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“La Chiesa Brucia - Crisi e futuro del cristianesimo” è davvero un attacco a Papa Francesco come vogliono i ''cattolici-conservatori''?

Il titolo dell’ultimo libro di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio e personaggio di spicco nel mondo cattolico, impegnato in prima linea sul fronte delle povertà e delle disuguaglianze è subito stato “usato” per attaccare Papa Francesco, dicendo che se la Chiesa “brucia”, la colpa è sua. Vediamo allora cosa ha dichiarato lo stesso Riccardi nelle interviste ai media
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 28 agosto 2021

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

“La Chiesa Brucia - Crisi e futuro del cristianesimo”. È questo il titolo dell’ultimo libro di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di S. Egidio e personaggio di spicco nel mondo cattolico, impegnato in prima linea sul fronte delle povertà e delle disuguaglianze. Il testo comincia così: “La notte tra il 15 e il 16 aprile 2019 la Cattedrale di Notre-Dame de Paris è andata a fuoco. Quell'incendio devastò un centro storico della cristianità europea e rappresentò anche simbolicamente la situazione di crisi in cui la Chiesa versa da molti anni. In Francia come in Italia, in Europa e altrove nel mondo si è assistito ad una continua riduzione della pratica religiosa, al calo delle vocazioni, a una minore incidenza della presenza cattolica nella vita pubblica”.

 

Ecco che i cosiddetti “cattolici-conservatori” o “tradizionalisti” o “Tridentinisti” (che si rifanno al Concilio di Trento del 1545-63), hanno subito “usato” questo titolo “forte” per attaccare Papa Francesco, dicendo che se la Chiesa “brucia”, la colpa è sua. Vediamo allora cosa ha dichiarato lo stesso Riccardi nelle interviste ai media (Osservatore Romano, Avvenire e La Stampa):

 

-So bene che la domanda che pongo nelle pagine iniziali del libro può risultare angosciante per molti. E aggiungo anche, in tutta onestà, che non ho la risposta in tasca. Ma l’ho voluta porre, perché credo che l’urgenza più grande sia oggi tornare a “pensare”, “ridare dignità al pensiero” e ad un “dibattito pensoso”. “Aprire le finestre”, superando le polarizzazioni basate sui “preconcetti” e le “attitudini difensive”

.

-Non possiamo pensare che sia sufficiente solo “rabberciare il presente” o “gestire le Istituzioni”. Quando dico che occorre “tornare a pensare”, voglio dire che dobbiamo “tornare ad avere una visione”. “Visione del mondo”, della “storia”, visione “della Chiesa” in un mondo che è cambiato rapidamente come non mai dall’inizio della storia umana. Però, confesso, non vedo ancora tutto questo all’orizzonte.

 

-Se qualcuno pensa a un adempimento “di routine”, a una “passerella autoreferenziale”, che non coinvolga attivamente tutto il popolo di Dio, lo dico provocatoriamente: meglio lasciar perdere.

 

-C’è bisogno di sentire il “fuoco” della crisi per cominciare un cammino di riflessione sul futuro e di “lettura della realtà in cui viviamo”.

 

-Non si generano idee e indicazioni per il futuro, se prima non si capisce in profondità. Mai come oggi è il “tempo dell’ascolto” e “dell’incontro” gli uni con gli altri.

 

-Credo che l’origine della crisi che affligge la Chiesa possa essere rintracciata in un “paradosso”. E cioè che l’Istituzione più globale che esiste al mondo (ndr: la Chiesa Cattolica), alla fin fine fatica a reggere l’impatto con la “globalizzazione”.

 

-Siamo rimasti spaesati davanti ai cambiamenti profondi, mi si lasci dire “antropologici”, che la “globalizzazione” ha portato alle nostre vite. Faccio un esempio: la “velocizzazione del tempo”. La Chiesa è “ancorata nei suoi ritmi”, a una concezione del tempo che non è quella del “digitale”, ma forse neanche quella “dell’era industriale”. La velocità delle relazioni privilegia un piano emozionale che per esempio i movimenti neo-protestanti sanno meglio intercettare.

