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Un forte boato, la frana e Clara viene evacuata con la sua carrozzina: ''Mi sono affidata ai pompieri e poi alla generosità della comunità''

Nella notte di lunedì due grosse frane si sono staccate in località Grezzi e una sessantina di persone son state sfollate dai vigili del fuoco. Clara ci racconta la sua esperienza e l'aiuto datole dalla locanda de l'Arguta

Di Luca Pianesi - 31 ottobre 2018 - 20:32

MATTARELLO. ''Prima l'acqua del rubinetto è diventata gialla e fangosa, poi il boato e la paura, e alla fine la solidarietà dei nostri concittadini e l'impegno dei vigili del fuoco, unici e straordinari''. Si potrebbe riassumere con queste parole la storia di Clara Lunardelli, 57 anni, che lunedì notte ha vissuto, costretta a spostarsi sulla sua sedia a rotelle, il dramma di altre centinaia di persone che, come lei, sono state sfollate per il maltempo. Una storia semplice ma allo stesso tempo simbolica che mostra come nelle situazioni di difficoltà, alla fine, riemerga lo spirito di altruismo di una comunità che, quando c'è bisogno, è pronta a fare quadrato e ad aiutarsi l'un l'altro. 

 

''A me è successo - spiega Clara rientrata ieri sera nella sua casa sopra Mattarello - appena hanno saputo che stavano sfollando la zona di via Grezzi, mi ha chiamato la Locanda de l'Arguta che si trova poco prima di Romagnano e conoscendo delle mie difficoltà motorie mi hanno proposto di andare a stare da loro per la notte. E così dopo che ci hanno portato al punto di ritrovo, che era all'oratorio di Mattarello, con una jeep un po' più grande del solito e in grado di farmi entrare con la carrozzina i vigili del fuoco mi hanno portato con mia madre nell'agriturismo e lì siamo stati accolti benissimo''.

 

Poche ore prima una violenta frana si era distaccata dai due torrenti che scendono proprio dalla località Grezzi verso la pianura. ''La nostra è una zona con molte sorgenti e siamo vicini a due rii - spiega ancora Clara -. Lo Stanghet pareva molto tranquillo con una bassa portata. Poi sono andata al rubinetto ho aperto l'acqua ed è uscita giallognola con dentro molti detriti. Un attimo dopo si è sentito un boato fortissimo e abbiamo capito che stava venendo giù una grossa frana. La nostra è una vecchia casa di campagna e ci viviamo in 12 tra cugini e parenti. Ci siamo tutti spostati nella parte di abitazione più lontana dal torrente e poco dopo abbiamo visto arrivare i vigili del fuoco che ci hanno detto che dovevano sfollarci. Io tengo sempre pronta una valigia con degli abiti per ogni evenienza e quindi presa quella mi sono affidata completamente ai pompieri che mi hanno presa e caricata su un loro mezzo e portata all'oratorio di Mattarello''.

 

Erano da poco passate le 21. Nel punto di raccolta sono arrivate anche le altre famiglie della zona (in totale sono state evacuate una sessantina di persone perché si erano create due grosse frane di fango e detriti che, di fatto, bloccavano la zona di via Grezzi isolandola e in alcune case erano entrati detriti e fango) e da lì sono state suddivise, chi da amici e parenti chi nell'oratorio, chi, infine, è stato ospitato in strutture ricettive come la Locanda de l'Arguta.

 

''Io e mia madre siamo andate lì - completa Clara - e anche due famiglie di due abitazioni colpite direttamente dalla frana. Siamo stati portati dai vigili del fuoco che ci hanno lasciati lì e nell'agritur siamo stati subito accolti benissimo. Ci hanno chiesto se volevamo qualcosa di caldo ma abbiamo tutti preferito andare a stenderci perché eravamo spaventati e stanchi. La mattina dopo ci siamo ritrovati davanti a una tavola imbandita, bellissima. Insomma è stato davvero un grande esempio di altruismo e generosità''. 

 

Intanto i vigili del fuoco hanno lavorato notte e giorno per mettere in sicurezza l'area e ripulire nei limiti del possibile la zona di via Nazionale e che collega Mattarello a sud con Rovereto e a nord con Trento. ''Siamo rientrati e tutto è andato bene - conclude Clara - l'unica cosa che mi sento di dire è che forse tutti noi dovremmo curare di più il nostro territorio. Quando ho visto il rio Stanghet in quelle condizioni ho ripensato a mio padre che quando arrivavano nubifragi si metteva l'impermeabile e usciva con la pala a creare dei canali d'indirizzo per l'acqua. E durante tutto l'anno controllava l'alveo e i boschi soprastanti. Oggi sappiamo che qui sopra di noi ci sono porzioni di bosco i cui proprietari almeno da 20 anni non vengono nemmeno a vedere in che stato sono. Dobbiamo curare di più il mondo in cui viviamo altrimenti la natura ci ricorderà sempre che è più forte di tutto e di tutti''.

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