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Arresti tra i profughi, la Provincia: ''Abbiamo dato supporto alla Questura per indagini''. Ma Casa Pound: ''Chiudere il Cinformi''

Delle 43 persone raggiunte da un provvedimento cautelare, 5 figurano accolte in strutture in uso alla Provincia (2 arrestate e 3 con divieto di soggiorno in Trentino). Ma per la Lega "è finita la pacchia" anche in Trentino

Di db - 13 giugno 2018 - 18:24

TRENTO. "Anche la Provincia autonoma di Trento ha collaborato con la Polizia, attraverso il Cinformi - scrivono in una nota Rossi e Zeni - offrendo supporto alle indagini sfociate nell’operazione interregionale mirata a stroncare un’organizzazione di spaccio di stupefacenti ad opera di migranti". 

 

Ma la Provincia vuole anche precisare i 'numeri' di questa operazione, per circoscriverli e per non additare tutto il sistema dell'accoglienza trentina: "Delle 43 persone raggiunte da un provvedimento cautelare, 5 figurano accolte in strutture in uso alla Provincia (2 arrestate e 3 con divieto di soggiorno in Trentino)".

 

Di queste, 4 erano alloggiate in 4 diverse strutture a Trento e 1 a San Lorenzo Dorsino (in quest’ultimo caso il provvedimento consiste nel divieto di soggiorno in Trentino). La perquisizione di Ala, di cui abbiamo parlato anche noi, riguarda un appartamento privato che nulla ha a che fare con i progetti di accoglienza gestiti da Cinformi.

“Un particolare ringraziamento – affermano Rossi e Zeni – va rivolto alla Polizia per la brillante operazione rispetto alla quale il sistema di accoglienza ha garantito collaborazione e trasparenza. Le persone al centro di provvedimenti giudiziari, 5 accolte in Trentino a fronte di 1.541 richiedenti asilo presenti, creano un grave danno al progetto di accoglienza".

 

Un danno che si ripercuote anche sugli "altri migranti e sulla percezione, da parte della comunità, di una questione tanto delicata come quella che riguarda appunto il tema della protezione internazionale. Proprio per questo – proseguono – è interesse primario della Provincia autonoma di Trento che venga stroncata sul nascere ogni forma di devianza e di condotta incompatibile col principio di accoglienza responsabile”.

 

Una lettura, quella che cerca di fare la differenza e che evita di 'sparare sul mucchio', che non è condivisa dal consigliere provinciale Walter Kaswalder. Sulla sua pagina Facebook scrive questo: "Non so più come scriverlo. Questi non sono profughi. Uno su dieci è profugo. Qui arrivano bande criminali e noi abbiamo il compito di fermare questo scempio".

 

Per la Lega, che ringrazia le Forze dell'ordine, "questa operazione ha dimostrato, nel caso ce ne fosse stato il bisogno, di come sia necessario bloccare i porti, controllare le nostre frontiere e quindi gli accessi sul suolo nazionale accelerando altresì le procedure di riconoscimento".

 

"Non scordiamo inoltre - scrivono in una nota deputati e senatori del Carroccio - che in diverse occasioni la Lega, in Provincia di Trento, è intervenuta sul tema chiedendo lumi anche su cellulari e schede telefoniche rilasciate a richiedenti asilo, controlli nelle strutture di accoglienza e la necessità di attivare un coprifuoco nelle strutture che garantisca e tuteli la sicurezza dei cittadini trentini durante le ore serali e notturne".

 

Mirko Bisesti mutua lo slogan di Matteo Salvini. "La pacchia è finita", scrive, anche se l'operazione di polizia che si è conclusa ieri è iniziata più di sei mesi fa, sotto il governo Gentiloni per essere precisi. "Un fatto grave, ennesima conferma di quanto la Lega sta dicendo da anni. Voglio ricordare che la Lega sul tema specifico è presente da tempo". 

Anche la sezione trentina di CasaPound interviene in merito: “È ora di finirla con questo buonismo e con questa accoglienza che altro non sono se non un business che porta nelle nostre città e nelle nostre valli, delinquenti senza titolo per stare in Italia e che nella maggior parte dei casi finiscono per delinquere nelle nostre piazze o, come in questo caso, nelle stesse strutture sovvenzionate tanto profumatamente dalla Provincia”.

Ora chiediamo con forza la chiusura del Cinformi che, insieme a Luca Zeni, è l’artefice di questo disastro e chiediamo soprattutto che i fondi dell’accoglienza vengano finalmente destinati alle famiglie trentine in difficoltà e a quelle che rimangono fuori dalle graduatorie dei servizi sociali - conclude Castaldini - mentre questi finti profughi hanno tutto e si permettono anche di delinquere o molestare la cittadinanza”.

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