha circa 5,3 milioni di chilometri quadrati di foreste (oltre un terzo di quelle presenti su tutto il pianeta). Detiene il 20% di acqua dolce della terra. Gli abitanti sono circa 34 milioni. Oltre tre milioni sono indigeni, appartenenti a più di 390 gruppi etnici. Il 70% delle persone vivono in situazioni molto difficili.

 

Poiché la mancanza di preti in quell’area geografica è una vera emergenza, il Documento a base del Sinodo (“L’Instrumentum Laboris”), così recita al punto 129: “Affermando che il celibato è un dono per la Chiesa, si chiede che, per le zone più remote della regione, si studi la possibilità di ordinazione sacerdotale di anziani, preferibilmente indigeni, rispettati e accettati dalla loro comunità, sebbene possano avere già una famiglia costituita e stabile, al fine di assicurare i Sacramenti che accompagnano e sostengono la vita cristiana”. In poche parole i Vescovi Sinodali, non avevano avanzato la proposta che in Amazzonia i preti potessero sposarsi. Avevano “solo” chiesto che in quelle sperdute regioni, ove mancano del tutto i sacerdoti, persone anche sposate, ma altamente qualificate, potessero essere ordinate sacerdoti, al fine di consentire al cristianesimo di sopravvivere.

 

Bene, dopo lunga disamina, il “Documento Finale” (con 128 voti favorevoli e 41 contrari), prevede che si possa “Ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo (i cosiddetti Diaconi) e che ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica”. Quindi il Sinodo, alla fine, ha deciso che si possa prendere in esame esclusivamente la possibilità che i “diaconi”, e soltanto i “diaconi, anche se sposati, possano essere ordinati sacerdoti, dopo adeguata preparazione''.

 

Ma vediamo innanzitutto cos’è un Sinodo e chi sono i Diaconi. Il termine Sinodo viene dal greco “synodos” ed è composto da “syn”, che significa “insieme” e da “odòs” che significa “cammino”. Quindi vuol dire “percorrere insieme un cammino”. Il Sinodo è un “Organismo collegiale di circa 200 vescovi, rappresentativo di tutto l’episcopato cattolico (insieme del clero vescovile), istituito dal Papa Paolo VI (1965), con la funzione di coadiuvare il Pontefice nel governo pastorale di tutta la Chiesa”. Un “Diacono” (dal greco diákonos, ovvero servitore) è invece un “ministro della Chiesa” (ministro deriva dal latino “minister” ovvero “chi è al servizio degli altri”), che ha ricevuto il “primo grado” del Sacramento del Culto. Quindi il diacono è al primo gradino della scala gerarchica ecclesiale. Al diacono sono concessi importanti ma limitati “poteri”. In estrema sintesi può battezzare, benedire matrimoni, assistere i malati con la sacra unzione, celebrare la Liturgia della Parola (lettura di brani tratti dalla Sacra Scrittura), fare la professione di fede nelle domeniche e nelle solennità, fare la preghiera dei fedeli, evangelizzare e catechizzare. Ma non può celebrare il Sacramento dell’Eucarestia (quindi la messa), né confessare.

 

In altri termini è un “aiutante” del sacerdote. Da tenere presente che al secondo gradino della scala gerarchica ci sono i “Presbiteri” (da “presbýteroi” ovvero “anziani”). Il termine presbiterio è sinonimo di “prete” e/o “sacerdote”(dal latino “sacer” ovvero “io do”). Al terzo gradino della scala gerarchica, il più importante, c’è il Vescovo (dal greco epìscopos, che significa supervisore, sorvegliante). Oltre ai tre gradi suindicati, vi sono anche i seguenti ulteriori titoli: “Vescovo di Roma” (è il Papa), “Monsignore” (titolo esclusivamente onorifico, che significa “mio signore”) e “Cardinale”, che nomina ed assiste il Papa (dal latino “cardo”, ovvero “ cerniera, cardine”).

 

Ma la questione che Papa Francesco avrebbe aperto ai preti sposati, non si è fermata ad una campagna mediatica fallace. E’ scoppiato infatti, di lì a poco, un vero e proprio intrigo di dimensioni apocalittiche, che ha visto circolare la notizia di uno scontro frontale fra i due Papi, qualcosa di analogo ad uno “scisma” (dal latino “schisma” ovvero separazione, divisione, spaccatura). Già, perché non bisogna dimenticare che dal 13.3.2013 i Papi in Vaticano sono due, di cui uno “emerito” (dal latino emerĭtus, ovvero che, sia pur essendo in congedo, gode comunque dei gradi e degli onori del Papa in carica). Ma cosa è stato a far scatenate un cataclisma del genere? E’ stato il fatto che Papa Ratzinger (ovvero Benedetto XVI, che ad oggi ha 92 anni), nel libro dal titolo “Dal Profondo del nostro cuore”, scritto insieme al Cardinale Robert Sarah (da sempre ostile a Papa Francesco) ha sostenuto, proprio in concomitanza con il Sinodo su l’Amazzonia, di “non poter tacere” di fronte al danno irreparabile che, secondo il suo punto di vista, verrebbe a dover subire la Chiesa se fosse modificata la legge del celibato per i preti.

