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L'ingeneroso attacco del vescovo Tisi all'organizzazione sanitaria e le ''dimenticanze'' della Chiesa quando c'è da aiutare in ''prima linea''

Qualche giorno fa l'arcivescovo di Trento ha dichiarato che ''E' venuta alla luce un’organizzazione sanitaria aziendalista che aveva preventivamente individuato una serie di requisiti dei soggetti da sottoporre o da escludere alle terapie, mettendo l’età al primo posto”. Parole gravissime che mettono in discussione quanto fatto da medici, infermieri e dirigenti paragonandoli a qualcosa di mostruoso. Eppure l'arcivescovo dov'era in quei giorni? E ogni inverno quando si chiedono più spazi alla Curia per gli indigenti qual è la risposta?
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 29 giugno 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Mentre leggevo che il Coronavirus ha ucciso oltre 200 fra medici ed infermieri all’interno delle strutture sanitarie nazionali, veri eroi dei tempi moderni e mi sono venuti in mente i loro volti stremati e tumefatti, mi rimbombavano nella mente le parole del Rabbino Yehoshua ben Yosef, meglio noto come Gesù, che diceva: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me”.

 

E mentre stavo pensando che sono stati proprio loro, medici ed infermieri, (e naturalmente le loro strutture sanitarie), a rappresentare nel periodo più buio del cononavirus, ai più alti livelli, le parole di quel grande Maestro di vita che è stato l’ebreo Gesù di Nazareth, (mettendo a repentaglio le loro vite), mi è cascato l’occhio sull’esecrabile attacco che S.E. Mons. Lauro Tisi, Archivescovo della Diocesi di Trento, ha fatto proprio nei confronti dell’Azienda Sanitaria. E quindi, non avendo fatto lui dei distingui , anche nei confronti della Sanità Trentina. Infatti, come ci informa il Dolomiti: “L’arcivescovo di Trento Lauro Tisi si è scagliato contro: “Il modello di sviluppo fondato sulla ricerca del profitto e dell’efficienza a qualunque costo – puntando il dito – sull’organizzazione sanitaria aziendalista. La nostra organizzazione sociale non è stata capace di riconoscere fino in fondo il valore di ogni singola vita E poi “ anziani esclusi dalle cure e giovani dimenticati dall’insensibilità degli adulti”. Ed infine, gravissimo: “ E' venuta alla luce un’organizzazione sanitaria aziendalista che aveva preventivamente individuato una serie di requisiti dei soggetti da sottoporre o da escludere alle terapie, mettendo l’età al primo posto”.

 

Ecco che per S.E. Mons. Lauro Tisi, Archivescovo della Diocesi di Trento, quei volti straziati di cui parlavo prima, messi da un minuto all’altro davanti ad una delle più grandi epidemie mondiali di tutti i tempi, peraltro ad oggi ancora sconosciuta e di fronte all’inevitabile necessità di fare delle scelte drammaticissime, non sarebbero, come penso io, dei “Santi Subito”. Si sarebbero infatti macchiati di una “premeditata” (parole testuali di Mons. Tisi) macchina della morte, orientata “per età”. Premeditata macchina della morte che evoca inevitabilmente quella del regime nazista, orientata invece “per razza”. Il sistema sanitario, rappresentato dai medici e dagli infermieri (e dai volontari), avrebbe in buona sostanza perpetrato, giuridicamente, un crimine organizzato. Ma Mons. Tisi continua dicendo che questo “premeditato” comportamento disumano, è avvenuto a seguito di un modello fondato “sulla ricerca del profitto e dell’efficienza a qualunque costo”.

 

Saremmo quindi in mano a persone irresponsabili che, asservite al bieco profitto, punterebbero esclusivamente sull’efficienza, a discapito della vita delle persone. Riguardo a quanto sostenuto dal Vescovo di Trento non posso che scusarmi con grande vergogna, nei confronti di chi ha rischiato la sua vita, per salvare la mia, chiedendo nel contempo a Mons. Tisi: “Ma quante volte, nei giorni più tremendi della pandemia, lei è andato in prima linea, nei reparti di rianimazione dove si moriva, a portare con il suo esempio il conforto a chi adesso lei stesso oltraggia? Quante volte ha guardato di persona, a distanza ravvicinata, in quei reparti, quei volti coperti da masherine e quegli occhi disperati, rischiando la sua di vita, che certamente non vale più della loro?”.

