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Il sangue (e il tesoro) di San Gennaro ''prodigium'' che Yehoshua ben Yosef avrebbe apprezzato?

La Chiesa approva la “venerazione” del “culto dello scioglimento del sangue di San Gennaro”, laddove per “venerazione” si intende il “sentimento di profondo ossequio e di religiosa devozione (da devotio –onis, sottomissione totale a Dio)”. Ma da dove arriva questo rituale e come sarebbe stato interpretato da quel Rabbino errante nella Palestina del I secolo?
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 19 luglio 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Era il 4 luglio 2020. Così scriveva il Mattino di Napoli: “San Gennaro, il suo culto, la fede nutrita nei suoi confronti, potrebbero diventare patrimonio immateriale dell'Unesco, su un progetto, partito da lontano e presentato oggi nella Chiesa Cattedrale dal Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli. San Gennaro conta nel mondo 25 milioni di devoti. Il prodigio della liquefazione del sangue si ripete tre volte l'anno. L'appuntamento più importante e atteso, soprattutto dai napoletani, è quello del 19 settembre”. Ma facciamo un piccolo passo indietro ed andiamo a leggere La Repubblica del 2 maggio 2020, in pieno coronavirus, che così scrive: “Napoli: si è sciolto il sangue di San Gennaro. Miracolo a porte chiuse (in streaming) nel Duomo dove si è svolta la celebrazione del Patrono con il Cardinale Crescenzio Sepe. Le campane suonano in città per avvertire i fedeli che il prodigio è avvenuto”.

 

E vediamo cosa ha annunciato il Cardinale Sepe, in quell’occasione: “Si è ripetuto il prodigio della liquefazione del sangue di San Gennaro”. Ed ha aggiunto: "Anche in questo tempo di coronavirus il Signore, tramite l'intercessione di San Gennaro, ha sciolto il sangue”. Se ne deduce che per l’Arcivescovo Sepe, nientemeno che Dio “in persona”, su richiesta di San Gennaro, è intervenuto affinché il suo stesso sangue si liquefacesse quel giorno. E Dio lo ha ascoltato ed è intervenuto. Ma vediamo chi è San Gennaro, che chiede a Dio di far liquefare il suo sangue e ottiene da Dio che ciò avvenga.

 

Nato nel 272, è il Patrono di Napoli (le sue reliquie vi furono portate nel V secolo). Si celebra il 19 settembre di ogni anno. Fu Vescovo di Benevento e fu martirizzato nel 305 circa, sotto Diocleziano. Fu canonizzato da Papa Sisto V nel 1586.La tradizione popolare vuole che alcune ossa trovate nel Duomo di Napoli appartengano al suo scheletro e che il liquido scurissimo all’interno di due ampolle, anch’esse trovate in Duomo, sia il suo sangue, raccolto all’epoca da una certa Eusebia (nei cosiddetti “lacrimatoi”). Il rito di cui sopra, viene menzionato per la prima volta il 17 agosto 1389, oltre 1.000 anni dopo la sua morte. Il “miracolo”, come detto, si ripete 3 volte l'anno: la prima domenica di maggio (data della traslazione del corpo del Santo), il 19 settembre (giorno del martirio di San Gennaro) ed il 16 dicembre, anniversario dell'eruzione del Vesuvio del 1631 (si vuole che San Gennaro abbia fermato l'arrivo della lava alle porte della città). Si ritiene che lo scioglimento del sangue di San Gennaro sia foriero di eventi fortunati.

 

Al contrario, se non si scioglie, ci si attendono sciagure, come - dal dopoguerra ad oggi - nel 1943 (anno dell'occupazione nazista), nel 1973 (quando il colera colpì la città di Napoli), nel 1980 (con il terremoto dell'Irpinia). Nonostante ciò, però, il “sangue di San Gennaro” non si è liquefatto né davanti a Giovanni Paolo II nel 1990, né davanti a Benedetto XVI nel 2007. Davanti a Papa Francesco invece si è sciolto a metà, tanto da fargli dire “San Gennaro sta chiedendoci di impegnarci di più”. La teca d’argento che viene esposta dal Cadinale Sepe è rotonda, con un manico anch’esso d’argento. Ha due vetri rotondi, che si presentano come due lenti di ingrandimento . Tra quei due vetri ci sono due piccoli contenitori di vetro. Il più piccolo è semivuoto, perché Carlo III di Borbone ne sottrasse il contenuto per portarlo in Spagna. Il più grande è per metà pieno di una sostanza solida, che – come detto – ha un colore rosso molto scuro.

 

All’inizio di questo “rito”, dalle connotazioni decisamente “tribali”, il Cardinale Sepe scuote l’ampolla, talvolta anche bruscamente, rovesciandola anche più volte. Se la “liquefazione” avviene, ecco che la sostanza ”solida”presente nel contenitore più grande inizia a diventare “liquida”. L’ampolla viene così mostrata con grande enfasi e trionfalismo alla folla esultante. Il Cardinale, a questo punto, ringrazia Dio per aver permesso questo evento ed espone la teca al bacio dei fedeli. Da notare che l’Enciclopedia Chatopedia (la “Wikipedia” cattolica) su S. Gennaro scrive: “Sulla sua vita non si hanno notizie storicamente documentate. La sua storia è stata tramandata da opere agiografiche (cioè che riguardano i Santi), dove la realtà e la leggenda spesso si intrecciano e si mescolano in un unico racconto, i cui elementi storici non sempre sono facilmente distinguibili”. Dal 1902 ad oggi sono state fatte un’infinità di “ipotesi” relativamente a questo “fenomeno” ed è stato scritto tutto ed il contrario di tutto.

