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La misteriosa comunità degli Esseni, la scoperta dei Rotoli del Mar Morto e il loro sterminio a Qumran

Nel 1947, un giovane pastore beduino di nome Muhammad ed-Dib, mentre stava rincorrendo una sua pecora per ricondurla nel gregge, scoprì casualmente nel deserto, quella che oggi è chiamata la “grotta 1Q”, posta a circa 1 chilometro a nord di Qumran. All’interno, al posto del tesoro che sperava di trovare, scoprì una serie di giare di terracotta, intatte, tutte più o meno cilindriche e munite di coperchio, nelle quali erano stati deposti dei rotoli avvolti nel lino. Sono quelli che oggi si chiamano giustappunto “I Rotoli del Mar Morto”, documenti rimasti sconosciuti per oltre 2.000 anni
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Di Riccardo Petroni - 27 settembre 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Nel precedente articolo (LEGGI QUI), ho riportato quanto ha scritto Papa Ratzinger in merito alla possibile vicinanza di Giuseppe, Maria e Gesù, alla Comunità ebraica degli Esseni: “Sembra che Giovanni Battista, ma forse anche Gesù e la sua famiglia, fossero vicini alla Comunità degli Esseni”. E dell’importanza dallo stesso attribuita ai “Rotoli del Mar Morto”: “Ci colpisce la devota serietà di questi scritti. I manoscritti di Qumran presentano molteplici punti di contatto con l’annuncio cristiano”.

 

Ma chi erano gli Esseni? E perché possiamo considerare la loro storia uno dei più incredibili ed enigmatici eventi mai avvenuti?

 

Partiamo dall’ebreo “Yosef ben Matityahu”, meglio noto come Giuseppe Flavio (37 d.C. – 100 d.C.), che è stato il più importante cronista, scrittore, storico e politico di origine ebraica del I° secolo, che così ha scritto: “Tre sono presso i giudei le sette filosofiche: ad una appartengono i Farisei, alla seconda i Sadducei, alla terza, che gode fama di particolare santità, quelli che si chiamano Esseni, i quali sono giudei di nascita”. Gli Esseni erano dunque una “setta” ebraica. Da evidenziare che la parola “setta” non va interpretata con il significato negativo che diamo oggi, bensì con il suo significato originario di “secta”, che in latino significa dottrina”, “scuola filosofica”, dunque “corrente, gruppo religioso”.

 

Così si esprime David Flusser al riguardo: “Essa fu una setta di grande interesse, con una visione del mondo del tutto particolare ed espresse per la prima volta idee che sono della massima importanza per il nostro tempo”. David Flusser (1917 – 2000) è stato professore di Cristianesimo Primitivo e Giudaismo del Secondo Tempio, alla Hebrew University di Gerusalemme, ed è considerato unanimemente il massimo esperto mondiale in materia. Si ritiene che il significato del nome “Esseni” sia: “puri”, “silenziosi” o “pii”. Flusser colloca la nascita di questa comunità intorno al 100-120 a.C. La Comunità degli Esseni abbandonò Gerusalemme e il suo Tempio, per dedicarsi alla vita ascetica, nel deserto. Questo a causa della fortissima ostilità che avevano nei confronti delle altre due sette ebraiche, sia dei Farisei che dei Sadducei, che ritenevano corrotti e definitivamente lontani dal vero credo della Torah (La Bibbia).

 

Il “quartier generale” degli Esseni era a Qumran, ma comunità di Esseni erano presenti un po' in tutta la Palestina, con prevalenza in Giudea, quindi al sud. Qumran è situata sulla riva occidentale del Mar Morto, vicino a Gerico. I Farisei, che abbiano nominato, era un gruppo religioso nato intorno al II secolo a.C. Avevano come obiettivo quello di seguire con estrema precisione i dettami della Torah (La Bibbia) e di opporsi alle idee “liberali” e pagane che venivano dalla Grecia e da Roma. Erano però molto rigidi nel parlare, ma non nell’agire. Erano molto attivi nelle Sinagoghe periferiche e molto meno a Gerusalemme, centro del “potere”, dove dominavano i Sadducei (c’era anche una corrente “armata” dei Farisei chiamata “Zeloti”).