 

-Non possiamo pensare che l’evangelizzazione sia compito prerogativo di un clero “sempre più piccolo” e “sempre più vecchio”. C’è, ad esempio, il grande “problema delle donne”. Io non voglio fare un femminismo di facciata, come pure va di moda, ma registro che nel mondo c’è stata una rivoluzione epocale che nella Chiesa è stata poco ascoltata.

 

-Un prete regge cinque parrocchie, quando va bene. La maggior parte degli attori della vita parrocchiale sono - silenziosamente - le donne. Però sono sempre collocate in una struttura “verticistico-maschile”, dunque non riconosciute per ciò che fanno e che meritano. Senza le donne tante parrocchie non sopravvivrebbero. Il punto non è quello di rivendicare qualche spazio o ruolo in più. Il punto è cominciare a pensare veramente ad una Chiesa che è “luogo di comunione tra uomini e donne”.

 

-La Chiesa deve prestare attenzione anche al “sentimento religioso del popolo”, perché anch’esso è espressione culturale che non va sottovalutata. La Chiesa deve prendere coscienza della crisi e ritrovare “l’entusiasmo comunicativo della propria fede”. E poi deve stimolare “diverse forme di vita cristiana” che intraprendano un “cammino dentro la storia”. “Non modelli pastorali da “applicare”: serve lasciare crescere naturalmente questi “germogli”

 

-Io credo che dobbiamo superare uno stile che è comunque prevalso e che io chiamo “neo-tridentinismo”. Uno stile tutto proteso alla “gestione delle Istituzioni”, alla ridefinizione di “certezze”, che contraddicono la quintessenza del profilo cristiano: “essere nella storia”.

 

-Quando parlo di “neo-tridentinismo” penso alla ricerca di “funzionalità” che non c’è, ricerca che ha generato tanta, troppa, attenzione alle “forme” e alle “strutture”.

 

-Anche nella relazione con i poveri è prevalso quello che chiamo “neo-tridentinismo”, questo mix di “efficientismo” e “perfezionismo”, che riduce la carità ad “attività istituzionale”.

 

-I “tradizionalisti” non sono “la tradizione”. Il “tradizionalismo” è una “reinvenzione” di ciò che si pensa sia la tradizione.

 

-Affermare che i guai della Chiesa derivino dal Concilio Vaticano II (ndr: quindi da idee “progressiste”) è fuorviante. E non mi sembra che i “gruppi tradizionalisti” siano una risposta cospicua.

 

-La Chiesa è grande e plurale. Ora dobbiamo stare attenti perché rischiamo “l’ingrigimento” con istituzioni “stanche”, e una “classe dirigente fiacca”.

 

-I cattolici devono lottare contro “l’irrilevanza”, senza aspirare “al potere”. C’è bisogno di una “stagione di rifioritura”, che può avvenire “cercando”, “lavorando bene” e anche “sbagliando”, non importa.

 

-La crisi della Chiesa non è determinata da “fattori esterni”, come la persecuzione o il comunismo. Viene da “motivi interni” e dal “rapporto con la società”.

 

Riccardi chiude il suo libro con la preghiera-poesia, rivolta al Signore, del teologo dell’Ordine dei Servi di Maria David Maria Turoldo (1916-1992): “Liberami dal grigio, dallo spirito di senilità”. 

 

Da quanto sopra se ne deduce quindi, signori “tradizionalisti”, “cattolici-conservatori”, “Tridentinisti”, che il contenuto del libro “La Chiesa Brucia - Crisi e futuro del cristianesimo”, va nella direzione esattamente opposta alla vostra, che sognate una Chiesa Cattolica con un Papa:

- con addosso l’ermellino e le scarpe di pelle color rosso,

-che recita la “Messa Tridentina” in latino, che nessuno capisce, guardando il muro della chiesa e non il “popolo” e senza lo scambio del “gesto di pace”.

 

E magari anche:

-che usa di nuovo il “Plurale Maiestatis”, in segno di potere assoluto,

-che si fa trasportare di nuovo a “braccia” sulla “Sedia Gestatoria”.

 

Ma nella vostra visione della Chiesa, Gesù che fine ha fatto?

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