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Maria, la sura del Corano che la riconosce ''eletta su tutte le donne'' e il dogma dell'Assunzione in Cielo

Il 15 agosto si commemora l'Assunzione che la Chiesa ha assunto quale dogma (se lo si mette in discussione si parla di eresia) a partire dal 1950. Di lei i Vangeli non ci dicono nulla, né sulla sua provenienza, né sulla sua sorte dopo la crocifissione di Yehoshua (Gesù). Nemmeno S. Paolo la cita mai nel suo vastissimo “Corpus”
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 10 agosto 2019

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Fra pochi giorni, il 15 di agosto, si commemorerà l’Assunzione di Maria in Cielo, dogma della Chiesa Cattolica, istituito da Pio XII il 1º novembre 1950 (Anno Santo): “La Vergine Maria completato il corso della sua vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo". Ricordo che la parola “dogma” deriva dal greco “δογμα” e significa decisione, giudizio, decreto, dottrina religiosa. E per “dogma della Chiesa” si intende un pronunciamento del Papa o di un Concilio in unione con il Papa, per definire espressamente una verità di fede che deriva da una rivelazione di Dio. I

 

Dogmi sono dunque aspetti teologici e dottrinali definitivi e la loro messa in discussione è eresia e comportava nelle epoche passate anche la messa al rogo. Nonostante ciò è interessante evidenziare che né le Sacre Scritture né le fonti storiche parlano dell’Assunzione. E’ la devozione popolare che l’ha tramanda, si ritiene dal VI secolo. Se Gesù è asceso al cielo, tanto più si è ritenuto l’abbia fatto Maria. Devozione nei confronti di Myriam (Maria), “Madre di tutte le Madri”. La “Madre Coraggio” dell’Umanità intera. La figura che meglio di tutte può capire le sofferenze umane e soprattutto quella di tutte le mamme a causa dei loro figli. E chi di noi, nei momenti più difficili della nostra vita, non si è rivolto – disperato - a Lei? Credenti e non credenti. Cristiani e non.

 

Ed io l’ho potuto vedere con i miei occhi, allorchè andai a Lourdes con i “treni bianchi” dei malati. Di fronte a lei ci si può solo inginocchiare in segno di grande rispetto e affetto. E recitare l’Ave Maria prima di dormire (preghiera che si ritiene sia del IV secolo), affidandosi all’abbraccio materno di Myriam (Maria), dà grande pace e serenità, anche – e soprattutto - dopo una giornata di grande tribolazione. Ed anche il mondo islamico avverte quanto sopra, e la venerano nella sura XIX del Corano, riconoscendola madre vergine di Yehoshua (Gesù). E’ chiamata “eletta su tutte le donne del creato” e “Signora del Paradiso”. Il Corano attribuisce così a Myriam (Maria) un rango superiore alle due mogli del Profeta Maometto, Kadigia ed Aisha e della figlia preferita Fatima, da cui – è interessante notare – prende il nome il luogo famoso dell’apparizione.

 

Maometto disse infatti “Tu Fatima sarai la padrona delle donne nel Paradiso, dopo Màryam (Maria)”. Per Maometto quindi le due donne – Myriam e Fatima - eserciterebbero insieme una vera e propria “signoria” nel Paradiso. E riguardo alla località di Fatima e all’apparizione di Myriam, così scrive Vittorio Messori: “Non stupisce, dunque, che Louis Massignon abbia visto non una coincidenza casuale, bensì un segno eloquente nel fatto che Maria, “Padrona delle donne” nel Paradiso musulmano, abbia scelto di apparire in una località sino ad allora sconosciuta a molti degli stessi portoghesi, ma che portava il nome proprio di chi, per Maometto, è subito sotto di lei (Maria) nel regno dei beati, così che i pellegrini islamici, seppur non organizzati, non sono mai mancati a Fatima e ora vanno sempre crescendo. È singolare che, in tanto parlare di ecumenismo, Maria è il “luogo” dove musulmani e cristiani (quelli, almeno, cattolici e quelli ortodossi) sono vicini più che ovunque altrove”.

