Contenuto sponsorizzato

La ''Ratline'' o ''via dei Monasteri'', come la Chiesa ha aiutato i criminali nazisti a mettersi in salvo

Principale organizzatore di questa infame via di fuga, fu il potente Vescovo cattolico austriaco Alois Hudal (Graz 1885 – Roma,1963), che in quegli anni risedeva a Roma, con l’incarico di Rettore del Pontificio Collegio di Santa Maria dell'Anima. Hudal nel 1937, nel suo libro “I Fondamenti del nazionalsocialismo”, aveva elogiato Adolf Hitler e le sue politiche anticomuniste e nel 1948 scrisse che i rifugiati nazisti, non erano criminali bensì combattenti anticomunisti ''il cui sacrificio in tempo di guerra aveva salvato l'Europa dal dominio sovietico”
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 29 agosto 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Proseguiamo l’approfondimento del comportamento che ha avuto il Vaticano e in particolare Papa Pio XII, “Vicario di Cristo”, durante la seconda guerra mondiale, nei confronti del nazismo e quindi del popolo ebraico, il “popolo di Gesù”, che - non dimentichiamoci mai - era un ebreo, nato e morto ebreo, da genitori ebrei. Era il 10 agosto 1944. La guerra volgeva al termine e la sconfitta della Germania nazista era oramai nell’aria. Badoglio aveva proclamato l’armistizio l’8 settembre 1943, gli americani erano sbarcati ad Anzio il 22 gennaio e in Normandia il 6 giugno 1944. Roma era stata liberata il 4 giugno. Parigi lo sarà pochi giorni dopo. I russi avanzavano a oriente.

 

Presso l’Hotel “Maison Rouge” di Strasburgo avvenne una riunione fra alcuni dei più importanti gerarchi nazisti e dei maggiori rappresentanti dell’industria tedesca. Il tema dell’incontro era come affrontare la disfatta e la successiva rinascita del nazismo. Era necessario innanzi tutto organizzare un massiccio spostamento di capitali sulle banche svizzere e spagnole (dove governava il dittatore di destra Francisco Franco). Soldi perlopiù sottratti agli ebrei uccisi nei campi di sterminio, che quindi non sarebbero stati più reclamati. Ma ancor più importante era organizzare la fuga di migliaia di gerarchi nazisti al di fuori del continente europeo, oramai in fiamme, che avrebbero poi gestito quei soldi trasferiti all’estero. La chiamarono “Operazione Odessa”, acronimo di “Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen”, "Organizzazione degli ex-membri delle SS".

 

Il più importante percorso di fuga dei criminali nazisti prevedeva la partenza da Monaco di Baviera. Passava poi da Salisburgo e si dirigeva verso Madrid. Altri due percorsi partivano sempre dalla capitale bavarese, transitavano da Salisburgo o dal Tirolo, per approdare poi a Genova. Principale destinazione era l’Argentina dove governava con una dittatura il Generale Juan Domingo Peron, detto “il Caudillo” (l’equivalente di “Duce”), che li avrebbe accolti a braccia aperte, insieme naturalmente ai capitali che si portavano dietro. Ma il flusso di criminali nazisti si dirigeva anche verso Paraguay, Brasile, Uruguay, Cile e Bolivia. Questa via di fuga fu chiamata con il sinistro nome di “Ratline”,  “Via dei Ratti”. La “Ratline” in tedesco è quella corda che permette la salita fino alla cima degli alberi dei velieri (in italiano “grisella”), che costituisce l'ultimo rifugio per i topi durante un naufragio.

 

Ma la “Ratline” venne anche chiamata la “Via dei Monasteri”. Già, perché molti di loro, prima di fuggire, furono ospitati in monasteri cattolici, dove gli veniva garantita protezione e documentazione falsa per espatriare. Principale organizzatore di questa infame via di fuga, fu il potente Vescovo cattolico austriaco Alois Hudal (Graz 1885 – Roma,1963), che in quegli anni risedeva a Roma, con l’incarico di Rettore del Pontificio Collegio di Santa Maria dell'Anima - “Kirche der Deutschsprachigen Katholischen Gemeinde in Rom”, “Chiesa della Comunità Tedesca di Roma”. Con questo incarico Hudal divenne il principale referente nei rapporti tra l'episcopato di lingua tedesca e la Santa Sede, ivi compreso il Papa. E suo principale interlocutore era Walter Rauff (Köthen1906 – Santiago del Cile, 1984), uno dei più feroci criminali della seconda guerra mondiale.

