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''Li prendiamo noi, a casa nostra'', Gianluca e Giulia pronti ad accogliere i migranti esclusi dall'accoglienza

La coppia ha scritto su Facebook: "La decisione di Fugatti è un'umiliazione per la città di Trento". E l'auspicio: "Confidiamo che altri si facciano avanti per dare un segnale forte all'intera comunità così spaccata su questo tema"

Di db - 22 novembre 2018 - 17:06

TRENTO. "Li prendiamo noi, a casa nostra", scrive così su Facebook Gianluca Taraborelli, giornalista trentino e anima della band del progetto Stregoni. D'accodo con lui la sua compagna Giulia Pedrotti, presidente dello Studio d'Arte Andromeda. A casa loro hanno deciso di accogliere uno dei migranti che il governatore Fugatti ha deciso di lasciare su una strada

 

"Li prendiamo a casa nostra", che sembra l'anticipazione della solita frase che spopola nei commenti quando al centro del dibattito c'è un richiedente asilo: "Prendeteveli a casa vostra". Loro sono disponibili: "Io e Giulia ne abbiamo parlato e non abbiamo intenzione di indignarci, abbiamo intenzione di agire". 

 

"Riteniamo che la decisione del presidente Fugatti costituisca un atto di profonda umiliazione per la città di Trento, per i trentini e per le istituzioni che li rappresentano. Siamo pertanto disponibili da subito ad accogliere in casa nostra, a nostre spese, una di queste persone".

 

E l'auspicio: "Confidiamo che i tanti attori della solidarietà sul territorio, prima fra tutti la Curia, le associazioni di volontariato o altri semplici cittadini, si facciano avanti per dare un segnale forte all'intera comunità così spaccata su questo tema". 

 

"Il Comune di Trento ha già riconfermato uno stanziamento economico per la gestione dei pasti di questi richiedenti asilo. Alla Provincia era stato chiesto di mettere a disposizione i locali della Residenza Fersina".

 

"Se questa sistemazione non fosse più disponibile - scrive Taraborelli -  siamo certi che non sarà difficile trovare delle alternative su un territorio riconosciuto in tutto il mondo per la sua impareggiabile spinta solidale". 

 

"Siamo consapevoli della necessità di una riforma del sistema di accoglienza - scrive infine il giornalista - ma non siamo disponibili a permettere che ciò avvenga sulla pelle di queste persone". 

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