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La Cassazione conferma la sentenza, condannati per 'furto venatorio' quattro bracconieri trentini

Si erano opposti alla sentenza della Corte di Appello di Trento che però è stata confermata. Oltre alla detenzione di armi clandestine riconosciuto il furto aggravato ai danni dello Stato per aver abbattuto un capriolo senza licenza di caccia

Pubblicato il - 13 ottobre 2018 - 11:55

TRENTO. E' di pochi giorni fa il deposito della sentenza della Cassazione a cui si erano rivolti gli imputati trentini accusati di bracconaggio per l'uccisione di un capriolo. L'Alta corte ha però confermato la pronuncia della Corte di Appello di Trento, confermando la condanna per i reati di detenzione e porto d'armi clandestine, per furto aggravato ai danni dello Stato e detenzione illecita di munizioni.

 

Perso quindi il ricorso, oltre alla conferma della condanna i quattro trentini dovranno anche pagare le spese processuali e provvedere al versamento di ulteriori 2 mila euro. E' stata quindi riaffermata la tesi giurisprudenziale del cosiddetto “furto venatorio”  secondo la quale, in caso di esercizio abusivo dell’attività venatoria da parte di soggetti privi di licenza di porto di fucile ad uso caccia, si integra la più grave ipotesi di furto aggravato ai danni dello Stato, essendo la fauna selvatica patrimonio indisponibile dello Stato, di cui ci si può appropriare solo rispettando le regole della concessione in materia di armi ed i regolamenti venatori statali e locali.

 

Ne dà notizia in una nota la Lega per l'Abolizione della Caccia (LAC) che nel prendere positivamente atto della sentenza della Suprema Corte, ricorda "i ritardi da parte del Ministero dell’Ambiente nell’attuazione del Piano nazionale di contrasto del bracconaggio, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, specialmente per quanto riguarda il turnover del personale pubblico di vigilanza (che ne costituiva uno dei punti più qualificanti), nonché  il mancato coinvolgimento dei Corpi forestali delle regioni e province autonome e dei servizi di Polizia Provinciale".

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