 

I Sadducei costituivano la più importante corrente del tardo giudaismo, a partire dal 130 circa a.C. Era rappresentata prevalentemente dall'aristocrazia delle antiche famiglie, nell'ambito delle quali venivano reclutati i Sacerdoti dei ranghi più alti, nonché il “Sommo Sacerdote di Gerusalemme ” (kohen ha-gadol), massima autorità ebraica. La corrente dei Sadducei prendeva il nome da Sadoc, Sommo Sacerdote al tempo di Re Salomone. I Sadducei, molto attratti dal “potere”, cercarono in tutti i modi di trovare un compromesso con il potere romano, che dominava la Palestina.

 

Ma torniamo agli Esseni. Scrivono al riguardo gli storici Horsley con Hanson: “Gli Esseni costituirono una comunità idealistica in esilio, un “Vero Israele”, governato da quelli che si consideravano i soli “Legittimi Sacerdoti”. Dal momento che il resto di Israele era caduto, per loro senza speranza, nelle mani del “Principe delle Tenebre” (il Sommo Sacerdote), ritenevano che solo la Comunità di Qumran fosse annoverabile fra il “Resto dei Giusti”. E guidati dal loro “Maestro Giusto” essi abbandonarono Gerusalemme e fondarono una Comunità utopistica di asceti presso il Mar Morto (Qumran). Si ritenevano chiamati da Dio, come è profetizzato nel Deutero-Isaia (Bibbia): nel deserto preparate le vie di Jahvè (Dio)”. E proseguono così i due studiosi: “Essi sentivano che la pienezza dei tempi era vicina (quindi l’arrivo del Messia ebraico) e che quindi dovevano essere sempre pronti, in quanto Comunità del “Nuovo Patto” (la “Nuova Alleanza”). Osservavano rigorosamente anche alcuni rituali fondamentali alla loro zelante anticipazione del compimento dei tempi (l’arrivo dell’Era Messianica). Praticavano regolarmente il bagno rituale (il “battesimo” = βαπτισμός = “immersione”), evidentemente per preservare la loro purezza. Allo stesso modo praticavano il rito del banchetto messianico (o “banchetto eucaristico: ”Eucarestia = εὐχαριστία = "rendimento di grazie")”.

 

E riguardo all’odio che gli Esseni avevano nei confronti dei Farisei e dei Sadducei, così scrive David Flusser : “Il Capo dei Farisei è citato come lo “Schernitore” o “Divulgatore di Menzogne”. E tra i Sadducei troviamo il “Sacerdote Malvagio” o il “Leone d’Ira” (riferiti il Sommo Sacerdote). Fin qui la storia degli Esseni. Ma il bello deve ancora venire. Sì perché se “Yosef ben Matityahu” (Giuseppe Flavio) in “Antichità Giudaiche” (scritto nel 93 d.C. circa), aveva descritto in ogni particolare gli usi ed i costumi della Comunità degli Esseni (oltre che dei Farisei e dei Sadducei), non vi era alcuna traccia della loro esistenza. Un vero, inspiegabile black-out storico/archeologico. Circostanza che aveva fatto seriamente pensare che “Yosef ben Matityahu” (Giuseppe Flavio) si fosse inventato tutto.

 

Questo fino al 1947, alloché un giovane pastore beduino di nome Muhammad ed-Dib, mentre stava rincorrendo una sua pecora per ricondurla nel gregge, scoprì casualmente nel deserto, quella che oggi è chiamata la “grotta 1Q”, posta a circa 1 chilometro a nord di Qumran. All’interno, al posto del tesoro che sperava di trovare, scoprì una serie di giare di terracotta, intatte, tutte più o meno cilindriche e munite di coperchio, nelle quali erano stati deposti dei rotoli avvolti nel lino. Sono quelli che oggi si chiamano giustappunto “I Rotoli del Mar Morto”, documenti rimasti sconosciuti per oltre 2.000 anni, che hanno modificato radicalmente tutte le conoscenze precedentemente acquisite in materia. In totale i documenti ritrovati, sono circa 900, prevalentemente scritti in paleo-ebraico (ebraico antico) e sono datati dal 150 a.C. al 70 d.C. Il ritrovamento dei rotoli è considerato una delle più importanti scoperte archeologiche di tutti i tempi.

