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Dormono fuori, esclusi dal sistema di accoglienza. Il Comune chiama la nettezza urbana: coperte e vestiti nell'immondizia

Durante i giorni di pioggia si mettevano a dormire sul palco esterno dell'Auditorium Santa Chiara. Le loro poche cose portate via. L'assessora: "Questo non è il luogo adatto". Ora i 12 richiedenti asilo dormono sotto un ponte

Di Donatello Baldo - 26 July 2018 - 06:01

TRENTO. L'assessora Maria Chiara Franzoia lo nega assolutamente: "Non abbiamo portato via nulla, solo le immondizie che avevano lasciato lì, dopo che erano stati avvertiti della necessità di andare via, perché quello non è il luogo in cui dormire". 

 

Un palco, quello esterno del Centro servizi Santa Chiara "non è il luogo adatto". La povertà 'in scena', visibile al 'pubblico', è meglio evitarla. "Non è il luogo", ha detto la responsabile dei Servizi sociali, quello giusto - sembra di capire - è sotto un ponte. Senza metafore: sotto un ponte per davvero, aggiunti agli altri 50 che già ci dormono, stretti stretti e al buio sulle rive dell'Adigetto.

 

"Non abbiamo portato via nulla", e invece a questi 12 migranti - in possesso del titolo di soggiorno come richiedenti asilo, in attesa di essere inseriti nel progetto di accoglienza - è stato portato via quasi tutto. Trenta coperte, gli zaini, il caricatore dei cellulari, le copie dei documenti, vestiti, addirittura le scarpe.

 

"Sono stati avvertiti". E infatti si sono presentati qualche giorno prima alcuni agenti - forse della Polizia locale, avevano una divisa, dicono i migranti - e a gesti, senza alcuna mediazione linguistica e culturale, hanno detto "via, via, go, go"

 

Nessuno dei volontari o degli operatori è stato coinvolto. Le politiche sociali si sono trasformate in ordine pubblico, o peggio ancora in nettezza urbana: nella giornata di giovedì è stato chiesto l'intervento di Dolomiti Ambiente che - scortata da due agenti della Polizia locale - ha provveduto a 'ripulire' la zona. Gli effetti personali, le coperte, gli indumenti nascosti sotto al palco sono stati portati via.

 

"I ragazzi hanno passato la notte a cercare le loro cose - ci spiega una volontaria - credevano che fossero state rubate". Hanno dovuto recuperare in giro altre coperte, perché nonostante si sia in luglio la notte è freddo: una coperta la si mette sotto, una la si mette sopra. 

 

Ma chi sono questi 12 migranti? "Persone con titolo di soggiorno - spiega - richiedenti asilo in attesa dell'ingresso nel sistema dell'accoglienza, con la ricevuta dell'appuntamento già fissato in Questura per la richiesta di protezione umanitaria". 

 

Ragazzi del Pakistan, qualcuno appena giunto in Trentino, altri che sono in Italia da più tempo. Persone che per la legge e per i trattati internazionali avrebbero diritto all'accoglienza. Basterebbe una firma per toglierli dalla strada, un semplice timbro per aprire loro le porte delle strutture cittadine.

 

Ma le firme e i timbri non arrivano, gli ingressi nel sistema di accoglienza si fanno con il contagocce. E' la strategia della lentezza. Provincia, Comune, Questura adottano il metodo della dissuasione: lasciano le persone in strada, accorciano i giorni di permanenza nei dormitori, rendono la vita difficile a questi migranti, adesso anche con gli sgomberi coatti.

 

L'obiettivo è quello di disincentivare la permanenza, di spingere per l'allontanamento volontario: via di qua, qui non c'è più posto, essere accolti è difficilissimo. Il contrario dell'accoglienza: il respingimento. Come quello in mare, soltanto che qui si fa in terra. 

 

Quei 12 che dormivano sul palco del Santa Chiara ora dormono sotto un ponte, assieme a tanti altri. Non diciamo quale ponte, per evitare un altro sgombero. Perché funziona così, quando la povertà è nascosta non c'è nessun problema, quando va in scena - come sul palco le santa Chiara, per esempio - dev'essere cacciata via. Il pubblico vuole vedere altro.

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