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Vende la macchina per pagarsi le cure mediche ma viene truffato. Condannata la banca a risarcire

L'uomo si era rivolto all'istituto bancario per verificare che l'acquirente avesse la copertura economica necessaria. Dopo ampie rassicurazioni, però, scoprì di essere stato truffato

Pubblicato il - 08 settembre 2018 - 08:58

TRENTO. Truffato nella vendita dell'auto ora sarà la banca a dover risarcire per l'accaduto. I fatti risalgono al 2014 e il protagonista è un uomo, oggi defunto, che all'epoca era pensionato. La sua intenzione era quella di vendere la propria auto per pagarsi le cure mediche. Per questa ha deciso di mettere degli annunci su alcuni siti internet.

 

Ad un certo punto, proprio grazie ad uno di questi annunci, il pensionato era stato contattato da un acquirente che gli aveva spiegato di essere interessato all'acquisto dell'auto, una Mercedes. Il pagamento lo avrebbe fatto con un assegno o vaglia postale.

 

L'anziano, prima di concludere l'affare, decise di rivolgersi ad una banca, la ex cassa Rurale di Aldeno e Cadine per verificare che effettivamente l'acquirente avesse la disponibilità economica necessaria. Per fare tutto questo, però, dovette diventare cliente della banca.

 

Ecco allora che l'anziano con l'acquirente si sono recati in banca con il vaglia postale per effettuare le dovute verifiche. L'impiegata stava cercando il numero dell'ufficio postale a cui faceva riferimento il vaglia quando l'acquirente si offrì di darle il numero avendolo salvato sul cellulare.

 

L'impiega fece quindi la chiamata all'ufficio postale nel bergamasco e verificò che il titolo era valido. Da qui le ampie rassicurazioni per l'anziano e la decisione quindi di concludere l'affare con la consegna dell'auto all'acquirente e il versamento nel suo conto appena aperto in banca di 36 mila euro.

 

La vicenda, però, non finì bene. Poco tempo dopo, infatti, l'anziano venne a sapere che il vaglia incassato dalla banca era falso e che quando l'impiegata fece la chiamata per verificare, dall'altro capo della cornetta c'era un complice dell'acquirente.

 

La vicenda è finita ben presto in tribunale. La banca si disse fin da subito estranea al raggiro avendo effettuato le verifiche e sottolineando l'impossibilità da parte dell'impiegata di sapere che dall'altro capo della cornetta ci fosse un impostore.

 

Giustificazioni, queste, che non sono però servite. Il tribunale, infatti, ha deciso che la banca avrebbe dovuto verificare in maniera più attenta. Da qui la sentenza con l'obbligo di risarcire il pensionato.

 

 

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