 

Quindi, come si usa dire, siamo “punto e a capo”, in quanto si ignora del tutto la ragioni per le quali avviene. In ogni caso un’analisi diretta sul contenuto, la Chiesa non l’ha mai autorizzata. La Chiesa lo classifica nella categoria degli “eventi prodigiosi”, e non dei “miracoli”. Interessante evidenziare che per “prodigio” ( da “prodigium” “preannuncio”) si intende “fatto, fenomeno, avvenimento che trascende, o sembra trascendere, l’ordine naturale delle cose, interpretato come preannuncio divino di eventi” e che per “miracolo” (da “miraculum” “cosa meravigliosa”), si intende “fatto sensibile straordinario, fuori e al di sopra del consueto ordine della natura, operato da Dio direttamente o per l’intermediazione di una creatura”. Il Domenicano Padre Angelo Bellon, docente di Teologia Morale, così si esprime al riguardo: “In senso stretto i veri miracoli li può fare solo Dio, perché richiedono una virtù soprannaturale, al di sopra delle capacità naturali. I prodigi invece possono derivare dall’alto, e cioè da Dio o dall’intercessione dei santi, i quali influiscono sulle cause naturali. In questo senso spesso si identificano con le grazie che si ricevono”.

 

Detto questo bisogna evidenziare che la Chiesa approva la “venerazione” del “culto dello scioglimento del sangue di San Gennaro”, laddove per “venerazione” si intende il “sentimento di profondo ossequio e di religiosa devozione (da devotio –onis, sottomissione totale a Dio)”. Il noto scrittore di area cattolica Vittorio Messori si è invece spinto oltre ed ha scritto che quel sangue diventa liquido in quanto è “impaziente di resurrezione”. E Papi, Cardinali Vescovi e preti vi si prostrano davanti. Ma la devozione nei confronti di questo Santo non è solo nella Chiesa. Infatti re, principi e nobili, per “ingraziarsi” il Santo, hanno fatto nei secoli ricchissimi doni , raccolti nel “Museo del Tesoro di San Gennaro”. Il Tesoro, che ha forma giuridica “laicale” e quindi appartiene al “popolo napoletano” e non alla Curia, è unanimemente considerato il più cospicuo e ricco del mondo, superiore a quello della Regina d'Inghilterra ed a quello degli Zar di Russia.

E’ composto da 21.000 pezzi di inestimabile valore (gioielli, dipinti, sculture, statue, arredi in argento, tessuti ecc.).

 

Si tenga presente che la sola Mitria (fatta nel 1305) da porre sopra il busto di S. Gennaro, che è in oro (ed argento), ha ben 3328 diamanti, 198 smeraldi e 168 rubini. E’ considerata una delle opere più preziose al mondo, se non la più preziosa in assoluto. La collana del busto di San Gennaro è a sua volta composta da 13 maglie in oro con diamanti, smeraldi, rubini, e altre pietre preziose di enorme valore. La croce, che fu donata al Tesoro da Carlo di Borbone nel  1734, ha 13 diamanti e 13 rubini. E così via. Da evidenziare che i napoletani chiamano San Gennaro “faccia gialla”, a causa del fatto che il volto del busto del Santo, che viene portato in processione per le strade della città, è – come abbiamo detto - d’oro, quindi è di colore giallo. E la preghiera che i fedeli recitano durante la processione è questa: “Faccia ‘ngialluta, accurre e stuta ‘sta vampa de lo ‘nfierno. Ora pro nobis”, ovvero: “Faccia gialla, accorri e spegni questa vampata che proviene dall’inferno. Prega per noi”.

 

Ed ora veniamo all’ebreo Yehoshua ben Yosef, meglio conosciuto come Gesù, che in merito al fatto che si vada in cerca di “prodigi”, quindi di “segni tangibili”, come quelli del sangue di San Gennaro, aveva chiaramente detto: “Questa generazione è una generazione malvagia. Essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno”. E poi , sempre Gesù, che si era così espresso sui falsi profeti che fanno propiziazioni: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro son lupi rapaci”. Ed aveva aggiunto: “Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.

 

E chiediamoci: cosa avrebbe pensato Gesù, quel Rabbino errante nella Palestina del I secolo, dello “scioglimento del sangue” di San Gennaro? La risposta è che indubbiamente avrebbe considerato quel rito pagano del tutto sacrilego e blasfemo. Già, perché per un ebreo come lui il “sangue”, che rappresenta lo “spirito vitale di Dio” (quindi appartiene esclusivamente a Lui), è assolutamente sacro e non può e non deve tassativamente essere oggetto in alcun modo di alcuna ritualità. Ed il solo trattare di sangue o toccare del sangue o persone che perdono del sangue è causa di ripugnante impurità, che la Torah (la Bibbia) stabilisce debba interdire il poter partecipare a riti religiosi e richiede periodi di ri-purificazione.

 

E poi, chiediamoci: cosa avrebbe pensato Gesù, appeso alla croce, del Cardinale Sepe ed anche dei Papi, successori di Pietro, prostrati davanti a quella teca, in attesa della liquefazione di quel sangue impuro (ammesso che sia sangue), capace di predirre il futuro, vera e propria idolatria, condannata - senza remissione di sorta - dagli stessi 10 Comandamenti? E cosa avrebbe pensato Gesù di quell’inestimabile tesoro, il più prezioso al mondo, legato a quel “santo”? Lascio a voi la risposta.

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