 

Quindi una chiara presa di posizione contro Papa Francesco e la decisione del Sinodo sull’Amazzonia. Un attacco frontale che non ha precedenti, che peraltro ha sconfessato l’impegno solenne preso dallo stesso Papa Ratzinger il giorno della nomina di Francesco. Aveva infatti detto così: “Santità, fin d’ora le prometto la mia totale obbedienza e la mia preghiera”. Questa inaspettata presa di posizione del “Benemerito,” è stata naturalmente subito cavalcata dai molti nemici di Francesco, i cosiddetti “tradizionalisti”, che non potevano perdere un’occasione d’oro come questa, per attaccarlo, fino a sostenere che questa è un’ulteriore prova che in lui si cela “l’Anticristo”. Di fronte a questo scompiglio, Papa Ratzinger non ha ritenuto di fornire chiarimenti, bensì ha deciso di smentire tutto. E di conseguenza di chiedere (o pretendere) tramite il suo fedele segretario particolare Padre Georg, che il libro non uscisse tassativamente con la sua firma. Ma la casa Editrice Cantagalli in data 22.01.2020 ha smentito il Papa Emerito, scrivendo: “L’Introduzione e la conclusione sono state scritte dal Cardinale Robert Sarah e sono state lette e condivise dal Papa Emerito Benedetto XVI”.

 

E così il libro è uscito con ben evidente, anche in copertina, che gli autori del libro sono “Robert Sarah con Joseph Ratzinger-Benedetto VI”. E Padre Georg, che ragionevolmente non ha saputo gestire la cosa, è stato immediatamente silurato “a tempo indeterminato”. Motivazione ufficiale: “Normale redistribuzione degli incarichi”. Di fronte a questa sceneggiata, degna dei Papa Borgia, è necessario chiedersi, ancora una volta e con la massima serietà: ma Rabbi Yehosha Ben Josef detto Gesù, ebreo insegnante di Torah nella Palestina del I secolo, che messaggio ci ha lasciato tramite i Vangeli, in merito al celibato per i suoi seguaci? La risposta è molto semplice: Gesù in nessun passo dei Vangeli propone neanche minimamente che per seguirlo si dovesse essere celibi. Anzi per un’ebreo osservante, pur non essendo obbligatorio sposarsi, il non farlo, cioè essere celibi, in qualche modo andava contro la volontà di Dio, che aveva espressamente detto: “Crescete, moltiplicatevi e riempite la terra”. Ma Yehoshua (Gesù) lo dice espressamente: “Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre. Ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini. E vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca”.

 

Gli eunuchi erano quei giovani che in età prepuberale o puberale venivano sottoposti ad interventi di mutilazione dell'apparato genitale, tali da condurli all’impossibilità di avere rapporti sessuali. Questa pratica - l’evirazione - veniva esercitata principalmente a seguito della forte richiesta, all’epoca, di persone a cui poter affidare delicati compiti di sorveglianza dei “ginecei”, ovvero di quella parte interna della casa, riservata alle donne. Il pensiero di Yehoshua (Gesù) è quindi chiarissimo. Per lui la rinuncia alle pratiche sessuali (quindi al celibato, in funzione delle regole vigenti all’epoca), può derivare dal fatto che sei nato con una malformazione o dal fatto che sei stato evirato. Ma può derivare anche dal fatto che tu possa personalmente adottarla nel tuo modo di vivere, in quanto decidi di dedicarti completamente alla vita spirituale. Yehoshua (Gesù) inverte così l’ordine dei fattori: non è la castità che è obbligatoria per chi vive una vita spirituale e dunque sacerdotale, ma esattamente l’opposto.

 

Ma riguardo alla posizione delle prime comunità cristiane in merito al celibato, varrebbe la pena rileggere anche quanto ha scritto San Paolo nella prima lettera a Timoteo: “Se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro. Ma bisogna che il Vescovo sia irreprensibile, non sposato che una sola volta, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?”. Timoteo (17 d.C. - 97 d.C.) fu un compagno di Paolo nei suoi viaggi di evangelizzazione. Paolo, secondo la tradizione, lo fece Vescovo di Efeso, importante porto internazionale, con un teatro che conteneva 23.000 persone.

 

Timoteo è venerato come Santo sia dalla Chiesa Cattolica che dalla Chiesa ortodossa. Ma sempre San Paolo riguardo ai diaconi scrisse così: “I diaconi non siano sposati che una sola volta, sappiano dirigere bene i propri figli e le proprie famiglie”. Nessun dubbio dunque che né da Yehoshua (Gesù), né da San Paolo, fosse richiesto il celibato per chi avesse scelto di svolgere il sacro ministero. E tanto meno che il celibato fosse obbligatorio. A partire proprio dai Vescovi e dai diaconi. Esattamente, quindi, come deciso dal Sinodo sull’Amazzonia. Da notare a questo proposito, che non a caso il celibato nella Chiesa Cattolica fu introdotto solo nel 1139 da Innocenzo II oltre 1.000 anni dopo la morte di Gesù. Non credo ci sia altro da aggiungere.

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