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Il 26 dicembre si ''festeggia'' S. Stefano, il proto-martire cristiano brutalmente ucciso. Ma è un falso storico, la vicenda andò diversamente

Falso storico in quanto va subito annotato che il cosiddetto “protomartire cristiano Stefano” e quindi primo Santo della Chiesa Cattolica, non era affatto “cristiano”. Il “cristianesimo”, religione che Gesù aveva chiaramente detto di non volere, ancora non esisteva e fu “fondato” una ventina di anni dopo la morte di Gesù ad Antiochia da Paolo di Tarso
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 30 dicembre 2019

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Il 26 dicembre la Chiesa Cattolica “festeggia” S. Stefano, o meglio sarebbe dire “commemora” S.Stefano, brutalmente ucciso nel 36 d.C. circa (alla presenza di Paolo di Tarso, ancora non “convertito”). Stefano viene definito dalla Chiesa “proto-martire cristiano”. La Chiesa ha voluto così trasmettere il falso storico che S. Stefano sarebbe stato il primocristiano” a essere stato ucciso dagli ebrei a Gerusalemme, proprio perché si era convertito “dall’ebraismo” al “cristianesimo”. 

 

Falso storico in quanto va subito annotato che il cosiddetto “protomartire cristiano Stefano” (e quindi primo Santo della Chiesa Cattolica), non era affatto “cristiano”, in quanto il “cristianesimo”, religione che Gesù aveva chiaramente detto di non volere, ancora non esisteva (il cristianesimo infatti fu “fondato” una ventina di anni dopo la morte di Gesù ad Antiochia da Paolo di Tarso).

 

Va poi evidenziato che Stefano, ebreo di estrazione “ellenista”, non si era convertito al “cristianesimo”,  bensì “all’ebraismo-messianico” (o “giudeo cristianesimo”), che era quella corrente del tutto ebraica, che credeva che Gesù fosse il Messia Ebraico atteso dal Popolo Ebraico (cioè il Cristo).

 

Da evidenziare che gli “ebrei ellenisti”, detti anche “della diaspora”, erano quegli ebrei provenienti delle comunità ebraiche che si erano insediate al di fuori di Gerusalemme, a seguito delle deportazioni effettuate dal 587 a.C. da Nabuccodonosor, e che dal 396 a.C. (Editto di Esdra) erano rientrati a Gerusalemme. Gli ebrei “ellenisti” coniugavano l’ebraismo tradizionale con la cultura “illuminista” greca. Si potrebbero quindi oggi definirli gli “ebrei liberal o riformatiante litteram.

 

Ma a Gerusalemme era presente anche la ben più potente e maggioritaria corrente ebraica deipalestinesi-messianici”,  che faceva capo ai “12 Apostoli”, che, avendo condiviso le vicende terrene di Gesù, erano i principali portatori del suo messaggio messianico.  Gli “ebrei palestinesi”, che fin dai primi insediamenti di Mosè vivevano in Israele e di lì non si erano mai mossi, erano gli ebrei  che oggi potremmo definire i “super-ortodossi”. 

 

Così scrive riguardo Reza Aslan, Professore all’Università della California di Riverside e membro dell'American Academy of Religion. “Gli ebrei della diaspora erano piccole minoranze stanziate in grandi città cosmopolite come Antiochia ed Alessandria che avevano assimilato le idee sia della società romana sia greca. A differenza dei loro fratelli della Terra Santa, gli ebrei della diaspora parlavano greco, non aramaico. Le scritture di questa gente non erano in ebraico, ma tradotte in greco. Non sorprende quindi che gli ebrei della diaspora fossero più ricettivi all’interpretazione innovativa delle scritture offerte dai seguaci di Gesù. Ma non era solo la lingua a dividere ebrei di Gerusalemme (palestinesi) e gli ebrei ellenisti (della diaspora). I primi infatti erano per lo più contadini, braccianti e pescatori, trapiantati a Gerusalemme dalle campagne della Giudea e della Galilea. Gli ebrei ellenisti, invece, erano più sofisticati e meglio educati, vivevano nelle città ed erano sicuramente più ricchi”. 

 

Ma veniamo a chi furono i mandanti dell’assassinio di Stefano. E’ incredibile a dirsi ma fu proprio la corrente “palestinese-messianica” che faceva capo ai “12 Apostoli”, come ci riferiscono gli “Atti degli Apostoli, che così recitano: “Or in que’ giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio degli ebrei ellenisti contro gli ebrei palestinesi, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidianaEd i dodici Apostoli (ebrei palestinesi) radunata la moltitudine dei Discepoli, dissero: non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mensePerciò, fratelli, cercate di trovar fra voi sette uomini, de’ quali si abbia buona testimonianza, pieni di Spirito e di sapienza, e che noi incaricheremo di quest’opera. Ma quanto a noi, continueremo a dedicarci alla preghiera e al ministerio della Parola. Questo ragionamento piacque a tutta la moltitudine. Ed elessero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, proselita di Antiochia (quindi convertito al giudaismo messianico dal paganesimo, ndr) e li presentarono agli Apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani”.

