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La nascita di Gesù e la verginità di Maria, da Ratzinger al Corano per capire il ''mistero''

Dei quattro Vangeli sinottici solo quello di Luca ci parla della verginità di Myriam (Maria) nel momento in cui avvenne l’Annunciazione mentre della verginità “post partum”, sancita come dogma da parte della Chiesa Cattolica nel 553 d.C, parlano solo i Vangeli Apocrifi.
Dal blog di Riccardo Petroni - 14 dicembre 2018 - 16:06

Le Genealogie riportate dai Vangeli Canonici riportano che il padre di Gesù fu Yosef (Giuseppe). Ma alla domanda: “Giuseppe fu il padre di Gesù Cristo?”, il Catechismo della Chiesa Cattolica risponde: “Giuseppe non fu vero padre di Gesù Cristo, ma padre putativo, come custode di Lui”. Quanto sopra ci riporta al tema certamente più delicato e complesso di tutta la stupenda vicenda Evangelica. E soprattutto proprio adesso, sotto Natale. Tema che mi permetto di affrontare seguendo l’impostazione data da Papa Ratzinger nei suoi testi su Gesù di Nazaret.

 

Iniziamo l’argomento dicendo che dei quattro Vangeli sinottici, solo quello di Luca ci parla della verginità di Myriam (Maria) nel momento in cui avvenne l’Annunciazione.“L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria”. Questo affinché si avverasse la profezia di Isaia, che così si esprimeva: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele,che significa Dio con noi”. L’esatto termine però utilizzato da Isaia per profetizzare lo “status” che avrebbe avuto Myriam (Maria) è “almah” (עלמה), che equivale a “giovane donna in età di matrimonio” e non a “vergine”.

 

Da evidenziare infatti che nella Bibbia ebraica, quando si vuole indicare una vergine in senso stretto non si usa il termine “almah”, bensi’ il termine: “betullah”. Gli altri tre evangelisti, diversamente, non riportano del tutto questo aspetto. E solo Matteo riferisce che: “Maria si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. Quindi per opera divina e non per rapporto coniugale. Eventualità questa che trova conferma in Luca, che ci riferisce che quando l’angelo preannunciò a Myriam (Maria) che avrebbe partorito, così lei rispose:“Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Che in ebraico voleva dire: come posso concepire un figlio se non ho avuto rapporti con un uomo? Ma il Vangelo di Giovanni, di contro, ci riferisce che i compaesani di Yehoshua (Gesù) gli attribuivano sia un padre che una madre, come hanno tutti i comuni mortali: “Non è costui il figlio di Giuseppe?...Di lui conosciamo padre e madre…Come può dire che è disceso dal cielo?”.

 

E S. Paolo, che non nomina mai Myriam (Maria), definisce Yehoshua (Gesù): “Nato da donna”. Ecco che proprio Papa Ratzinger nel suo ultimo libro “L’Infanzia di Gesù” di fronte al fatto che Myriam (Maria) fosse vergine al momento del concepimento, così si esprime: “Appare incomprensibile, poiché Maria era fidanzata, e secondo il diritto giudaico, era oramai equiparata ad una moglie, anche se non abitava ancora con il marito”. Ma andiamo avanti con ordine. Della verginità di Myriam (Maria) “post partum”, sancita come dogma da parte della Chiesa Cattolica nel 553 d.C, tutti e quattro i Vangeli canonici non fanno alcun cenno. Per trovarne traccia dobbiamo infatti ricorrere ai Vangeli “apocrifi”, scomunicati dalla Chiesa Cattolica, in quanto ritenuti eretici.