 

Proveniente dalle Ss, faceva parte dell’Ufficio Generale per la Sicurezza del Reich e fu il diffusore dei camion con “camere a gas mobili” (tramite il gas di scarico). I camion potevano trasportare dalle 25 alle 60 persone, che venivano uccise tramite soffocamento durante il tragitto. Si ritiene che Rauff sia stato responsabile di quasi 100.000 morti con questo sistema. Raggiunse il grado di SS-Obersturmbannführer. Nel 1943 fu inviato a Milano con il compito di organizzare le operazioni di polizia segreta in Italia. Tramite la “Ratline” riuscì lui stesso a scappare in Cile, dove è morto impunito nel 1984, sotto il regime dittatoriale di Pinochet, nonostante le estradizioni richieste da Israele, dal Parlamento Europeo, e dall’Inghilterra.

 

Ma torniamo ad Hudal. Fu nominato Vescovo nel 1933 da Papa Pio XI. Ricevette l’ordinazione dal Cardinale Eugenio Pacelli, che era stato per anni, guarda caso, Nunzio Apostolico proprio in Germania. Pacelli era segretario di Stato della Santa Sede (divenuto poi Papa Pio XII nel 1939) e le cronache riportano avesse grande stima e amicizia nei suoi confronti. Hudal nel 1937, nel suo libro “I Fondamenti del nazionalsocialismo”, aveva elogiato Adolf Hitler e le sue politiche, anche e non ultimo tenuto conto della sua posizione fortemente contraria al comunismo (da lui definito "bolscevismo senza Dio"), portatore di ateismo. Anticomunismo tanto viscerale da fargli scrivere nel 1948 che i rifugiati nazisti, non erano criminali bensì combattenti anticomunisti "il cui sacrificio in tempo di guerra aveva salvato l'Europa dal dominio sovietico”.

 

Tutto andò liscio e la via di fuga funzionò perfettamente fino al 1947, allorché il giornale cattolico “Passauer Neue Presse” lo accusò pubblicamente di aver organizzato la “Ratline”. Nonostante questo Hudal si dimise dalla carica di Rettore del Pontificio Collegio di Santa Maria dell'Anima solo nel 1952, grazie ai suoi potenti protettori, che comunque, nonostante le sue terribili ammissioni, non gli fecero nulla, se non quello di allontanarlo più per ragioni “di facciata” che per altro, per “consentirgli” di ritirarsi indisturbato nella sua residenza di Grottaferrata, vicino a Roma. Hudal rimase convinto fino alla morte di aver fatto “la cosa giusta e quello che ci si sarebbe aspettato da un vero cristiano. Non crediamo infatti nell'occhio per occhio degli ebrei”. E poi: “Mi sentivo in dovere di dedicare tutto il mio lavoro di beneficenza principalmente per gli ex nazionalsocialisti e fascisti”. Ed infine: “Ringrazio Dio per averli aiutarli a fuggire con documenti di identità falsi”.

E così grazie a lui e a chi naturalmente lo aiutò, o peggio ancora, a chi fece finta di non accorgersi di nulla, riuscirono a riparare all’estero si ritiene migliaia di criminali, fra i quali:

 

-Gerhard Bohne, co-organizzatore dell'Aktion T4, programma di eutanasia che prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche inguaribili e da portatori di handicap mentali, le cosiddette "vite indegne di essere vissute". Si calcolano dai 60.000 ai 100.000 morti.

-Franz Stangl, comandante del campo di concentramento di Treblinka (700.000 – 900.000 morti).

