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L'Aldilà, Yehoshua, la vita come uno ''stage'' e i “cittadini del cielo, figli della luce”

La morte è dunque una ricongiunzione, una “grande festa” nell’Universo, alla quale parteciperemo, come detto, “in spirito”, insieme ai nostri cari. Scene dunque di grande gioia e di luce. Yehoshua (Gesù) supera così definitivamente il concetto di “polvere siamo e polvere ritorneremo” dell’Antico Testamento (Genesi) e ci dice chiaramente che: “Spirito siamo e spirito torneremo”
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 26 maggio 2021

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Era il dicembre del 1999. Ero in Israele con mia moglie Carlotta per festeggiare a Nazareth l’arrivo del “2.000”, il mitico “secondo millennio”. Partimmo dalla Galilea, a Nord. Viaggiando verso il Sud passammo dal Monte Tabor, una montagna della Galilea che si eleva di circa 400 metri sulla pianura circostante.

 

Tradizionalmente il Tabor viene identificato come “l’Alto Monte”. Mi tornò così alla mente il brano evangelico: “In quel tempo Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un Alto Monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui”. Ecco in questo brano il brillare del sole ed il candore della luce. E poi fusione ed equilibrio fra futuro, presente e passato, in compagnia di Mosè ed Elia: i grandi Padri di Israele, la terra promessa degli ebrei, che appaiono al Maestro ed ai suoi compagni.

 

Ma quante volte abbiamo anche noi sognato di poter rivedere i nostri avi, sperando di poterli un giorno riabbracciare, insieme con i nostri genitori ed i nostri nonni oramai scomparsi? E quante volte davanti alle loro foto ingiallite abbiamo avvertito un senso di sicurezza ed una presenza quasi fisica? Già, le immagini dei nostri genitori o dei nostri nonni, in divisa o vestite da giovani spose. E quante volte abbiamo sentito la loro influenza “celeste” e che almeno una volta nella nostra vita è con il loro aiuto che ce l’abbiamo fatta? E che come fari nella notte sono apparsi nei nostri momenti più difficili e più belli? E che magari ci sono venuti a trovare sotto le apparenze di una farfalla, come fa mia madre?

 

Ma su questo argomento le scritture ci rassicurano, svelandoci cosa avverrà il giorno della nostra morte: “Noi, i viventi, insieme con loro (i nostri cari) saremo rapiti sulle nubi per incontrare il Signore nell’aria. E così saremo sempre col Signore. Pertanto consolatevi gli uni gli altri con queste parole”. Il giorno della nostra morte quindi saremo rapiti, diremmo con Dante come per incantamento” sulle nubi per incontrarci tutti nell’aria: in cielo. Come “spirito”, sotto forma di “energia”. Quella stessa dalla quale proveniamo. Già, perché è proprio da lì che Yehoshua (Gesù) ci dice siamo venuti. “Noi siamo cittadini del cielo, figli della luce”.

 

La morte è dunque una ricongiunzione, una “grande festa” nell’Universo, alla quale parteciperemo, come detto, “in spirito”, insieme ai nostri cari. Scene dunque di grande gioia e di luce. Yehoshua (Gesù) supera così definitivamente il concetto di “polvere siamo e polvere ritorneremo” dell’Antico Testamento (Genesi) e ci dice chiaramente che: “Spirito siamo e spirito torneremo”. E la vita su questa terra diviene così come uno “stage”. E come in tutti gli “stage” è necessario metterci il massimo dell’impegno e dell’apprendimento. Interessante leggere insieme quanto ha detto su questo argomento Papa Francesco: “Il Paradiso più che un luogo è uno stato dell’anima”. Io ovviamente non so se sarà così. Ma mi piace pensarlo, o meglio sperarlo.

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