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L'arrivo del Messia ebraico: ecco la Pentecoste che cos'è

la Pentecoste è un evento dalle connotazioni esclusivamente ebraiche, che la Chiesa ha successivamente “cristianizzato”. E' quindi lo Shavuʿoth ebraico (שבועות = "Settimane"), che viene commemorato nel sesto giorno del mese ebraico di Sivan
Dal blog di Riccardo Petroni - 07 giugno 2019 - 20:19

Il 9 giugno prossimo si celebra la Pentecoste. Generalmente, se si chiede che cos’è la Pentecoste, ci si sente rispondere (dai più eruditi): “E’ l'effusione dello Spirito Santo sui Discepoli (che tutti immaginano essere cristiani) e sulla Chiesa nascente a Gerusalemme”. In realtà però non è così.

 

Iniziamo “in primis” con il chiarire che i Discepoli non erano cristiani, bensì ebreo-messianici, erano ebrei che credevano che Yehoshua (Gesù) fosse il “Messiah”, cioè il “Messia” che il Popolo Ebraico attendeva. I primi cristiani infatti (quindi la Chiesa nascente), sono collocabili ad Antiochia solo circa 15 anni dopo la morte di Gesù, come ci dicono i Vangeli stessi: “Ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani”. Ecco che la discesa dello Spirito Santo sui Discepoli di Gesù significava, come vedremo fra poco, non la benedizione di Dio sulla Chiesa Cristiana nascente (sarebbe nata infatti – come detto – 15 anni dopo) bensì la consacrazione di Yehoshua (Gesù) quale Messia ebraico atteso. Messia che avrebbe portato con sé l’Era Messianica – in eterno - la pace e la giustizia sociale.

 

Quindi la Pentecoste è un evento dalle connotazioni esclusivamente ebraiche, che la Chiesa ha successivamente “cristianizzato”. Ma veniamo al termine “Pentecoste, che era usato dagli ebrei di lingua greca. Pentecoste significa letteralmente “cinquantesimo”, in quanto cade 50 giorni dopo la Pessach, sette settimane dopo la Pasqua ebraica (escludendo il giorno stesso di Pasqua), secondo quanto stabilito dalla Bibbia Ebraica e dal “Conteggio di omer” (Sefirat Ha'omer): "Dall'indomani del sabato, dal giorno che avrete portato l'offerta agitata del fascio di spighe, conterete sette settimane intere. Conterete cinquanta giorni fino all'indomani del settimo sabato e offrirete al Signore una nuova oblazione”. Ed il giorno “dell’offerta del fascio di spighe” cadeva giustappunto il giorno dopo la Pasqua Ebraica, nel quale nel tempio di Gerusalemme si portava in offerta una quantità di spighe dal peso di un “omer” (antica unità di misura ebraica pari a 1,3 Chilogrammi).

 

La Pentecoste è quindi lo Shavuʿoth ebraico (שבועות = "Settimane"), che viene commemorato nel sesto giorno del mese ebraico di Sivan (tra il 14 maggio e il 15 giugno. Quest’anno dalla sera di sabato 8 giugno alla sera di lunedì 10 giugno).

E lo Shavuʿoth essendo una delle tre feste bibliche più importanti, era di pellegrinaggio a Gerusalemme (Shalosh Regalim). Interessante evidenziare che lo Shavuʿoth è la festa dell'inizio del raccolto, ma si commemora in quel giorno anche la consegna della Torah (La Bibbia) a Mosè sul Monte Sinai. Ecco che per prepararsi a questa importantissima celebrazione, in ciascuno dei 49 giorni precedenti gli ebrei recitano delle benedizioni specifiche.

 

Lo Shavu'òt viene definito dalla Torah (Bibbia) indistintamente "Festa della mietitura" (חג הקציר),"Festa delle Settimane" (חג שבעות) oppure "Festa delle Primizie" (יום הבכורים). Già, perché in Israele la mietitura durava giustappunto sette settimane: “Conterai sette settimane da quando si metterà la falce nella messe. Poi celebrerai la festa delle settimane per il Signore tuo Dio”.

 

Detto questo, leggiamo insieme il Vangelo: “Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Accadde quindi che mentre gli Apostoli stavano festeggiando lo Shavu’ot, venne un forte vento ed apparvero lingue di fuoco con la contestuale discesa dello Spirito Santo (quello stesso che discese su Gesù sul fiume Giordano).

 

Per gli Apostoli, che erano ebrei osservanti, la discesa dello Spirito Santo era proprio il segno che il loro Maestro, Yehoshua ben Yosef (Gesù) non solo era il Messiah, bensì che era tornato, come era stato preannunciato dai profeti ebraici: “Io effonderò il Mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie. Anche sopra gli schiavi e sulle schiave (quindi i pagani), in quei giorni, effonderò il Mio Spirito. Verrà un giorno in cui tutti gli esseri umani saranno posseduti dallo spirito e questo giorno coinciderà con il Giorno Messianico

 

Ecco che l’Era Messianica portata da Yehoshua (Gesù) sarebbe stata, per tutti, compreso i non ebrei, quindi i pagani. Importante evidenziare che il concetto di Spirito Santo o Spirito di Dio (Ruah Elohim) è uno dei cardini dell’ebraismo. Ne parla all’inizio la Bibbia: La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”.  E poi: il Signore Dio plasmò l'essere umano con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici uno spirito di vita e l'essere umano divenne uno spirito vivente”

 

Ma lo cita anche il Rabbino Yehoshua (cioè Gesù) in Sinagoga:“Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia:ma apertolo trovo’ il passo dove era scritto: lo Spirito di Dio è su di me, perché egli mi ha unto per dichiarare la buona notizia ai poveri. Mi ha mandato per predicare la liberazione ai prigionieri e il ricupero della vista ai ciechi, per mettere in libertà gli oppressi, per predicare l’Anno Accettevole di Dio”.

 

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