-Josef Mengele, detto “L'angelo della morte”. Noto per gli efferati esperimenti medici e di eugenetica che svolse nel campo di concentramento di Auschwitz, usando i deportati come cavie umane, soprattutto bambini (meglio se gemelli).

-Adolf Eichmann, l'organizzatore della soluzione finale degli ebrei, che si era così espresso al riguardo: “All'occorrenza salterò nella fossa ridendo perché la consapevolezza di avere cinque milioni di ebrei sulla coscienza mi dà un senso di grande soddisfazione”.

-Erich Priebke, responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma (uccise 335 persone)

-Klaus Barbie, comandante della Gestapo a Lione, soprannominato “Il boia di Lione” in quanto “specializzato” in torture e continui rastrellamenti, con conseguente deportazione ad Auschwitz, fra i quali di 44 bambini in un colpo solo.

 

Ma la “Rat Line” fece scappare all’estero anche numerosi criminali “ustascia croati” (movimento nazionalista filonazista), come Ante Pavelić, dittatore croato che aveva sulla sua coscienza più di 80.000 persone fra ebrei, zingari ecc. e Bilanovic Sakic, responsabile del campo di sterminio di Jasenovac (Croazia), dove si calcola siano state uccise fra le 77.000 e le 99.000 persone, fra i quali circa 20.000 ebrei. Le fughe in Croazia erano dirette e coordinate da Padre Krunoslav Draganović, segretario dell'Istituto Cattolico Croato di San Girolamo. Il sistema usato da Hudal, Walter Rauff e Draganović per far fuggire i criminali nazisti tramite falsificazione di passaporti, visti e permessi di lavoro, è denunciato, oltre che da un’imponente mole di documenti, dal Memorandum riservatissimo, reso pubblico nel 1984, inviato il 15.5. 1947 dall’addetto militare americano a Roma Vincent La Vista, all’allora Segretario di Stato Americano George Marshall (quello del famoso “Piano Marshall”), dall’oggetto “Movimenti di immigrazione illegale in e attraverso l'Italia”, dove definisce il Vaticano “la principale organizzazione implicata nel movimento illegale”.

 

In questo documento La Vista fornisce precisi dettagli  sul funzionamento della via di fuga e accanto a Hudal, menziona 21 dignitari vaticani coinvolti nell’organizzazione. Tra essi appaiono il cardinale Umberto Siri, all’epoca Arcivescovo di Genova (da dove partiva la via di fuga), l’Arcivescovo jugoslavo Krunislav Draganovic, l’Arcivescovo ucraino Ivan Bucko e numerosi sacerdoti cattolici. La Vista riferisce anche sulle presunte attività illegali, in relazione all'immigrazione della Croce Rossa Internazionale e dell'Amministrazione delle Nazioni Unite. Interessante è anche quanto ha scritto il giornalista argentino Uki Goni, molto noto in ambito internazionale: “Cardinali come Montini – il futuro papa Paolo VI – erano il cervello dell’organizzazione di espatrio. Vescovi e arcivescovi come Hudal, Siri e Barrere spianavano la via ai procedimenti burocratici. L'apertura dell'archivio post bellico della Croce rossa ha finalmente messo la parola fine all'annosa questione se i criminali nazisti furono o meno aiutati dalla Chiesa Cattolica nella loro fuga in Argentina. Il confronto incrociato tra le informazioni in esse contenute e i documenti conservati in altri archivi americani, argentini e svizzeri, permette di costruire un quadro completo del consapevole coinvolgimento della Chiesa Cattolica nell'opera di salvataggio dei criminali di guerra”.

