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Ucraina, perché anche il catechismo insegna che la legittima difesa è un diritto oltre che un (grave) dovere e le ambiguità della Chiesa

Appello a Mons. Tisi (che la scorsa Domenica delle Palme, si è spinto ad affermare che “il dittatore è dentro ognuno di noi”): dica chiaramente che l’Ucraina, come la Finlandia e la Svezia, hanno il sacrosanto diritto di entrare nella Nato quando e come vogliono e di difendere con le armi i propri Confini Nazionali dalla Russia, come da altro eventuale invasore. Dalla legittima difesa all'autodeterminazione dei popoli sia il catechismo che il diritto internazionale parlano chiaro ed è impossibile confondere
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 17 April 2022

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Ha scritto così Luca Pianesi, Direttore de “Il Dolomiti” “Il concetto di fratelli è quanto mai astratto. Ma tra Caino e Abele la differenza esiste. Uno uccide e l’altro muore” (LEGGI QUI). Ed ha ripreso questo concetto Paolo Ghezzi (LEGGI QUI), che ha aggiunto “Qualche giorno prima, su Salto.Bz, chi scrive si era permesso di criticare i due Vescovi di Trento e Bolzano, naturalmente bergogliani, perché sembrano attenersi a un nuovo comandamento: “Non nominare il nome dell’Aggressore (del Tiranno) invano. Anzi, Monsignor Lauro Tisi, la scorsa Domenica delle Palme, si è spinto ad affermare che “il dittatore è dentro ognuno di noi”. Il che finisce – involontariamente, s’intende! – per annacquare la responsabilità del dittatore vero, e per colpevolizzare le sue vittime: anche nei bambini uccisi dai missili russi si annidava un potenziale dittatore? Certo, è possibile. Ma è davvero così difficile distinguere tra Caino e Abele, in questo preciso momento storico, in Ucraina?”.

 

Bene: anch’io sono un pacifista “incallito” e “datato” come Paolo Ghezzi, per l’esattezza un “sessantottino”, allievo a Firenze del cattolicissimo Giorgio La Pira che, in odore oggi di beatificazione, è stato più volte citato anche dal Presidente Sergio Mattarella come esempio di uomo di altissimo libero pensiero, che ha contribuito fortemente a contrastare la sanguinosa guerra del Vietnam, così come tutte le altre guerre e dittature allora esistenti. E proprio in occasione di una sfilata organizzata da Giorgio La Pira contro la guerra del Vietnam (sempre a Firenze nel ’68), mi beccai anche un paio di manganellate dalla Polizia, mentre cercavo di scansare i getti degli idranti delle autopompe, utilizzate per scompigliare la manifestazione e consentire l’arresto dei presenti. Manganellate di cui sono stato sempre molto fiero, compreso oggi.

 

Ecco che, tenuto conto di quanto sopra e di quanto riportato da Paolo Ghezzi, vorrei ricordare intanto due cose a Mons. Lauro Tisi – Arcivescovo di Trento:

 

1) Il CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA, di cui Lei è Ministro e che Lei divulga, recita così: “La LEGITTIMA DIFESA, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità”.

 

Questo principio è sancito esattamente così anche da Gesù, tenuto conto che ai suoi tempi era concesso di girare armati per difesa personale, a causa dei tanti briganti che battevano la Palestina, circostanza confermata da Giuseppe Flavio (37 – 100 d.C.) nelle “Antichità Giudaiche”.

 

Ecco infatti che l’Evangelista Luca ci riporta questo episodio: “Si avvicinava la festa degli Azzimi, chiamata Pasqua (ndr: la Pasqua ebraica chiamata “Pesach”). I Sommi Sacerdoti e gli Scribi cercavano come togliere di mezzo Gesù, poiché temevano il popolo”. Disse loro Gesù: “Quando vi ho mandato senza borsa, né bisaccia, né sandali, vi è forse mancato qualcosa? Risposero: nulla. Ed egli soggiunse: ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una”. E quando Gesù viene arrestato gli chiedono: “Signore, dobbiamo colpire con la spada? (ndr: segno evidente che ce l’avevano). E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: “lasciate, basta così!. E toccandogli l'orecchio, lo guarì”.

 

Gesù rispose così perché era legittimo utilizzare le spade per difendere la propria vita (legittima difesa) ma non per offendere il servo del sommo sacerdote, che non c’entrava nulla. E poi Gesù non voleva e non doveva essere difeso. Lui stesso aveva infatti detto che quell’arresto e la sua imminente morte era esattamente la sua “mission”: “Vi dico infatti che deve avverarsi per me quel che dice la Bibbia: è stato messo tra i malfattori. Ecco, quel che mi riguarda sta ormai per compiersi”. Intervenire con le spade in quell’occasione (e non in altre) sarebbe stato quindi colpire un innocente ed un atto volto ad impedire la volontà di Dio, quindi la sua. Si noti bene che quanto sopra, la “legittimità” della “legittima difesa”, non contraddiceva e non contraddice affatto quest’altro insegnamento di Gesù: “Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra”. Quest’ultimo precetto infatti attiene alla necessità che ciascuno di noi faccia di tutto per interrompere un circuito di violenza, circostanza totalmente diversa dalla “legittima difesa”.

 

2) il “DIRITTO INTERNAZIONALE” sancisce il “sacrosanto diritto” alla “AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI”, in base alla quale, come ci ricorda l’Enciclopedia Treccani i “Popoli” (ndr: nel nostro caso gli abitanti dell’Ucraina) hanno diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo (autodeterminazione interna) e di essere liberi da ogni dominazione esterna. Questo comporta l’assoluta inaccettabilità di tre specifiche fattispecie, qualificate come crimini internazionali: la dominazione coloniale, i regimi di segregazione razziale (apartheid), l’occupazione straniera.