 

E’ infatti nel “Protovangelo di Giacomo” che si legge che la levatrice ebrea che aiutò Myriam (Maria) a partorire, uscendo dalla grotta si imbatte in Salomè e le disse: “Un miracolo nuovo ho da raccontarti: una vergine ha partorito, ciò che la sua natura non comporta”. E Salomè, incredula, le rispose: “Se non ci metterò il mio dito e non scruterò la sua natura non crederò mai che una vergine ha partorito. E Salomè mise il suo dito nella natura di lei e subito mando’ un grido e disse: guai alla mia incredulità”. Salomè dunque osò effettuare un gesto analogo a quello che fece Tommaso per verificare la ferita di Yehoshua (Gesù) nel costato dopo la sua resurrezione. Avvenne poi, ci dicono sempre i Vangeli Canonici, che dopo il parto: “Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore e per offrire il sacrificio di un paio di tortore o di due giovani colombi,di cui parla la legge del Signore”.

 

Ma cosa sono i “giorni della purificazione di Maria” e perché sacrificare tortore e colombi a Dio? Per capire questo è fondamentale tenere conto del fatto che nel mondo ebraico, definire una persona “pura” non equivale a definirla “buona”. E tantomeno una persona “impura” significa “cattiva”. L’essere infatti in stato di “purità” (”Taarà”) o di “impurità” (”Tumà”) non è legato a comportamenti o valori etici o morali. Attiene al fatto di essere o meno nel “giusto stato”, dunque di essere “adatti” o meno ad accedere al Tempio e dunque ai suoi riti. Quindi di poter adempiere ai doveri di un ebreo osservante. E non a caso “puro” significa proprio “adatto” ed “impuro” significa “inadatto”. Ma per essere “adatti” ad accedere al Tempio è necessario essere “santi” (”Kadosh”), concetto anch’esso non legato a questioni morali, bensì al fatto di essersi “distinti”. E’ necessario infatti “distinguersi” attraverso l’osservanza delle “Mitzvot”, che sono i Precetti della Torah (in tutto 613).

 

Ma quali sono le norme di purità che riguardano specificatamente il “dopo-parto” connessi con i “flussi di sangue”? La Bibbia prevede che l’impurità è per sette giorni se si partorisce un maschio e per quattordici giorni se si partorisce una femmina. La madre però, in caso di parto, deve aspettare ulteriori 33 giorni se è un maschio e 66 giorni se è una femmina. Alla fine di questo periodo si dovranno portare al Tempio in onore a Dio due tortore o due giovani colombi in sacrificio. Per la nascita di un maschio dunque il periodo di purificazione è di 40 giorni.  Ecco allora che a questo preciso Precetto si attennero anche Myriam (Maria) e Yosef (Giuseppe) dopo il parto di Gesù. Si noti bene che in ricordo di questo, ancora oggi, la festa della “Candelora” o della “Purificazione di Myriam” cade il 2 febbraio, esattamente 40 giorni dopo il 25 Dicembre, data convenzionale della nascita di Yehoshua (Gesù).

 

Ma se Myriam (Maria) ha avuto un parto “verginale”, perché ha dovuto purificarsi al pari di tutte le altre donne, per rispettare le norme bibliche sulla perdita di sangue? Ecco che, relativamente al fatto che Maria “non avesse conosciuto uomo”, si esprime così, con una grandissima onesta’ intellettuale, ancora una volta l’autorevolissimo Papa Ratzinger: “Una risposta convincente non è stata ancora trovata dall’esegesi moderna”. Ed aggiunge: “Permane quindi l’enigma – o diciamo forse meglio, il mistero, di tale frase di Maria”. E conclude dicendo che l’unica via d’uscita è che “nulla è impossibile a Dio”. Impostazione che condivido in pieno: la verginità di Maria è e rimane un preciso, splendido atto di fede, riconosciuto anche dal Corano islamico nella 19^ Sura (Capitolo), che così si esprime:“Gli angeli dissero a Maria: o Maria! In verità Dio t’ha prescelta e t’ha purificata e t’ha eletta su tutte le donne del creato. O Maria, Idiio ti annunzia la Buona Novella di una parola che viene da lui, e il cui nome sarà il Cristo, Gesù, figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’altro e uno dei più vicini a Dio. O mio Signore, rispose Maria, come avrò mai un figlio se non m’ha toccata alcun uomo? Rispose l’angelo: Dio creerà ciò che Egli vuole. Allorché ha deciso una cosa non ha che da dire: sii…ed essa è!”.

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