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Per chi è morto Gesù, per tutti (come dice Papa Francesco) o per molti (come dice Ratzinger)? La risposta può arrivare da Yehoshua ben Yosef

La questione è cruciale per la Chiesa tanto che Benedetto XVI voleva che nel Messale che entrerà in vigore dalla Pasqua del 2021 fosse cambiata l'interpretazione canonica. Ma ecco perché, aiutandosi con la Storia, si può arrivare a una soluzione diversa
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 12 settembre 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Era il 28 Agosto 2020. “VaticanNews” scrisse: “Il Cardinale Bassetti presenta al Papa il nuovo Messale Romano della Cei”. Messale che entrerà in vigore dalla Pasqua del 2021. La “Cei – Conferenza Episcopale Italiana” è l’Assemblea permanente dei Vescovi Italiani ed il Cardinale Bassetti ne è il Presidente. Il Messale è “Il libro liturgico che la Chiesa ha preparato per la celebrazione della Messa o Eucaristia. Contiene tutti i testi, le orazioni, l'indicazione dei gesti liturgici e le rubriche necessarie al celebrante. Il materiale è organizzato secondo l'anno liturgico (Cathopedia)''. Riguardo all’emanazione di questo nuovo Messale, “il giornale.it” del 2.9.2020 aveva scritto così: “Il nuovo Messale Romano presenta ancora l'espressione che la salvezza (preannunciata da Gesù) è "per tutti”. Espressione che Ratzinger voleva modificare in "per molti". Quindi - in estrema sintesi - Jorge Mario Bergoglio ha approvato un testo, nel nuovo Messale Romano, che l'emerito Ratzinger riteneva essere sbagliato”.

 

Eccoci dunque ad un nuovo scontro a “colpi bassi” fra Papa Bergoglio e Papa Ratzinger su di una questione teologica che, se a prima vista può sembrare marginale, è invece estremamente importante, anzi, direi decisiva, in quanto riguarda, in sintesi, la risposta a questo quesito: “Per chi è stato versato il sangue di Cristo? Quindi, per chi è morto Gesù? Per la remissione dei peccati di “tutti”, oppure per la remissione solo di “molti?”. Ma vediamo di dipanare questa questione così importante e di arrivare a delle conclusioni. Il “Messale Romano” attualmente in vigore (fino a Pasqua 2021) è del 1962. Nella “Preghiera Eucaristica”, durante la S. Messa, che ricorda quanto ha detto l’ebreo Gesù nell’Ultima Cena, il Sacerdote dice testualmente: “Prendete, e bevetene tutti: questo è il calice del mio Sangue per la nuova ed eterna alleanza, versato per voi e per tutti in remissione dei peccati. Fate questo in memoria di me”.

 

Quindi la dizione inserita è: “Versato per voi (i presenti) e per tutti, in remissione dei peccati”. Questa versione (“per tutti”) era stata criticata in modo molto determinato nel 2012 da Papa Ratzinger, in virtù del fatto che gli Evangelisti Marco e Matteo, nei loro testi evangelici, usano il termine “pro-multis” (“per molti”) e non “pro-omnibus” (“per tutti”). Dicono infatti testualmente: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo. Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”. Ed anche gli Evangelisti Luca e Paolo non hanno detto “per tutti”, bensì "per voi". Riguardo a questo va innanzitutto detto che i Vangeli non sono stati scritti in latino, bensì in greco e che con alta probabilità vi erano delle precedenti edizioni in ebraico o in aramaico.

 

Ma evidentemente non è solo una questione di mera traduzione, bensì riguarda la definizione dell’essenza stessa del cristianesimo. Tanto importante da far dire nel 2012 a Papa Ratzinger : “Chi normalmente frequenta la Messa si domanderà: ma Cristo è morto per tutti (come dice il Messale) o solo per molti (come dicono i Vangeli)? E poi: “Se è morto solo "per molti, il Signore non è allora morto per tutti?”. Ed alla luce di quanto sopra sempre Papa Ranzinger sentenziò che: “La Santa Sede ha deciso che nella nuova traduzione del messale l'espressione "pro multis" debba essere tradotta come tale, “per molti” . La traduzione interpretativa "per tutti" deve quindi essere sostituita dalla semplice traduzione "per molti"". Quindi, ha aggiunto il Papa: “Sacerdoti e laici dovranno essere preparati al più presto alla nuova traduzione”.

