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Il battesimo ed il suo significato per l’ebreo Gesù che certo nulla aveva a che vedere con quello della Chiesa d'oggi

Per la Chiesa Cattolica il “Santo Battesimo” è: “Il fondamento di tutta la vita cristiana (...) è la porta che apre l'accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio''. E addirittura se un bimbo moriva senza di esso non era liberato dal peccato e rigenerato come figlio di Dio e finiva nel Limbo (abolito 13 anni fa). Ma ecco cos'era il battesimo per Gesù e quali sono le sue origini
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 05 settembre 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Il 6 agosto scorso la “Congregazione per la Dottrina della Fede” è intervenuta a nome di Papa Francesco per fermare la creatività di alcuni sacerdoti che hanno l’abitudine di cambiare le formule del rito del battesimo, come per esempio quella di dire “A nome del papà e della mamma, del padrino e della madrina, dei nonni, dei familiari, degli amici ed a nome della comunità noi ti battezziamo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.Viene ribadito che va usata invece la dizione “Io ti battezzo” in quanto è il “Segno-presenza dell’azione stessa di Cristo” per il tramite del Sacerdote.

 

La Congregazione per la Dottrina della Fede (“Congregatio Pro-Doctrina Fidei”), che in precedenza si chiamava “Santa Inquisizione “ e poi “Sant'Uffizio” è l'organo incaricato di promuovere e tutelare la “Dottrina della Chiesa Cattolica”. Il Battesimo per la Chiesa Cattolica è un Sacramento. I Sacramenti sono “I segni visibili ed efficaci della grazia invisibile di Cristo. In ciascuno di essi è lo stesso Signore Risorto che opera attraverso il ministro, agendo nella vita del credente, che riceve il dono di una nuova dignità e di una nuova grazia santificante per opera dello Spirito Santo”.( Da Cathopedia). Il “Santo Battesimo” per la Chiesa Cattolica (il Catechismo) è: “Il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d'ingresso alla vita nello Spirito (“vitae spiritualis ianua “), è la porta che apre l'accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione”.

 

Tenuto conto di ciò, la Chiesa effettua il battesimo pochi mesi dopo la nascita. Ma, dal 12° secolo d.C. si è anche chiesta: cosa accade se un bambino muore prima del battesimo? Non è “liberato dal peccato e rigenerato come figlio di Dio?”. Ed a chi si è domandato: “Ma quale peccato può avere un bambino appena nato?”, ha risposto: il “peccato originale”. Ecco allora che per la Chiesa Cattolica (11 secoli dopo la morte di Gesù), un bambino morto prima del battesimo, per redimersi dal “peccato originale” fatto da Adamo ed Eva, deve andare nel Limbo (dal latino “Limbus”, letteralmente “orlo”, “bordo”). Questo fino al 2007, anno nel quale Papa Ratzinger lo ha abolito. Leggiamo insieme il Corriere della Sera del 3.5.2007: ”Città del Vaticano - La Chiesa abolisce ufficialmente il limbo. Un documento della Commissione Teologica Internazionale approvato dal Papa Benedetto XVI e pubblicato oggi, afferma infatti che il tradizionale concetto di limbo - luogo dove i bimbi non battezzati vivono per l'eternità senza comunione con Dio - riflette una visione eccessivamente restrittiva della salvezza”.

Ma vediamo adesso il diverso significato che aveva il battesimo per l’ebreo Gesù (“Yehoshua ben Yosef” ovvero “Giosuè figlio di Giuseppe”), rabbino ebraico nella Palestina del I° secolo che, ricordiamoci, non ha fondato e non voleva fondare una nuova religione. Iniziamo con il dire che la parola “battesimo” proviene dal greco “βαπτισμός” e significa “immersione”. E’ un rito antichissimo con il quale una persona che voleva entrare a far parte di una comunità o di una setta religiosa, dopo una iniziazione tramite un periodo di preparazione, veniva immerso in una vasca contenente acqua, che “simbolicamente” lo purificava e lo rendeva quindi idoneo. I primi a praticare “il battesimo” in pianta stabile si ritiene fossero i sacerdoti egiziani della dea Iside (1.500 a.C). Il battesimo era riservato inizialmente solo ai Faraoni. Fu esteso poi ai grandi sacerdoti, poi ai dignitari, infine anche ai ceti più umili.

 

Le cerimonie battesimali, anche se effettuate in nome di divinità diverse, avevano tutte la stessa matrice e lo stesso rito. A Babilonia per il dio Marduk, in Grecia per Dionisio e Demetra, in Persia per il dio Mitra. Nell’impianto biblico è il profeta Ezechiele (il terzo dei “grandi” dopo Isaia e Geremia), vissuto tra la fine del 7º e l'inizio del 6º secolo, che parla di “purificazione” per il tramite di “aspersione di acqua” e di “immissione” di uno “spirito nuovo”. “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli io vi purificherò. Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò in voi il mio spirito, e farò sì che camminiate nelle mie leggi e che osserviate e mettiate in pratica i miei precetti”.