 

E aggiungono gli storici Ignacio Klich e Jorge Camarasa: “Se oggi forse è comodo individuare nel vescovo Hudal il principale responsabile delle evasioni, è necessario sottolineare che né la via dei monasteri né il suo ruolo durante la seconda guerra mondiale sarebbero stati possibili senza il consenso della Santa Sede”. E lo storico statunitense esperto di Olocausto Michael Phayer aggiunge: “Permettendo che il Vaticano venisse coinvolto nella ricerca di un rifugio per i colpevoli dell'olocausto, Pio XII commise la più grande scorrettezza del suo pontificato”. E così scrive Il Sole 24 Ore del 10 settembre 2015 in merito al libro dello giornalista e storico Arrico Petacco (caporedattore del mensile Storia Illustrata): “Nazisti in fuga - La Ratline fu anche chiamata la via dei conventi perché i naufraghi del III Reich giungevano a Genova, provvisoriamente accolti in una bella villa in un quartiere elegante della città che fungeva da centro di raccolta e poi di smistamento, dopo essere stati ospitati, nascosti e aiutati da strutture conventuali e dalla Caritas, che provvedeva a far rilasciare loro dalla Croce Rossa Internazionale nuovi passaporti, con nomi veri o falsi, insieme a visti d'ingresso per l'Argentina”.

 

E così ha scritto “La Repubblica” del 26.5.1989: “La Chiesa ha aiutato i nazisti a fuggire. Il cacciatore di nazisti Simon Wiesenthal ha detto ieri a Roma di non essere affatto sorpreso che la cattura del nazista francese Paul Touvier sia avvenuta in un monastero. Nel corso di una conferenza-stampa Wiesenthal ha spiegato che già nel ' 49, quando si trovava a Roma sulle tracce di Adolf Eichman, ebbe la certezza che la Chiesa aiutava i criminali nazisti a fuggire. Il vescovo tedesco Alois Hudel forniva nel monastero francescano di via Sicilia, a Roma, dei passaporti falsi ai criminali nazisti che erano riusciti a fuggire all' arresto degli alleati”. Per chi non sa chi era Simon Wiesenthal (1908 – 2005), ricordo che da deportato a Mathausen (liberato dagli americani), è stato il più importante e mitico cacciatore di criminali nazisti, fra i quali molti di quelli che erano scappati tramite la “Ratline”. Mi fermo qui.

 

Tutto falso quanto fin qui detto, come sostiene con una bizzarra tesi il cattolicissimo “Avvenire.it” di martedì 26 maggio 2015? “I criminali nazisti - scriveva il quotidiano cattolico - arrivavano in Italia come figure anonime, con documenti falsi. Vestivano senza ricercatezza. Potevano pagare i più diversi interlocutori. Non avevano accanto commilitoni. Si presentavano, a volte con moglie e figli piccoli, come profughi, senza che questo chiami in causa la responsabilità di chi effettuava l’opera di assistenza”. Quindi, per l’Avvenire.it, nessuno all’interno del Vaticano si era accorto di nulla. E primo fra tutti proprio Papa Pio XII. Ma non c’è da meravigliarsi di questo. D’altro canto non si era accorto neanche di quei 6.000.000 di martiri innocenti della criminalità nazista, fra i quali oltre a milioni di ebrei, c’erano anche migliaia di preti cattolici massacrati o lasciati morire di freddo e di stenti nei campi di sterminio.

Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 28 settembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

29 settembre - 13:50

Bocciato uno dei provvedimenti bandiera della Giunta Fugatti, il tribunale condanna Pat e Comune di Trento a disapplicare la norma sulle case Itea. Gli avvocati: “Per il Trentino è un primo passo molto importante per rimuovere le norme introdotte dalla Provincia negli ultimi anni in materia di welfare che hanno determinato effetti gravissimi di esclusione in danno degli stranieri”

29 settembre - 13:20

Mentre è di questi giorni la notizia che il ministero della salute sta per dare indicazione di usare i test antigenici (con esito a 20/30 minuti) nelle scuole e nel Lazio sono già partiti da ieri (il Veneto è pronto a farlo) in Trentino da settimane ci si vanta dei tanti tamponi che si fanno (salvo poi ieri uscire con 200 tamponi in 24 ore) ma ora con il cambio di stagione quei numeri non possono bastare

29 settembre - 16:09

L'allerta è scattata intorno alle 15.15 di oggi a Giustino lungo la strada montana che il collega il centro abitato e la località Livèra. In azione i soccorsi tra ambulanza, elicottero, vigili del fuoco di zona e polizia locale di Pinzolo

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato