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Incidente sul ghiaccio per uno studente e i genitori querelano gli insegnanti. I prof: ''Basta, rinunciamo alle gite''

Durante una giornata al Palaghiaccio di Pergine un ragazzo è caduto e i genitori se la sono presa con i prof di educazione fisica. Una quarantina di insegnanti hanno scritto una lettera in solidarietà ai colleghi: "Adesso basta, abbiamo troppe responsabilità, rinunciamo alle attività extrascolastiche"

Di L.P. - 21 aprile 2018 - 12:32

PERGINE. Siamo una società sempre più litigiosa e anche per questo sempre più in stallo, incapace di crescere e di superare i problemi, ostaggio di veti incrociati e ricorsi. E quanto successo a Pergine ne è l'esempio lampante. I genitori di un ragazzo della scuola Ciro Andreatta hanno querelato gli insegnanti di educazione fisica perché il giovane durante una ''lezione'' sul ghiaccio è caduto sbattendo a gennaio. I danni riportati dallo studente avrebbero riguardato un dente ma in definitiva per il giovane si sarebbe trattato di un normale incidente di quelli che ai ragazzini delle medie ne capitano di continuo e servono a crescere e imparare. Si cade per imparare a rialzarsi, diceva qualcuno.

 

Ma ai genitori del ragazzo la cosa non è andata giù e hanno deciso di querelare i due insegnanti di ginnastica che, probabilmente nella ricostruzione di parte, avrebbero dovuto impedire quell'incidente. Risultato? Quello più ovvio: che gli insegnanti si sono detti pronti a rinunciare a qualsiasi attività fuori scuola. Chi glielo fa fare, effettivamente, agli insegnanti se poi al primo incidente ci vanno di mezzo loro? Se alla prima occasione i genitori sono pronti a scagliarsi contro la scuola e i professori? Hanno espresso il loro disappunto con una lettera firmata da una quarantina di prof e inviata a tutte le istituzioni di Pergine: dalla dirigente scolastica al sindaco, dall'assessore allo sport al servizio istruzione e ai sindacati. 

 

"Le uscite, le visite, le attività sportive fuori dalla scuola - vi si legge - i viaggi di istruzione di uno o più giorni sono esperienze educative dei grande valore. Organizzare un viaggio d'istruzione, scegliere una meta o un'attività e dar senso didattico a ciò che si propone è questione assai delicata anche per i rischi che comportano e pertanto ponderata da parte dei docenti organizzatori e accompagnatori nonché da parte degli organi collegiali. Per questo la scuola e i docenti in primis adottano, in via preventiva, tutte quelle misure organizzative e disciplinari idonee a evitare prevedibili situazioni di pericolo e vigilano perché siano scongiurate".

 

"Nella convinzione di essere compresi e sostenuti dalle famiglie - proseguono - e consapevoli dell'importanza che tali attività rappresentano per la crescita dei ragazzi, i docenti di questa scuola si sono sempre fatti carico delle responsabilità che esse comportano (...) ora è subentrata la convinzione di non essere tutelati a sufficienza. (...) Uscite e viaggi (...) comportano una straordinaria assunzione di responsabilità civile e penale e poiché non vi può essere alcun obbligo alla partecipazione a qualsiasi iniziativa, i docenti firmatari prospettano la possibilità di non organizzare viaggi né accompagnare gli alunni in uscite il prossimo anno scolastico". 

 

Il primo passo sarà quello di rinunciare alla Giornata dell'Atletica prevista per il 27 aprile. I prossimi potrebbero essere quelli di tenere in ogni scuola gli studenti ben seduti sulle loro sedie, magari vestiti con piumoni antiurto e caschi in testa, come in quella scuola di Lucca, evitando qualsiasi tipo di attività extra scolastica, qualsiasi ginocchio sbucciato o dente saltato, qualsiasi esperienza formativa, per ritrovarci con degli adulti, un domani, ancor più litigiosi di quelli d'oggi.

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