 

Ma in particolare era la corrente ebraica degli “Esseni” a praticare la regola della “purificazione”. Così infatti si esprime la “Regola della Comunità”, o “Manuale di Disciplina”, frammento “1QS” dei manoscritti del Mar Morto (datato 100 – 75 a.C.), scritto in calligrafia ebraico-asmorea, trovato nei pressi di Qumran nel 1947 : “Ciascuno di loro (gli esseni) può esercitare il mestiere nel quale é specializzato e nel quale lavora con diligenza fino alla quinta ora (intorno alle 11 di mattina). Dopo la quale si riuniscono insieme di nuovo in uno luogo e vestitisi in tessuto bianco, si bagnano in acqua fredda. E terminato il rito di purificazione, si incontrano insieme in un loro appartamento , nel quale non è permesso ad altre sette o a chiunque altro entrare”.

 

Ma veniamo al rapporto che ebbe il Rabbino Gesù nei confronti del battesimo, che di conseguenza è anche il significato autentico che aveva nelle prime comunità dei suoi seguaci. Suoi primi seguaci, fra i quali ovviamente al primo posto gli Apostoli, che - ricordiamoci - erano “giudeo-cristiani” e quindi erano esclusivamente ebrei a Gerusalemme (insieme ad alcuni “timorati di Dio'': vedi più oltre), che credevano che Gesù fosse il “Messia Ebraico” atteso (“Cristo” è la traduzione letteraria del termine ebraico “Messiah”). A questo proposito infatti è da tenere presente che le comunità “pagano-cristiane” di Paolo di Tarso (che non fu un apostolo e non ha mai incontrato Gesù nel suo percorso terreno), dalle quali nascerà la “nuova religione” denominata “cristianesimo” (staccata dall’ebraismo di Gesù), vedranno la luce solo dopo circa 15 anni dalla morte del Maestro, completamente al di fuori della “Terra Santa” e dalle sue millenarie tradizioni.

 

 

Leggiamo allora insieme i seguenti dieci punti:

1)Gesù non ha mai praticato personalmente il “battesimo”. Quindi non ha mai battezzato nessuno. Dicono infatti i Vangeli: “Sebbene non fosse Gesù in persona che battezzava, ma i suoi discepoli”.

 

2)Il battesimo, nell’accezione che vedremo a breve, veniva praticato solo in età adulta e non appena nati (come nel Cattolicesimo), in quanto doveva tassativamente essere una scelta consapevole da parte di chi decideva di aderire al movimento “giudeo-cristiano”.

 

3)L’attività pubblica di Gesù iniziò quando aveva circa 30 anni, come ci riportano i testi sacri:“Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni” e prese il via con il farsi “battezzare”, quindi immergere (nel Giodano), da Giovanni Battista, che era suo cugino. Elisabetta infatti, madre di Giovanni, era “parente” di Maria, cosi come ci riporta l’evangelista Luca:“Anche Elisabetta, tua parente (riferito a Maria),nella sua vecchiaia ha concepito un figlio”.

 

4)Cosa abbia fatto Gesù in quei 30 anni, quindi dalla nascita alla sua “scesa in campo” (diremmo oggi), non sappiamo assolutamente nulla, salvo – essendo ebreo - del viaggio a Gerusalemme con i genitori, a 12 anni, in occasione del rito ebraico del “Bar Mitzva”, che è il rito di ingresso nella Sinagoga e quindi nella “Comunità Ebraica”. Ecco che, anche per Gesù (come per tutti gli ebrei), l’ingresso nella “sua” Comunità, quella “ebraica”, non avvenne, (come avviene nella religione “pagano-cristiana” di Paolo di Tarso), con il battesimo.

 

5) Su come abbia trascorso Gesù quei 30 anni molteplici sono le ipotesi, ma tutte assolutamente non verificabili. La più realistica è che sia stato presso gli Esseni, come sostiene anche Papa Ratzinger “Sembra che Giovanni il Battista, ma forse anche Gesù e la sua famiglia, fossero vicini alla Comunità degli Esseni”.

