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Senza accoglienza dorme in strada. La storia di un giovane richiedente che ora ha denunciato il Ministero dell'Interno

Lo abbiamo chiamato Emel, un nome di fantasia, il giovane ventenne che è arrivato un anno fa a Trento e ad oggi non è ancora riuscito ad ottenere le misure di accoglienza previste dalla legge. Ora, grazie al supporto di Antenne Migranti e dell'avvocato Giovanni Guarini, ha deciso di denunciare il personale del Ministero dell'Interno. La situazione del giovane è seguita anche dall'Assemblea antirazzista di Trento

Di Giuseppe Fin - 29 dicembre 2018 - 05:01

TRENTO. E' arrivato a Trento dopo giorni, settimane di viaggio via terra per i Balcani. Giunto nella nostra città avrebbe voluto solo avere un posto al caldo dove dormire e mettersi in regola. Così però non è stato ed oggi, un giovane ventenne che chiameremo Emel (è un nome di fantasia per tutelarne la situazione e l'identità) ha deciso di alzare la testa e, aiutato da un avvocato trentino, di presentare un atto di denuncia nei confronti del Ministro dell'Interno e degli organi territoriali collegati. Ad oggi, ad un anno di distanza dal suo arrivo e dopo ripetuti tentativi, nessuno l'ha strappato dal freddo della notte in cui è costretto a dormire.

 

Emel è nato in Afghanistan ma la situazione del suo Paese lo ha costretto a migrare. Prendendo quelle poche cose che riteneva essenziali ha iniziato il suo viaggio scegliendo la strada che già molti prima di lui avevano fatto, quella dei Balcani, attraversando l’Iran, la Turchia, la Grecia, la Macedonia, la Serbia.

 

Giorni e giorni di viaggio e di speranze alla ricerca di qualcosa che non conosceva veramente ma ne aveva sentito parlare. Un futuro nuovo dove magari poter studiare e costruirsi una famiglia. Un sogno che si è ben presto infranto quando nei primi mesi del 2018 è giunto a Trento. Non conosceva nessuno, aveva difficoltà a parlare e non sapeva nemmeno cosa fare per far sapere che lui c'era, esisteva e voleva in qualche modo essere accolto.

 

“Il primo giorno in cui sono arrivato a Trento ho dormito in stazione – racconta il giovane nel documento di denuncia che è stato presentato alla Procura della Repubblica di Trento – poi in giro per la città”.  I primi giorni sono i più difficili quando non si conosce nessuno ma con il passare del tempo Emel scopre che altri sono nella sua stessa situazione. “Dopo due settimane che mi trovavo qui – spiega – mi hanno chiamato per un posto alla Bonomelli per trenta giorni”.

 

Da lì a poco è arrivato il contatto da parte di Cinformi per un giorno ad inizio marzo per formalizzare la richiesta di asilo ma da quel momento per il giovane ventenne inizia una scia di rimpalli che non finisce più. “Quando ho ricevuto l'appuntamento – spiega nell'atto di denuncia – io non avevo alcun genere di domicilio per quel giorno e quindi non ho potuto fare nulla. Mi hanno dato quindi un appuntamento la settimana dopo ma mi trovavo nella stessa situazione e allora ancora nulla”. La terza volta sembra essere quella fortunata. “Al terzo appuntamento – spiega – una volontaria mi ha pagato un posto dove dormire e ho potuto formalizzare la domanda di asilo. Mi è stato quindi dato un permesso di soggiorno 'Dublino'”.

 

Nel frattempo Emel riesce a trovare un posto in Casa Maurizio a Trento sempre grazie all'aiuto di una volontaria ma da fine aprile di quest'anno è finito nuovamente in strada. “Sono andato due volte allo Sportello Unico – spiega – per accedere ai dormitori della Caritas di Trento e ho trascorso un altro paio di giorni alla Bonomelli”.

 

Intanto sono passati i mesi ed è arrivato il momento di rinnovare il permesso. “Mi sono rivolto nuovamente a Cinformi ma mi è stato detto che avevo bisogno di una dichiarazione di ospitalità per avere un appuntamento”. Un continuo rimpallo di responsabilità e un continuo girare da una parte all'altra per capire quello che bisogna fare.  “Ho firmato e inviato via Pec una lettera di diffida alla Questura di Trento ed al Commissariato del Governo di Trento in primo luogo chiedendo di includermi nelle misure di accoglienza previste dalla legge e poi alla Questura di fissarmi un appuntamento per il rinnovo del permesso di soggiorno” spiega ancora Emel. Il problema del rinnovo viene risolto dopo le insistenti richieste fino a quando al giovane viene concesso l'appuntamento.

 

Ben diversa invece la storia per quanto riguarda le misure di accoglienza. “Nonostante avessi informato e richiesto agli organi competenti di essere incluso – spiega Emel - nelle misure di accoglienza previste per chi come me è in permesso di soggiorno nessuno ha provveduto e ad oggi io sono in strada, all'addiaccio”.

 

Questa è la storia un giovane ventenne afghano (per tutelarlo abbiamo deciso di utilizzare un nome di fantasia). Gli ostacoli che il giovane riporta sono stati quelli che altri hanno testimoniato: la richiesta di domicilio per formalizzare la domanda e avere un appuntamento per il rinnovo del permesso, la mancanza di una risposta chiara alle questioni poste, il continuo “rimpallo” di responsabilità e l'attesa di mesi per l'ingresso in una struttura di accoglienza.

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