 

Louis Massignon (1883 – 1962), citato da Messori, era un teologo francese che fu definito "cattolico musulmano" da Papa Pio XI, per i suoi importanti studi sulla mistica islamica. Ma torniamo a Myriam (Maria). Di lei i Vangeli non ci dicono nulla, né sulla sua provenienza, né sulla sua sorte dopo la crocifissione di Yehoshua (Gesù). Le mille ipotesi fatte in materia, sono dunque del tutto prive di fondamento. E Maria non appare nelle due “genealogie” riportate dai Vangeli. L’unica cosa che sappiamo per certo di lei dai Vangeli (e che pochi sanno) è che avesse una sorella: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala”. Anche la data ed il luogo della sua morte sono del tutto ignoti. Non abbiamo inoltre alcuna descrizione del suo aspetto fisico e tantomeno dei suoi lineamenti, che vanno dunque dalle Madonne Nere alle fanciulle bionde fiorentine del Beato Angelico.

 

I Vangeli Canonici non ci dicono inoltre chi fosse il papà e la mamma, nonostante la Chiesa Cattolica veneri come Santi Giovacchino ed Anna. Fu Papa Giulio II infatti che autorizzò ai primi del cinquecento la celebrazione della festa di Giovacchino quale papà di Maria. E fu invece Papa Sisto IV, nato Francesco della Rovere (1414-1484), quello della “Cappella Sistina”, che autorizzò la venerazione di Anna, come sua madre. Ma di Anna e Gioacchino ce ne parla solo un Vangelo Apocrifo (quindi scomunicato dalla Chiesa Cattolica), come ci ricorda anche il Cardinale Tarciso Bertone nella sua Omelia nella Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano del 26 luglio 2007, che così recita: “Conosciamo i nomi dei genitori della Beata Vergine tramite un testo non Canonico, il “Protovangelo di Giacomo”. Importante poi ricordare che il rapporto di Gesù con sua madre, differentemente da quello che comunemente si ritiene, fu sempre molto “freddo” e distaccato: vedi mio articolo del 30.8.2018.

 

Maria: un’umile donna ebrea come tutte le altre, nel I secolo, in una tormentata ed insignificante Palestina. Una donna che Dio e la sorte ha chiamato a partorire ancora quattordicenne (come era uso all’epoca) un figlio che, morto in modo ignomignoso su di una croce, avrebbe cambiato la storia del mondo. Una donna, che scompare dalla scena delle più importanti vicende umane così come è apparsa. Quasi dal nulla. E che nulla ha chiesto e che solo ha dato. E che la storia ha sostanzialmente ignorato per quattro secoli dopo la sua morte, tanto che anche S. Paolo non la cita mai nel suo vastissimo “Corpus”. Fino al 426 d.C., allorché nel Concilio di Efeso fu istituito il Dogma che Maria è Madre di Dio perché madre di Gesù, che è Dio. E poi fu nel Secondo Concilio di Costantinopoli del 553 d.C. che fu sancita la nascita verginale di Gesù e quindi che Maria concepì Gesù in maniera soprannaturale per opera dello Spirito Santo, senza cioè unione carnale con un uomo e che Maria è rimasta vergine prima, durante e dopo la nascita di Gesù. E poi fu nel 1854 che Pio IX istituì il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria, e quindi che è immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento e - come detto - fu nel 1950 la sua ascesa al cielo “in anima e corpo”.

 

Concludo dicendo che nel linguaggio ecclesiastico “l’Iperdulia” è il culto di “alta venerazione” prestato esclusivamente alla Vergine Maria, a differenza della “Dulia” venerazione prestata agli angeli ed a tutti gli altri santi. Ed a differenza della “Latria” che è “il culto supremo riservato esclusivamente a Dio, cioè alla Ss. Trinità, alle singole persone di essa ed a Cristo, anche sotto le specie eucaristiche” (da Enciclopedia Treccani). Chissà cosa avrebbe pensato Maria di queste “venerazioni”, in primis proprio di quella nei suoi confronti. Proprio lei che – ebrea – a 12 anni ed un giorno, aveva avuto il “Bat mitzva” (בת מצווה, figlia del comandamento). Che con il rito di “ingresso responsabile” nella comunità ebraica, aveva appreso in modo indelebile, che ogni venerazione al di fuori di quella nei confronti Yahveh (il Dio degli Ebrei), entità così sacra da non poter essere neanche nominata o rappresentata, sarebbe stata considerata pura idolatria, quindi del tutto blasfema.

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