 

6)La scena del battesimo di Gesù è così descritta dai Vangeli: “In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, uscendo dall'acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba. E si sentì una voce dal cielo: tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto”. Espressioni queste tipicamente ebraiche. Tutti gli ebrei infatti, facenti parte del “Popolo Eletto”, sono “figli di Dio”e Yahvè (Dio) è considerato un “padre” (Abbà). E lo “Spirito” di cui parla il testo evangelico suindicato, è il “Ruach haQodesh”, in ebraico: רוח הקודש‎. Giustappunto, lo “Spirito Santo'', cioè lo “spirito di ispirazione divina”, quindi la potenza di Yahvè (Dio) sull’Universo e su tutte le creature. E la “colomba” rappresenta simbolicamente la “vita nuova”. Fu infatti una colomba che, portando un ramoscello di ulivo nel becco, avvisò Noè che il suo viaggio salvifico verso “un nuovo inizio” stava arrivando, con successo, alla meta.

 

7)E’ molto interessante evidenziare, riguardo a quanto sopra, che gli Evangelisti Marco (che ha scritto il primo Vangelo intorno al 55 d.C.) e Giovanni (che ha scritto l’ultimo vangelo intorno al 90-100 d.C.), iniziano il loro testo sacro proprio dal momento del battesimo di Gesù. Questo significa che collocano “l’investitura divina” di Gesù da parte di Yahvè (Dio) in quel preciso momento, in età avanzata per l’epoca (la vita media era intorno ai 45-50 anni) e non dalla nascita da Maria, che viene dagli stessi totalmente ignorata.

 

8)Il Giordano, dove Gesù viene battezzato, sia per Giovanni che per Gesù, era “il fiume sacro”, vera e propria fonte di vita, anzi, simbolo stesso della vita, come lo era per altri popoli il Nilo, l’Eufrate, il Tigri, il Gange. Ecco dunque che il “battesimo-purificazione” descritto dai Vangeli avviene esattamente secondo il rito ancestrale dell’immersione.

 

9)Quando il Rabbino ebreo Gesù ha detto “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, si riferiva al suindicato significato ebraico di “battesimo”. Intendeva dire: andate e portate la “purificazione” diffondendo l’insegnamento della Torah Ebraica, sia agli ebrei che agli “incirconcisi”, cioè anche ai non ebrei che – secondo le antiche regole ebraiche – si fossero “convertiti”. E “convertirsi” riferito ai “pagani” (cioè ai non ebrei, non depositari quindi della Bibbia) non voleva dire “al cristianesimo”, che non esisteva (e che Gesù non avrebbe voluto), bensì voleva dire cambiare stile di vita e comportarsi da “giusti”, in modo “Timorato di Dio”. I “Timorati di Dio”, o “Proseliti della Porta”, o “Noachisti”, per gli ebrei, erano infatti (e sono tutt’ora) quelli che - non ebrei – decidevano di comportarsi, in ogni attimo della loro vita, secondo le “7 Regole di Noè” (Noè in ebraico “Noach”). E le “7 Regole” che Yahvè dette (come “Prima Alleanza” con l’uomo), a Noè (il primo “giusto” nella storia dell’umanità - non ebreo), erano le seguenti: 1) Dio è uno. Non commettere idolatria, 2) Non bestemmiare, 3) Istituisci dei tribunali giusti per assicurare il rispetto della Legge e la tutela dei diritti, 4)Non uccidere, 5)Non mangiare parti di animali vivi (quindi con il sangue che scorre, 6)Non rubare, 7) Non intrattenere rapporti sessuali considerati illeciti dalla Torah, come incesti, stupri, ecc. Regole, in pratica, antesignane dei “10 Comandamenti” che Yahvè (Dio) dette poi a Mosè sul Monte Sinai circa 1.500 anni dopo.

 

10)La dimostrazione che il battesimo per Gesù avesse il significato suindicato, esclusivamente ebraico, e non quello che gli viene oggi attribuito dalla Chiesa Cattolica, la troviamo nel fatto che l’ebreo Pietro (in quel momento successore di Gesù), nel corso della Pentescoste Ebraica (lo Shavu'òt o “Festa delle Settimane” o “della Mietitura”), subito dopo la morte di Gesù, aveva fatto proprio come gli aveva indicato quest’ultimo. Aveva infatti battezzato, oltre che ebrei, i “depositari” del pensiero del Maestro e dei precetti (613) della Torah (la Bibbia), anche i pagani che con i battesimo si impegnavano a vivere da “giusti” e quindi da “timorati di Dio”. E Pietro aveva anche dato l’ordine agli altri Apostoli di fare altrettanto. E questo lo troviamo chiaramente scritto proprio nei “Vangeli Canonici”, quelli accettati dalla Chiesa, nei quali Pietro così si esprime: “Anche ai pagani Dio ha offerto l'occasione di convertirsi perché possano partecipare alla sua vita. In verità sto quindi rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma chi lo teme (Timorati di Dio) e chi pratica la giustizia (1^ regola “noachista” dopo il rispetto nei confronti di Dio), a qualunque popolo appartenga, è a lui accetto”.

 

Quindi: chi ha orecchie da intendere, intenda.

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