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La Sacra Sindone e il Sudario di Oviedo, tra leggenda, scienza e fede: cosa ne sappiamo?

La parola “sindone” deriva dal greco “sindôn” e indica un drappo di lino, che gli ebrei usavano per avvolgere i cadaveri prima di seppellirli mentre il sudario è un telo più piccolo della Sindone (circa 84x53 cm), che non presenta alcuna immagine, ma solo macchie di sangue fuoriuscite dal naso e dalla bocca
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 19 aprile 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Ci dicono i Vangeli:Giuseppe (d’Arimatea), preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un candido lenzuolo e lo depose nella sua tomba nuova. Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.Corse ed andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno portato. Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. Simon Pietro entrò nel sepolcro e vide le bende per terra ed il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un angolo a parte”.

 

Ed eccoci a sabato 11 aprile 2020, circa 1.990 anni dopo gli accadimenti sopradescritti. Un miliardo di persone hanno partecipato all’ostensione (esposizione) straordinaria “on-line” della “Sacra Sindone” a Torino. Di fronte a quel telo esposto, l'Arcivescovo di quella città, Monsignor Cesare Nosiglia, ha fatto la seguente invocazione: “Liberaci dall'epidemia che ci sta colpendo, affinché possiamo ritornare sereni alle nostre consuete occupazioni e lodarti e ringraziarti con cuore rinnovato. In te noi confidiamo e a te innalziamo la nostra supplica". La Sacra Sindone veniva esposta normalmente ogni 25 anni (dal 1578), ma in epoca recente le ostensioni sono stare più frequenti: nel 2000, nel 2010, nel 2013 (televisiva), nel 2015 e nei giorni scorsi (televisiva). Personalmente ho assistito alle ostensioni del 2000 e del 2010 a Torino.

 

Ma cosa vuol dire Sindone e cos’è? La parola “sindone” deriva dal greco “sindôn” e indica un drappo di lino, che gli ebrei usavano per avvolgere i cadaveri prima di seppellirli. Ecco che la Sindone è un lenzuolo funerario di un ruvido tessuto di lino, irregolare nel filato, le cui dimensioni sono 442 cm di lunghezza, 113 cm di larghezza e 0,34 mm di spessore. Reca l’impronta di un uomo di circa trenta anni, alto 1,78 circa con la barba e i capelli lunghi, dai tratti somatici mediorientali. Analizzando il corpo dell’uomo della Sindone sono evidenti i segni di una terribile flagellazione. La fronte, il capo e la nuca sono segnati da una corona di spine. Appaiono poi chiare due larghe contusioni con escoriazioni, causate dal “patibulum”, cioè dalla trave della croce che i condannati portavano legato alle braccia. L’uomo della Sindone è stato crocefisso con chiodi ai polsi. Anche i piedi sono trafitti.Vi sono numerose tracce di sangue ed una larga ferita da taglio al costato. Elementi, quelli suindicati, che collimano perfettamente con la descrizione che i Vangeli fanno della crocefissione di Gesù.

 

Ma allora, la Sacra Sindone è davvero quel candido lenzuolo che fu posto sul corpo oramai morto di Gesù, di cui ci parlano i Vangeli? Partirei con il pormi questa domanda: ma come è arrivata a noi la Sacra Sindone? Bene: nel 1353 circa il cavaliere Goffredo di Charny a Lirey in Francia dichiarò di essere in possesso del “sacro lenzuolo”, quello nel quale era stato avvolto Gesù dopo la deposizione (non ci sono notizie certe relative ai periodi precedenti). Nel 1453 Margherita, discendente di Goffredo, vendette la Sindone ai Duchi di Savoia, che la collocarono a Chambéry, in Francia. Nel 1532 un incendio colpì il telo (un altro incendio è avvenuto nel 1997), che però, fortunatamente, si trovava ripiegato all’interno di una teca. A seguito di ciò la Sindone appare tuttora attraversata da numerosi segni di bruciature, disposte simmetricamente ai due lati del lenzuolo. L'immagine frontale, nel suo complesso, non è stata però danneggiata. Nel 1578 la Sindone venne portata a Torino, dove i Savoia avevano trasferito la Capitale, dove si trova tutt’ora. Nel 1983 Umberto II di Savoia, in punto di morte, la lasciò in eredità al Papa, che ne delegò la custodia all'Arcivescovo di Torino.

 

Nel 1898 venne fotografata con le apparecchiature dell’epoca e si scoprì, sviluppando la lastra, che l'immagine impressa sul telo presentava le caratteristiche di un negativo fotografico. Mediante analisi computerizzate è stata verificata ai giorni nostri la corrispondenza anatomica delle due immagini, frontale e dorsale. Quindi quella della Sindone è un’immagine “tridimensionale”, circostanza confermata da moderne attrezzature della Nasa. Gli esami sul sangue fatti dal 1978 rivelano la presenza di emoglobina e di altre sostanze specifiche di sangue umano di gruppo AB.

