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I ''segreti'' del Presepe: dal bue e l'asinello (citati solo in un Vangelo Apocrifo) ai pastori e alla mangiatoia. Da dove arrivano i simboli della tradizione

Mentre, come ogni anno, con l'arrivo del Natale c'è chi torna a parlare del Presepe in senso strumentale (senza sapere che anche per la comunità islamica Maria e Gesù hanno una grande importanza) molti non sanno da dove provengono i diversi ''personaggi'' che compongono la rappresentazione della natività
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 26 December 2019

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Anche quest’anno, con l’arrivo del Natale, è iniziata la polemica in merito al Presepe e in particolare sul fatto che la sua presenza offenderebbe la religione islamica. E questo dibattito si spinge fino a diventare motivo di scontro politico, nello sventurato tentativo di raccogliere qualche consenso elettorale, ponendosi o a favore od a sfavore della sua esposizione anche nei luoghi pubblici. A questo proposito ho letto con grande piacere che Nibras Breigheche, figlia del Presidente della Comunità Islamica di Trento, ha incontrato in data 21.12 scorso il Vescovo Tisi, per formulare alla Comunità Cristiana gli auguri di Buon Natale da parte della Comunità Islamica che rappresenta.

 

Un gesto di grande importanza che verrà contraccambiato dal Vescovo in occasione del prossimo Ramadan. E in quell’incontro la Dottoressa Breigheche ha aggiunto che il Presepe è "un simbolo, così come il crocifisso, che non dà fastidio. Come musulmani non abbiamo mai chiesto di rimuovere un simbolo religioso cristiano". Nibras Breigheche è la prima donna ad aver ricoperto in Italia il ruolo di Guida Religiosa di una Comunità Musulmana. È nata e vive a Trento. È laureata in lingue e in teologia islamica (ha studiato tra Parigi e Lione). E’ la fondatrice dell’Associazione Islamica degli Imam e delle Guide Religiose. Ho personalmente avuto modo di conoscerla e di apprezzare il suo elevato spessore sia umano, che culturale, che religioso, allorché accettò - subito e con grande entusiasmo - di venire a co-presentare il mio libro su Gesù.

 

E Nibras Breigheche, che ringrazio per le dichiarazioni suindicate , ha ragione: nel Presepe e nel Crocifisso infatti non c’è assolutamente nulla che possa offendere un islamico. Parlo di un “islamico” e non di quei criminali che nel nome dell’intransigenza islamica compiono efferati delitti, quegli stessi che l’intransigenza cristiana commise ai tempi della Santa Inquisizione. E che non ci sia niente di offensivo non lo sostiene solo la Dottoressa Breigheche, bensì lo si desume direttamente dal Corano, Libro Sacro dell’Islam, che cita Maria, madre vergine come nel cristianesimo, ben 34 volte in 13 Sure (Capitoli) e che racconta la natività esattamente come la riportano i Vangeli Canonici: “Gli angeli dissero a Maria: o Maria! In verità Dio t’ha prescelta e t’ha purificata e t’ha eletta su tutte le donne del creato. O Maria, Iddio ti annunzia la buona novella di una parola che viene da lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio. O mio Signore, rispose Maria, come avrò mai un figlio se non m’ha toccata alcun uomo? Rispose l’angelo: Dio creerà ciò che Egli vuole. Allorchè ha deciso una cosa non ha che da dire: sii, ed essa è!”.

 

E poi nel Corano c’è anche il grande rispetto nei confronti della figura di Gesù, che viene definito “Messaggero di Dio” e viene annoverato fra “i giusti”: “La somiglianza di Gesù di fronte a Dio è come quella di Adamo: Dio lo creò dalla polvere e poi gli disse: Sii. Ed egli fu. E ne farà un messaggero per i figli di Israele, che dirà loro, io son venuto da voi con un segno dal Vostro Signore. Egli parlerà al popolo dalla culla alla maturità, ed egli sarà fra i giusti”.

 

Ma facciamo un passo indietro e vediamo come nasce l’immagine del Presepe, cosa realmente rappresenta e per quale motivo è un simbolo totalmente ebraico.

 

1) Dobbiamo innanzi tutto partire dal fatto che solo due Vangeli Canonici ci parlano della nascita di Gesù: sono quelli di Matteo (ebreo) e di Luca (pagano). Gli altri due Vangeli (Marco e Giovanni, ambedue ebrei) iniziano con Gesù che ha circa 30 anni e nulla ci dicono della sua vita precedente. Quindi la chiamata di Yehoshua (Gesù) a divenire il Messiah Salvatore da parte di Yahveh (Dio) avviene per Marco e Luca già nel grembo materno a Nazaret, mentre per Marco e Giovanni avviene sul Giordano in età matura. Circostanza che è oggetto di grande attenzione e discussione da parte sia di storici che di teologi.

 

2) I due Vangeli suindicati che parlano della nascita di Gesù, si limitano a dirci che fu posto in una “mangiatoia”, ma non ci dicono se questa fosse in una grotta oppure in una capanna, come vuole la tradizione popolare. Interessante notare a questo proposito, che gli scavi archeologici hanno messo in evidenza che in quell’epoca molte case fossero costruite a ridosso di grotte adibite a magazzino e avevano al piano terreno la stalla con una mangiatoia, che era l’ambiente più caldo. Dunque è molto probabile che la magiatoia fosse all’interno di una abitazione. Circostanza che è confermata dall’Evangelista Matteo che ci riferisce che quando arrivarono i Re Magi “entrati nella casa videro il bambino con Maria”. Matteo parla quindi di una “casa”. E lo stesso Papa Ratzinger così scrive al riguardo: “Possiamo supporre che Giuseppe disponesse di una proprietà a Nazareth, così che per la riscossione delle imposte dovesse recarsi là”. Questo ci conferma che la famiglia di Gesù non era povera, bensì faceva parte della piccola borghesia artigiana (Giuseppe era infatti un carpentiere).

 

3 )L’immagine del Presepe con il “bue e l’asinello”, non appare mai nei Vangeli Canonici (quelli approvati dalla Chiesa), appare invece esclusivamente in un “Vangelo apocrifo”, scomunicato dalla Chiesa nel 325 d.C. E’ il vangelo dello “Pseudo Matteo”che così recita: “Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, ponendo il bambino nella mangiatoia: ed il bue e l’asino l’adorarono”. Questo conferma che nei primi tre secoli dopo la morte di Gesù si divulgarono Vangeli portatori di altissimi valori, nonostante la successiva scomunica da parte della Chiesa.

 

4) Il ”bue e l’asinello” si trovano invece nella Torah, nella Bibbia Ebraica (Antico Testamento) già sette secoli prima della venuta di Yehoshua (Gesù) ed ha un significato estremamente importante per l’ebraismo. E’ il Profeta Isaia che prende ad esempio questi due animali, per profetizzare che mentre il “bue e l’asino” sanno riconoscere perfettamente chi è il loro “padrone”, all’arrivo del Messia Ebraico, il Popolo Israelita non riconoscerà che è lui la sua giuda: "Ho allevato e fatto crescere figli, ma essi si sono ribellati contro di me. Il bue conosce il suo proprietario e l'asino la greppia del suo  padrone,  ma  Israele non  conosce, il mio popolo non comprende”. Profezia che si è avverata. Gli ebrei non hanno infatti riconosciuto Gesù come loro Messia e la nuova religione chiamata “cristianesimo” (che Gesù non ha fondato e non voleva fondare) ha abiurato con Paolo la sua essenza esclusivamente “ebraica”.

 

5 ) Gesù nasce a Betlemme, nella Giudea, che si trova a 10 chilometri a sud di Gerusalemme, ad un’altezza di circa 800 metri sul livello del mare. A Betlemme era nato Davide, secondo Re e Padre di Israele. Betlemme è pertanto menzionata spesso nella Bibbia Ebraica e Michea profetizza la nascita in quel luogo di una figura carismatica, di un pastore per l’intero Popolo di Israele, del Messia: “E tu, Betlemme di Efrata, così piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te mi uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele…fino a quando colei che deve partorire partorirà, e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli di Israele”. Se ne desume che anche in questo caso, il riferimento alla nascita del Messia nei Sacri Testi (La Bibbia) è totalmente ebraico.

 

6) I primi a vedere la Sacra Famiglia sono i pastori, che per il diritto ebraico era la categoria più povera e diseredata (erano privi di diritti e non potevano testimoniare in tribunale) e poi i Re Magi, stranieri zoroastriani, quindi per gli Israeliti dei “non ebrei”, degli “incirconcisi” , equiparabili a dei pagani. Ecco quindi il grande significato “universale” del Presepe: A Betlemme, dove è nato Davide, il Padre di Israele (il suo simbolo è la Stella o meglio sarebbe dire lo Scudo di David), in una umile mangiatoia è nato il Messia del Popolo Ebraico, il Messiah (il Cristo), che indicherà la via della salvezza, da ricercare nella Torah Ebraica, guida eterna di saggezza e di “purità”. Ma la salvezza non sarà solo per il Popolo Ebraico, scelto da Yahveh (Dio) come “suo Popolo”, bensì anche per tutti i popoli del mondo. E porterà pace e giustizia sociale, riscatto e dignità ai più poveri e diseredati. Ma i popoli del mondo dovranno riconoscerlo come loro “giuda'', esattamente come il bue e l’asino riconoscono il loro “padrone”.

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