 

Ma Mons. Tisi non si è fermato a fare le affermazioni suindicate. Ha aggiunto: “La comunità cristiana è invitata ad un “nuovo streaming ecclesiale” intriso di “contenuti esistenziali” per essere nel concreto quella “Chiesa ospedale da campo” auspicata da Papa Francesco all’inizio del suo pontificato. E per fare ciò abbiamo bisogno di scelte concrete. Apriamolo davvero questo ospedale. Il Risorto si trova tra i testimoni umili e nascosti, capaci di essere lievito evangelico”. Ma se la Chiesa deve giustamente essere un “ospedale da campo” (che deve “puzzare di pecora”), aperto a tutti e soprattutto agli ultimi, come dice Papa Francesco (che viene dalle favelas argentine), e come il Vescovo cita, allora chiedo “ancora una volta” a Mons. Tisi, di aprire le strutture immobiliari che fanno capo alla Curia oppure all’Isa, quindi a lui, a quei senzatetto che ogni anno non trovano posto nelle strutture esistenti in Trentino.

 

E chiedo a Mons. Tisi di fare questa apertura almeno dal primo di ottobre a fine marzo di ogni anno, periodo nel quale le temperature raggiungono anche i 6-7 sotto zero. Questo perché Mons. Tisi condividerà con me che far dormire degli esseri umani sotto un ponte, per strada, oppure in un fabbricato dismesso, magari impestato dai topi, a temperature glaciali , oltre ad essere una crudele disumanità, offende la dignità non solo di quei nostri fratelli più sfortunati, bensì anche di tutti noi e del Vangelo stesso. Ma vorrei confermare a Mons. Tisi, che non sto parlando degli encomiabili posti letto già esistenti, che quindi vengono già messi a disposizione dalle varie strutture laiche o religiose trentine. Parlo – lo ripeto – di tutti quei senza fissa dimora che ogni anno non trovano sistematicamente e ripetutamente un posto letto nelle strutture esistenti, notoriamente non sufficienti, che la stampa tutti gli anni puntualmente ricorda.

 

Ma non parlo neanche di quegli annunci trionfalistici che ogni anno, con l’arrivo dell’inverno, vengono fatti, che i posti letto sono stati aumentati di un certo numero e che quindi è tutto sotto controllo. Quei posti letto “aumentati” infatti, non sono altro che quelli chiusi d’estate, che vengono poi riaperti d’inverno. E guardiamoci negli occhi: quei 20 posti letto circa che vengono messi generosamente a disposizione nel Seminario Maggiore, per un periodo peraltro brevissimo e non sufficiente a coprire l’arco invernale, non è certo in grado di arginare il fenomeno. Vorrei infine ricordare a Mons. Tisi che non esiste una “emergenza inverno”. L’inverno infatti – come credo gli sia ben noto - viene tutti gli anni. E va sfatata anche un’altra leggenda metropolitana. E’ quella che le persone che rimangono fuori dai dormitori, quindi dormono all’aperto, è perché lo vogliono loro, ben consci che solo una parte degli stessi si rifiuta veramente di essere accolto (ne ho conosciuti diversi anch’io).

 

Concludo dicendo che ho scritto che a Mons. Tisi chiedo quanto sopra “ancora una volta”, in quanto l’ho già intrattenuto sul tema dei senza fissa dimora, sia personalmente che via mail che a mezzo stampa, senza però aver avuto risposte in merito. Ma, se, come dice Mons. Tisi “il Risorto (quindi Cristo) si trova tra i testimoni umili e nascosti, capaci di essere lievito evangelico”, è proprio in quei luoghi angusti e putridi, dove dormono i senzatetto, che invito Mons. Tisi ad andarlo a cercare, di persona, il Risorto. E, solo togliendo da quell’inferno quelle persone (anche fosse una sola) e dando loro una sistemazione degna del Vangelo, che “il Risorto” sarà davvero “risorto”. Altrimenti, come dice S. Paolo nella Lettera ai Galati “Cristo è morto invano”.

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