 

Ricordo a Mons Lauro Tisi che il principio della AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI è stato affermato nella Carta Atlantica (14 agosto 1941), nella Carta delle Nazioni Unite (26 giugno 1945; art. 1, par. 2 e 55), nella Dichiarazione dell’Assemblea Generale sull’indipendenza dei popoli coloniali (1960), nei Patti sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali (1966), nella Dichiarazione di principi sulle relazioni amichevoli tra Stati, adottata dall’Assemblea generale nel 1970, che raccomanda gli Stati membri dell’ONU ad astenersi da azioni di forza volte a contrastare la realizzazione del principio di autodeterminazione e riconosce ai popoli il diritto di resistere, anche con il sostegno di altri Stati e delle Nazioni Unite, ad atti di violenza che possano precluderne l’attuazione”.

 

Anche in merito all’esigenza di ricorrere alle “Leggi Vigenti” e quindi ai Tribunali, Gesù è chiarissimo. Ce lo riporta anche in questo caso l’Evangelista Luca nella Parabola del “Giudice Iniquo” :”In quella città c'era anche una vedova, che andava dal Giudice e gli diceva: fammi giustizia contro il mio avversario”. Ma Gesù ritiene di dover ribadire questo concetto anche quando dice: “Date a Cesare quello che è di Cesare ed a Dio quello che è di Dio”, ovvero rispettate pedissequamente le “Leggi del Diritto” vigente (Stato laico), oltre che alle “Regole di Dio”. E per l’ebreo Gesù, “Yehoshua ben Yosef”, le regole di Dio erano le regole di Yahveh, la Torah (La Bibbia Ebraica).

 

E vediamo che nell’ebraismo vige il principio che la salvaguardia della vita umana è al di sopra di qualsiasi altro precetto religioso (si chiama Pikuach Nefesh - פיקוח נפש‎ ). Quindi l'uccisione di un'altra persona è permessa nel caso in cui un “rodef” (aggressore) metta a repentaglio la vita di sé stessi o di un'altra persona. E’ esattamente il concetto di “Legittima Difesa”, che permette in guerra di “difendersi”.

 

Ecco che alla luce di quanto sopra, Mons. Lauro Tisi (e suoi sostenitori), sarebbe importante che avesse il coraggio di dire esplicitamente che CAINO è la RUSSIA DI PUTIN e che ABELE è l’UCRAINA, dove sono stati compiuti e sono in atto dei veri e propri “crimini di guerra”, purtroppo altrettanto efferati di altri compiuti in molti altri casi recenti, vedi in Siria e nell’ex-Jugoslavia, rimasti però alla fine nell’ombra a causa anche dell'esigenza di far valere sporchi interessi economici sia dell’Europa che dell’America che della Russia stessa in quei territori.

 

E lo dica chiaramente che l’Ucraina, come la Finlandia e la Svezia, hanno il sacrosanto diritto di entrare nella Nato quando e come vogliono e di difendere con le armi i propri Confini Nazionali dalla Russia, come da altro eventuale INVASORE. Non è far politica questo: è rendere giustizia alla VERITA’. Mi sorge però un dubbio Mons Lauro Tisi: le ambiguità relative alla condanna netta di Putin da parte di Papa Francesco e Sue, sono forse dovute allo “spettacolare” viaggio in Russia , da “scoop” da prima pagina mondiale, che proprio Papa Francesco aveva già in animo di fare? Già perché sarebbe proprio lui il primo Papa che metterebbe piede ufficialmente nel mondo del Cristianesimo Ortodosso, che da sempre non lo riconosce come Papa, e che per questo è rimasto scomunicato per oltre 1.000 anni.

 

E mi sono chiesto: come fa Papa Francesco ad andare a trovare ed abbracciare quel Patriarca della Chiesa Ortodossa di Mosca Kirill (Cirillo), che ha così spudoratamente “benedetto” l’invasione russa in Ucraina, se non evitando di nominare sia lui che Putin, quindi di non prendere posizione, esattamente come fece Pilato, naturalmente con le stesse conseguenze e responsabilità? Quel Patriarca della Chiesa di Mosca Kirill, che in nome di Gesù ha sostenuto testualmente la seguente tesi BLASFEMA: “E' giusto combattere, è una guerra contro la lobby gay. Stiamo parlando della salvezza umana. Tutto quanto sopra indica che siamo entrati in una lotta che non ha un senso fisico, ma un significato metafisico. Saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge. E se vediamo violazioni di questa legge (ndr: da parte degli Ucraini), non sopporteremo mai coloro che distruggono questa legge, offuscando il confine tra santità e peccato, e ancor più con coloro che promuovono il peccato come esempio o come uno dei modelli di comportamento umano”.

 

Come farebbe Papa Francesco ad abbracciare uno come il Patriarca Kirill, che in poche parole ha sostenuto il “Gott mit uns” ovvero “Dio è con noi” di hitleriana memoria, in barba alla “Legittima Difesa” ed all’Autodeterminazione dei Popoli”? Ma sappiamo bene qual è la regola del Teatro: “The Show Must Go On”, “lo spettacolo'' (in questo caso immondo) deve continuare a tutti i costi, anche a dispetto di Gesù e di Dio.

 

Buona S. Pasqua, Mons. Lauro Tisi.

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