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Il corpo e il sangue di Cristo, per chi crede, sono davvero nel 'pane' e nel 'vino': a Trento riaffermato il dogma che per ben Yoseph sarebbe stato blasfemo

DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 18 giugno 2022

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Il 19 giugno si commemora il “Corpus Domini”, la Solennità del “Santissimo Corpo e Sangue di Cristo”, in latino “Sollemnitas Sanctissimi Corporis et Sanguinis Christi”, con il significato di considerare reale la presenza di Cristo nell'Eucaristia. Quando il sacerdote ha finito di dire “questo è il mio Corpo”, il pane non c’è più, ed al suo posto c’è il corpo del Signore. E quando ha finito di dire: “questo è il mio Sangue”, il vino non c’è più ed al suo posto c’è il sangue del Signore.

 

La data giusta di questa celebrazione sarebbe il giovedì seguente la SS Trinità, in ricordo dell’Ultima Cena, ma dal 1977 è stata spostata alla domenica, in modo da abolire una festa infrasettimanale. “Ultima Cena” nella quale Gesù, secondo il Vangelo di Luca, scritto intorno al 70 d.C.: “Prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me. Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi”.

 

Esortazione, quella suindicata, che viene rinforzata dal Vangelo di Giovanni, scritto nei primi decenni del II secolo, che riporta la seguente frase di Gesù: “Io sono il pane vivente, quello disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. I giudei dunque litigavano gli uni con gli altri dicendo: come può costui darci da mangiare la sua carne? Disse dunque loro Gesù: in verità, in verità vi dico, se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi stessi. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”.

 

Come si vede furono proprio chi ascoltava Gesù a chiedersi come fosse possibile che li invitasse a mangiare la sua carne ed a bere il suo sangue. Già, perché erano tutti ebrei. Ed anche Yehoshua ben Yoseph (Giosuè figlio di Giuseppe), detto Gesù, non solo era ebreo, bensì era anche un Rabbino, un insegnante di Torah (la Bibbia Ebraica). E per la Torah, quindi per l’ebraismo, quelle parole sarebbero state gravemente blasfeme e di conseguenza Gesù sarebbe stato punito con l’immediata lapidazione se le avesse pronunciate ed i Sadducei si sarebbero così liberati di lui senza dover ricorrere all’intervento di Pilato.

 

Dice infatti in modo perentorio il Deuteronomio 12:23 "Guardati assolutamente dal mangiarne il sangue, perché il sangue è la vita, e tu non mangerai la vita insieme con la carne". E sempre la Bibbia conferma questo concetto, dicendo: “Dio benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo sangue. Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente”. Ed è questo uno dei “7 Precetti Noachidi” (Noach = Noè), delle 7 regole anticipatrici dei “10 Comandamenti” dati da Yahveh a Mosè sul Monte Sinai, che Noè trasmise all’intera Umanità. E’ quindi da escludere che l’ebreo Gesù possa aver detto quanto sopra.

 

Ma a questo proposito è da evidenziare che i Vangeli che riportano quelle frasi sono stati scritti tutti dopo il 60 d.C. solo dopo che Paolo di Tarso, abbandonato dai seguaci di Gesù in Palestina, tutti ebrei (i “giudeo-cristiani”), intorno al 50 d.C. abbandonò a sua volta l’ebraismo ed abbracciò il “paganesimo”. E con i “pagani”, in territori ben lontani (Grecia, Turchia ecc.), fondò la “sua” nuova religione, il “pagano-cristianesimo”, tanto da essere chiamato ancora oggi “L’Apostolo delle genti”, dei “gentili”, cioè dei “pagani”.

 

E proprio fra i “pagani” era fortemente diffusa l’antichissima pratica della “teofagia” (dal greco antico "mangiare dio"), che prevedeva giustappunto la santificazione attraverso il “pasto sacrificale” della divinità, con l’uso del vino. Ricordo, fra i tantissimi riti praticati di questo tipo, quelli del culto di Iside (dal 2.000 a.C. circa), di Osiride (dal 2.000 a.C.), di Attis e Cibele (VII secolo a.C.) e di Dionisio (V secolo a.C.). Il “pasto sacrificale” era anche chiamato “pasto eucaristico” da “eucaristia” che in greco (εὐχαριστία) significa “ringraziamento”, “rendimento di grazie”.

 

E’ interessante evidenziare che la celebrazione del “Corpus Domini” è stato istituita solo nel 1.247 nella Diocesi di Liegi (Belgio), al fine di contrastare le tesi del teologo Berengario di Tours, che sosteneva che la presenza di Gesù nell’ostia era solo simbolica. Ma fu solo 1.500 anni dopo la morte di Gesù che il Concilio di Trento (1545 -1563) stabilì così il Dogma della “Transustanziazione”: "Poiché il Cristo, nostro Redentore, ha detto che ciò che offriva sotto la specie del pane era veramente il suo Corpo, nella Chiesa di Dio vi fu sempre la convinzione, e questo Santo Concilio lo dichiara ora di nuovo, che con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla Santa Chiesa Cattolica transustanziazione”

 

Il termine “transustanziazione”, deriva dal latino medioevale “transubstantiatio”, ovvero “conversione di sostanza”. Da quanto sopra si evince che il “Corpus Domini” non ha niente a che fare con Gesù e tantomeno con il “cristianesimo delle origini”.

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