 

L’esame effettuato con la tecnica del “Carbonio 14”, eseguita nel 1988 dai laboratori di Oxford, Tucson e Zurigo, portò ad una datazione collocabile tra il 1295 d.C. ed il 1360 d.C. Questo evidenzierebbe che si tratta di una oggetto non risalente ai tempi di Gesù. Si sostiene però, sempre in ambito scientifico, che l’incendio del 1532 può aver aumentato la quantità di carbonio esistente nella Sindone chiusa nella teca, e quindi spostato in avanti la sua datazione (meno carbonio è presente e più antico è un reperto, e viceversa). Per datare la Sindone è stato utilizzato anche un metodo chimico basato sulla misura presente di vanillina (semi di vaniglia), esame che la colloca fra il 1000 a.C. e il 700 d.C., quindi in un periodo, che ancorché si presenti molto ampio, sarebbe compatibile con le vicende evangeliche, avvenute nel I secolo d.C. Il criminologo svizzero Max Frei Sulzer ha anche esaminato la Sacra Sindone ed ha individuato nel tessuto pollini di diverse specie vegetali, presenti in Palestina e nell'Asia Minore all’epoca di Gesù, tesi che però è stata fortemente contestata dopo la sua morte.

 

Scientificamente non c’è assolutamente una spiegazione su come si sia formata quell'immagine. Queste le ipotesi formulate:

1)Scariche elettriche: non e’ spiegabile come si sarebbe generato il campo elettrico necessario.

2)Reazioni chimiche: si considera impossibile produrre con delle reazioni chimiche un'immagine netta e dettagliata come quella della Sindone.

3)Bruciatura superficiale con un bassorilievo riscaldato: dalle prove fatte sono emerse figure con caratteristiche fisiche e microscopiche estremamente diverse da quelle della Sindone.

4)Pittura: gli esami hanno escluso la presenza di sufficienti pigmenti.

5)Fotografia: i primi esperimenti sono del XIX secolo e non vi sono tracce di sostanze fotosensibili.

6)Irradiazione: esplosione di protoni o neutroni che avrebbe impresso l'immagine. A parte il fatto che non c’è una spiegazione su cosa avrebbe prodotto questa radiazione ben 2.000 anni fa, ad oggi non è possibile emettere una potenza simile in laboratorio, con spazi così limitati come quello del sepolcro di Gesù. Da evidenziare poi che sulla Sacra Sindone è stato scritto di tutto ed il contrario di tutto.

 

La Chiesa Cattolica non si esprime ufficialmente sull’autenticità della Sacra Sindone, lasciando alla scienza il compito di verificarla. Ma come conseguenza delle analisi fin qui fatte, la Sacra Sindone non è definita (e non è definibile) una “reliquia” ( da “reliquiae”), che significa “avanzo o resto anche di un morto”. Ad oggi, quindi, è autorizzato il “culto della sacra Sindone” esclusivamente come “icona della passione di Gesù”, di una immagine riportante un soggetto sacro. Ma i Vangeli ci dicono che nel sepolcro c’era anche un “sudario che gli era stato posto sul capo”. E specificano che “non era per terra con le bende, ma piegato in un angolo a parte”.

 

Si riferivano forse al Sudario di Oviedo? Si chiama così perché dal 718 si trova nella Cattedrale di Oviedo, nella Spagna del nord. Secondo i documenti antichi il sudario è stato conservato a Gerusalemme fino al 614, poi trasportato a Toledo in Spagna (attraverso il Nord Africa), poi a Monsagro ed infine dal 718 a Oviedo. E’ un telo più piccolo della Sindone (circa 84x53 cm), che non presenta alcuna immagine, ma solo macchie di sangue fuoriuscite dal naso e dalla bocca. Si ritiene sia stato posto sul capo di Gesù durante la deposizione dalla croce e poi rimosso prima di avvolgere il corpo nella Sindone. Il gruppo sanguigno corrisponde a quello della Sindone (gruppo AB) e un'analisi comparativa del Dna ha rilevato profili del tutto simili. In 120 punti vi sarebbe una coincidenza tra la disposizione delle macchie sul Sudario e quelle sul volto e sulla nuca dell'immagine della Sindone.

 

La tessitura del telo con torcitura "Z" e la dimensione delle fibre sono del tutto analoghi.I pollini presenti sul tessuto avvalorano la provenienza da Gerusalemme. L’esame al carbonio 14 la data però al 680 d.C. circa. Il sudario viene esposto alla venerazione tre volte all’anno. Tornando alla Sacra Sindone, vorrei concludere questa disamina dicendo che gli scienziati ritengono, comunque, che l’unica ipotesi relativa al formarsi della figura indelebile e tridimensionale impressa nella Sacra Sindone, ancorcéè al momento non riproducibile in laboratorio, sia l’esplosione “nucleare” del corpo che era al suo interno, con il coseguente improvviso passaggio dalla stato materiale allo stato di “spirito” e di “luce”, di “energia”. Ipotesi che ci riconduce immediatamente ed incredibilmente proprio alla “risurrezione” di Gesù.

 

Di conseguenza è da ritenere che non sarà la “scienza” a svelare il mistero di quel lenzuolo, bensì la “fede o meno” di chi vi si pone di fronte.

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