 

Dunque, nel contesto suindicato,  entra in scena “l’ebreo-ellenista-messianico” Stefano, che fu messo a capo dei 7 “diaconi”, scelti affinchè aiutassero gli Apostoli nei servizi quotidiani. Già, perché “diacono”dal greco “diákonos”, significa “servitore”, colui che doveva assolvere a servizi assistenziali e/o amministrativi degli Apostoli. I “diaconi” dovevano quindi essere degli “esecutori”, senza alcun diritto di “metter bocca” nelle vicende relative alla diffusione del pensiero di Yehoshua (Gesù).

 

Stefano, incurante del ruolo secondario che gli era stato assegnato, iniziò invece da subito ad effettuare una sua autonoma opera di proselitismo in chiave ellenista (non autorizzata dai 12 Apostoli) nelle Sinagoghe di Gerusalemme, con una tale efficacia che, come riportano le Sacre Scritture, con il suo avvento: “La parola di Dio si diffondeva ed il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme. Or Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva gran prodigi e segni fra il popolo, tanto che alcuni della Sinagoga detta dei Liberti, e de’ Cirenei, e degli Alessandrini, e di quei di Cilicia e d’Asia, non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava”. 

 

I Liberti erano gli ebrei catturati dai romani sotto Pompeo (106 – 48 a.C.), ma poi liberati. Benché avessero la loro dimora a Roma, avevano costruito a loro spese una Sinagoga a Gerusalemme, che frequentavano quando si trovavano in quella città. Il nome Liberti era usato per distinguerli dagli ebrei nati liberi, che in seguito avevano ugualmente stabilito la loro residenza a Roma. 

 

I Cirenei erano gli ebrei che venivano da Cirene, colonia greca nell’attuale Libia orientale. Gli Alessandrini erano gli ebrei che venivano da Alessandria d’Egitto, anch’essa di influenza culturale greca. Il successo di Stefano, che andava ben oltre le sue funzioni di diacono, creò inevitabilmente fin da subito forti contrasti, anche perché il suo modo di ragionare era ritenuto del tutto “estraneo” e pericoloso dal gruppo “ortodosso” degli “ebrei palestinesi”, che facevano capo ai "12 Apostoli”, che reagirono violentemente al fine di eliminarlo.

 

Così scrive Luca: “Allora corruppero degli uomini che dissero: noi l’abbiamo udito dir parole di bestemmia contro Mosè e contro Dio. E commossero il popolo e gli anziani e gli scribi.E venutigli addosso, lo afferrarono e lo menarono al Sinedrio e presentarono dei falsi testimoni, che dicevano: quest’uomo non cessa di proferir parole contro il Luogo Santo (il Tempio di Gerusalemme) e contro la Legge (la Torah ebraica). Infatti gli abbiamo udito dire che quel Nazareno, Gesù, distruggerà questo luogo e muterà gli usi che Mosè ci ha tramandati".

 

Accusarono quindi Stefano di sostenere che Gesù, oltre ad aver voluto abbattere il Tempio, avrebbe anche voluto abbandonare la Torah, la Sacra Bibbia, data da Yahveh (Dio) a Mosè sul Monte Sinai. Abbandono e strappo con l’ebraismo che fece invece Paolo di Tarso solo qualche anno dopo, creando così il “cristianesimo”, rivolto non più agli ebrei bensì ai “pagani”.

Stefano tentò di difendersi ma“Udendo queste cose, fremevan di rabbia neI loro cuori e digrignavano i denti contro di lui. Si turarono gli orecchi, e tutti insieme si avventarono sopra lui e cacciatolo fuor della città, si diedero a lapidarlo”.

 

Ma la questione non si fermò lì: l’accanimento degli “ebrei palestinesi-messianici”contro gli “ebrei ellenisti-messianici”andò avanti fino al punto che questi ultimi furono successivamente espulsi del tutto da Gerusalemme. Così scrive Aslan:“La morte di Stefano diede avvio ad un’ondata di persecuzioni. E le autorità religiose cominciarono ad espellere con sistematicità gli ellenisti da Gerusalemme”. Nella Città Santa rimasero quindi solo i “12 Apostoli” e i loro seguaci, come ci ricorda l’Evangelista Luca“Tutti, ad eccezione degli Apostoli, furono dispersi nelle regioni della Giudea e della Samaria”.

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