 

Ma già in data 17.10.2007, il Card. Franzis Arize , Presidente della “Congregazione per il Culto Divino sulla Traduzione di Pro-Multis nella Consacrazione del Calice”, nella sua lettera ai Presidenti delle Conferenze Episcopali Nazionali e del Mondo, si era così espresso a favore di “per molti”, spiegandone anche le motivazioni teologiche: “I Vangeli Sinottici (Mt 26,28; Mc 14,24) fanno specifico riferimento ai "molti" per i quali il Signore offre il sacrificio”. L'espressione "per molti", riflette il fatto che questa salvezza non è determinata in modo meccanico, senza la volontà o la partecipazione dell’uomo. Il credente, invece, è invitato ad accettare nella fede il dono che gli è offerto e a ricevere la vita soprannaturale data a coloro che partecipano a questo mistero, vivendolo nella propria vita in modo da essere annoverato fra i molti cui il testo fa riferimento”.

 

Una confusione così grave, su di un punto assolutamente prioritario come quello suindicato, deriva – a mio parere - dal fatto che sia Bergoglio che Ratzinger, nell’esporre le loro discordanti argomentazioni, hanno ignorato, od hanno fatto finta di voler ignorare (come sempre), la circostanza che Gesù era ebreo, nato e morto ebreo. E che con il “pagano-cristianesimo-ellenista” di Paolo di Tarso (oggi chiamato “cristianesimo”) non ha avuto niente a che fare. Ecco che l’unica via di uscita da questo ginepraio la possiamo trovare solo andando a cercare il significato e le radici ebraiche delle parole dette da Gesù e riportate dai Vangeli. E per farlo, partiamo proprio da quanto affermato (ma forse poi dimenticato) proprio da Papa Ratzinger, quando scrisse: “Sembra che Giovanni Battista, ma forse anche Gesù e la sua famiglia, fossero vicini alla Comunità degli Esseni”. E questo lo disse a seguito del ritrovamento dei famosi “Rotoli del Mar Morto”, riguardo ai quali si espresse nel seguente modo, estremamente positivo: “Una casuale scoperta negli anni successivi alla seconda guerra mondiale (nel 1947) ha avviato a Qumran degli scavi e portato alla luce dei testi che da alcuni studiosi vengono collegati con un movimento più ampio, gli Esseni, conosciuto precedentemente solo in base a fonti letterarie (Giuseppe Flavio). Era un gruppo che si era staccato dal Tempio erodiano e dal suo culto ed aveva dato vita nel deserto della Giudea a comunità monastiche, ma anche a convivenza di famiglie, fondata sulla religione ed aveva costituito un ricco patrimonio di scritti e di rituali propri, in particolare anche con abluzioni liturgiche e preghiere comunitarie.Ci colpisce la devota serietà di questi scritti. I manoscritti di Qumran presentano molteplici punti di contatto con l’annuncio cristiano”.

 

Bene: vediamo allora insieme perché il quesito suindicato è risolto a favore della versione “di tutti”, prendendo atto della possibilità espressa proprio da Ratzinger, che l’ebreo Gesù fosse vicino alla corrente ebraica degli Esseni e dell’importanza e serietà da lui stesso attribuita ai “Rotoli del Mar Morto”, antesignani per molti versi del messaggio di Gesù. Il termine ebraico “molti” appare infatti ben 30 volte in quei manoscritti, sempre con il preciso significato di “totalità degli uomini” o “totalità dei membri della Comunità”, quindi “di tutti”. Mi limito a riportare questo passo, di per sé esplicativo, della “Regola della Comunità” (100 – 75 a.C.) degli Esseni, che spiega chi può parlare e su quando può intervenire durante le Assemblee Generali di tutta la Comunità: “Nella seduta dei Molti nessuno proferisca alcuna parola senza il gradimento dei Molti, né di colui che fa da ispettore dei Molti. E dopo, quando entra per stare di fronte ai Molti, saranno interrogati tutti riguardo alle sue affermazioni. E a seconda del risultato della votazione nel consiglio dei Molti, sarà incorporato o allontanato”.

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