 

Ma perché quei rotoli si trovavano lì, in mezzo allo sconfinato ed inesplorato deserto? Perché gli Esseni, oramai consci che di lì a poco sarebbero stati debellati dalla brutalità romana (cosa che poi è avvenuta), riuscirono per tempo a nasconderli. Era quella la loro biblioteca. Qumran fu infatti distrutta nel 68 d.C. dai romani, nell’ambito delle guerre giudaiche, che videro la successiva definitiva distruzione anche di Gerusalemme e del suo Tempio, nel 70 d.C. ad opera di Tito Flavio Vespasiano (il futuro imperatore romano Tito). A seguito del ritrovamento dei rotoli iniziarono negli anni ’50 gli scavi archeologici. E’ stato così rinvenuto nella zona, l’insediamento di Qumran, con tre cimiteri. Il più esteso contiene circa 1100 tombe. E nelle vicinanze sono state individuate ed esplorate altre undici grotte, contenenti anch’esse dei manoscritti. E a circa 3 chilometri più a sud di Qumran sono stati trovati i siti archeologici di Ain Feshkna e di Ain El-Ghuweir, entrambi vicini a sorgenti di acqua dolce, che ne consentivano la sopravvivenza.

 

Esiste ormai un sostanziale accordo fra gli studiosi che la Comunità di Qumran, come citato anche da Papa Ratzinger, appartenesse al gruppo religioso degli Esseni, nonostante non sia mai nominata, in quanto le norme rigide della Comunità vietavano espressamente e tassativamente agli aderenti anche solo di citarla. Ed anche David Flusser ci dice che gli abitanti di Qumran e gli Esseni fossero un tutt’uno: “E’ possibile provare, senza alcun dubbio, la loro identificazione con gli Esseni di Giuseppe Flavio”. Si ritiene inoltre che alcuni scampati alla distruzione di Qumran si siano rifugiati nella vicina Masada e che ne condivisero la sorte. Lo dimostra il ritrovamento proprio a Masada, durante gli scavi del 1963, di un frammento di pergamena essena dei “Canti della Santificazione del Sabato”.

 

Ma quale incredibile, misteriosa e mostruosa fine fece Masada?

 

Masada era un'antica fortezza, situata su una rocca a 400 metri di altitudine rispetto al Mar Morto, nella Giudea sud-orientale, a circa 100 chilometri a sud-est di Gerusalemme. Era stato il palazzo di Erode il Grande, che la fece fortificare tra il 37 a.C. ed il 31 a.C. La cittadella era arroccata su tre diversi livelli. Era dotata di magazzini sotterranei e di ampie cisterne per la raccolta dell'acqua. Era dunque in grado di poter resistere a qualsiasi assedio anche per anni. Nel 66 d.C. Masada era stata conquistata da un migliaio di Zeloti, che vi si insediarono con donne e bambini. Erano considerati dai romani dei terroristi. Masada aveva mura alte cinque metri, lungo un perimetro di un chilometro e mezzo, con una quarantina di torri alte più di venti metri. Per questo era considerata inespugnabile.

 

I romani l’assediarono invano per oltre due anni. Per farla desistere, dopo infiniti tentativi, i romani costruirono una ripida rampa di accesso alle mura (ancora oggi visibile). Riuscirono così a conquistarla nel 74 d.C. (sei anni quindi dopo Qumran e quattro anni dopo la distruzione di Gerusalemme). Ma quando le milizie romane vi entrarono trovarono una brutta sorpresa. Gli abitanti di masada erano tutti morti. Cos’era successo? Il capo zelota Eleazar Ben Yair, resosi conto che la disfatta era oramai imminente, indusse tutti ad un “suicidio collettivo” per spada. Estratti a sorte per gruppi, gli uomini della comunità uccisero prima le donne ed i bambini e poi si tolsero la vita a vicenda. A Masada preferirono morire tutti piuttosto che assoggettarsi alle crudeltà del dominio romano.

 

E’ questo un evento del tutto unico nella storia dell’umanità. Bene: vedremo dalla prossima volta che se l’ebreo Gesù (il Rabbibo Yehoshua ben Yosef) avesse frequentato la Comunità Ebraica degli Esseni (come sostenuto anche da Papa Ratzinger, oltre che dalla maggioranza degli studiosi), tutti i principali “tasselli” sia “storici” che “logistici” che “esegetici” dei Vangeli Canonici, troverebbero una precisa spiegazione e collocazione proprio in ambito “giudaico”, tanto da poterli definire, a ragion veduta con Leo Baeck (1873 – 1956), importante rabbino, filosofo e educatore tedesco, documenti “esclusivamente ebraici”.

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