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Morte di Maati e senza tetto non assistiti a dovere a Rovereto, Don Bettega mi risponde ma in realtà non mi risponde

Ecco la lettera scritta dal presidente della Fondazione Comunità Solidale Trentina sul tema in risposta ai miei quesiti e alle mie proposte per rendere la Città della Quercia un luogo accogliente e sicuro anche per chi si trova a non avere un tetto sulla testa. Vi invito a leggerla e ad inviarmi il vostro pensiero al riguardo sulla mia mail riccardo.petroni@yahoo.it, che sarà mia cura chiedere al Dolomiti di pubblicare
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 13 febbraio 2021

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

A seguito dei miei precedenti articoli del 25.1.2021, 1.2.2021 e 7.2.2021 su questo Blog (LEGGI QUI), sul tema “i senzatetto a Rovereto”, ho ricevuto una lettera da Don Cristano Bettega, Presidente della Fondazione Comunità Solidale Trentina, che mi chiede di pubblicare. Cosa che chiedo con molto piacere a il Dolomiti di fare, riportandola qui sotto integralmente, e che invito tutti a leggere con la massima attenzione.

 

 

 

 

Al riguardo vorrei fare solo alcune considerazioni, evidenziando fin d’ora che quanto scrivo in questo Blog è sotto la mia esclusiva responsabilità e quindi in nessun modo del Dolomiti che mi ospita (e che ringrazio di ospitarmi). Ecco qui: da tempo mi sono permesso di chiedere con il cuore, quindi in modo accorato, all’Arcivescovo di Trento Lauro Tisi, a Don Cristiano Bettega ed a Don Ivan Maffeis, Decano di Rovereto (anche con svariate mail riservate-personali), di intervenire affinché i senzatetto a Rovereto possano avere un trattamento analogo a quanto già avviene a Trento, congratulandomi più volte pubblicamente con i primi due (Arcivescovo Tisi e Don Bettega) per quanto hanno fatto a Trento (Don Ivan Maffeis ha ritenuto di non prendere alcuna posizione fino ad oggi di nessun tipo, nonostante un morto di freddo nella sua zona di influenza e nonostante le mie molteplici sollecitazioni via mail).

 

Ho quindi chiesto ai suindicati che a Rovereto possa essere messo a disposizione di quei nostri fratelli più sfortunati quanto segue, soprattutto nei 5 mesi invernali (spesso con temperature sotto lo zero, che li pongono a serio rischio vita):

-un diurno, una stanza (con un bagno) riscaldata, dove i senzatetto possano ricevere su tavoli e sedie almeno una pasta calda e/o un panino ed acqua (all’ora di pranzo ed all’ora di cena), chiedendomi: esisterà in tutta Rovereto una stanza del genere, fra le tante strutture possedute dalla Chiesa, con una persona che possa essere presente? Ma nel malaugurato caso nel quale in tutta Rovereto non esistesse una stanza del genere, mi sono permesso chiedere, sempre ai suindicati, di poter estendere, “perché no”, questi servizi a quanto già offerto dal Portico, che attualmente non copre queste esigenze, nonostante quanto si va erroneamente affermando (gli ambienti idonei all’interno della sua struttura ci sono)

 

-altri posti letto per passare la notte, a valere sulle “liste di attesa”, per chi il posto non l’ha trovato nonostante l’abbia chiesto (e non per chi, come qualcuno continua a sostenere, un posto al coperto di notte non voglia averlo).

 

Il tutto, sempre “perché no”, mettendo a disposizione una Chiesa roveretana, come ha già fatto L’Arcivescovo Tisi a Trento nei giorni scorsi. Trattamento, quello suindicato, che mi sono permesso di richiedere in quanto penso sia da ritenere il minimo da offrire ad un “essere umano”, in una società come la nostra, che si onora di definirsi “civile ed inclusiva” e “cattolica”, per tradizione (la “Città della Pace” e della “Campana di Maria Dolens”, che tutte le sere, con i suoi rintocchi ce lo ricorda).

 

Naturalmente nel richiedere quanto sopra mi sono messo immediatamente a disposizione personalmente per le relative realizzazioni, impegnandomi a cercare di coinvolgere tutte le Associazioni, Istituzioni, Fondazioni, privati ecc. in grado di dare una mano (cosa che in passato ha sempre dato positivi risultati su progetti analoghi). Quindi non mi sono limitato a “chiedere”, bensì ho offerto di “operare in prima linea” (come faccio già, da totale volontario, da oltre 12 anni nel campo sempre dei senzatetto e della tossicodipendenza).

 

Ed ho anche doverosamente chiesto più volte sia all’Arcivescovo Tisi, che a Don Bettega che a Don Maffeis, se Lorenzo Zender, come detto Direttore del Portico, la sera nella quale Maati non è stato fatto entrare al Portico, essendo – come scritto sui giornali – in stato di ubriachezza (classificata come “malattia”), ha chiamato il 112 e/o 118 affinché venisse preso in carico. Di fronte a queste più che corrette richieste (non vedo che interesse personale potrei avere a farle e tantomeno il motivo per il quale non dovrei farle), Don Cristiano Bettega, a mio parere, con la sua lettera, non ha risposto a nessuno dei punti a lui sottoposti (e sottoposti contemporaneamente anche all’Arcivescovo Tisi ed a Don Maffeis).

 

Riguardo poi ad eventuali miei toni, percepiti da Don Bettega “polemici”, prego lo stesso di andare a rileggersi quelli certo non “dolci” fatti su questo stesso tema sia dalla Consigliera Comunale di Rovereto Canestrini, che da Cossali, Presidente di Anpi Trentino-Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che hanno scritto “Altri senzatetto a rischio, subito un piano per loro”, e da ben 21 cittadini roveretani del tutto sconvolti, che hanno scritto “La morte di Maati è annunciata”.

 

Stiamo quindi parlando, lo ricordo ancora una volta ai gentili lettori, esclusivamente dei senzatetto che a Rovereto non hanno ancora un sufficiente e doveroso ricovero, giorno e notte e soprattutto nei mesi invernali, e non certamente delle tante altre eccellenti attività caritatevoli che vengono svolte, che però vengono anche purtroppo sistematicamente evocate per “scansare” il tema in oggetto. Ma sempre sul tema “toni”, mi permetto di far rispondere a Don Bettega direttamente da Vincenzo Passerini, figura di primo piano nel mondo cattolico trentino, che si è così espresso pochi giorni fa, relativamente a Maati, morto di freddo in un ex-Macello: “E’ impossibile mettersi il cuore in pace quando una persona muore, sola, in un edificio abbandonato nel nostro Trentino”. E poi: “Non si può morire di fuori, al freddo, perché tutte le porte sono chiuse per tante persone”. E ancora “E’ una colpa che grida vendetta al cospetto di Dio”. Ed infine: “Gli esseri umani valgono meno dei cani?”. Parole che condivido in pieno e che quindi faccio mie.

 

Mi fermo qui, nell’attesa di una cortese sollecita risposta da parte di Don Cristiano Bettega (dato il tanto tempo trascorso in interlocuzioni che non hanno portato ad oggi a fatti concreti su Rovereto), riguardo alla quale vi terrò informati.

 

Nel frattempo però mi permetto invitarvi:

- a leggere di nuovo con attenzione la lettera di Don Bettega a inizio articolo, in modo da poter comparare equamente i nostri due diversi punti di vista su questo tema, adesso che avete letto le mie considerazioni,

-ad inviarmi il vostro pensiero al riguardo sulla mia mail riccardo.petroni@yahoo.it, che sarà mia cura chiedere al Dolomiti di pubblicare.

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