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Avvistato un istrice in Trentino. Il ricercatore: ''Per ora pochi esemplari, al Nord per il cambiamento climatico''

Fotografato ad Ala, ma altre segnalazioni sono arrivate anche dalle pendici del Baldo e dalla Valsugana. L'istrice è un roditore che può raggiungere i 15 chilogrammi e gli aculei sono lunghi una ventina di centimetri. Non è pericoloso per l'uomo: "Al massimo mangia qualche verdura dall'orto"

foto di Tommaso Borghetti
Di db - 07 novembre 2018 - 15:51

ALA. E' un istrice, fotografato ad Ala da Tommaso Borghetti il primo ottobre scorso. Un avvistamento straordinario perché in Trentino non è una specie endemica, anzi. "La prima segnalazione della presenza dell'istrice in Trentino risale al 2011- spiega Emiliano Mori dell'Università di Siena - quando sono stati rinvenuti gli aculei sulle pedici del monte Baldo, ma segnalazioni sono arrivate anche dalla Valsugana". 

 

"Fino agli anni '70 l'istrice rimaneva sotto l'Arno ma per tante cause ha poi superato il confine naturale espandendosi via via verso altre regioni. Prima l'Emilia Romagna, poi il Veneto e adesso il Trentino". Attenzione però: "Non è considerata una specie invasiva, l'Italia è l'unico Paese europeo in cui è censito ed è considerata specie protetta".

 

I motivi di questa espansione dell'istrice sono dovuti a molte concause. "Il fatto appunto che sia specie protetta, che non si possa uccidere e cacciare, l'espansione delle foreste dovute allo spopolamento delle campagne ma soprattutto il motivo è da ricondurre al cambiamento climatico". 

 

Sono però davvero pochi gli esemplari che hanno raggiunto il Trentino. "In Veneto abbiamo evidenze di riproduzione mentre in Trentino sembra che la presenza sia fino ad ora limitata a soggetti subadulti, in grado di riprodursi ma alla ricerca di nuovi territori. Abbiamo a che fare insomma con dei pionieri, da soli, in cerca di nuovi spazi". 

 

Gli istrici sono monogami e solitamente si muovono in coppia. Il fatto che tutte le segnalazioni si riferiscano a singoli esemplari fa dedurre al ricercatore senese che non vi siano ancora coppie con la prole e che la riproduzione in loco non sia ancora avvenuta". Gli istrici trentini sono quindi degli esploratori, spinti a nord dal desiderio di trovare nuove aree in cui instaurarsi.

 

Dobbiamo spiegare che l'istrice non ha nulla a che vedere con il riccio. "Si tratta di due ordini diversi. L'istrice è un roditore, il riccio è un insettivoro". Sono diverse anche le dimensioni, perché se il riccio è di piccole dimensioni, l'istrice arriva ai 15 chilogrammi di peso. "Hanno soltanto una convergenza evolutiva, entrambi con il corpo ricoperto di spine".

 

Il ricercatore spiega che la sua presenza in Italia si perde nelle notte dei tempi. "Si hanno notizia successivamente al crollo dell'Impero Romano di Occidente, dal 476. In quel periodo si sono intensificati i traffici con la zona del Maghreb, con l'importazione di questa specie sul nostro territorio". 

 

Ma l'istrice è pericoloso per l'equilibrio ambientale? "No - spiega Emiliano Mori - perché non entra in conflitto con gli altri animali: spesso condivide la tana con il tasso, spesso con la volpe". E non è pericoloso nemmeno per gli esseri umani, "al massimo danneggia qualche orto mangiando patate, cipolle, zucche". 

 

Il ricercatore chiede a chi entrasse in contatto con questi animali di documentarne la presenza con una foto. "Sto mappando la sua presenza in tutta Italia e sarebbe importante che mi venisse inviata la documentazione". E lascia una sua casella di posta elettronica: moriemiliano@tiscali.it.

 

Per chi andasse nei boschi e si imbattesse in questo animale, una foto aiuterebbe anche la ricerca. "E sempre nei boschi, se si fa attenzione è possibile trovare gli aculei: sono lunghi una ventina di centimetri e segnalano la presenza dell'istrice in quella zona". 

 

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