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Battaglia in paese sul nome della piazza: i cittadini chiedono un referendum, il sindaco propone un sondaggio. Il Tar sospende la consultazione

Al centro del contendere è piazza Prati a Laghetti, che alcuni vorrebbero si chiamasse piazza della chiesa. La giustizia amministrativa regionale ha accolto la richiesta sospensiva del comitato referendario della frazione di Egna

Pubblicato il - 07 giugno 2019 - 19:12

EGNA. Al centro della discordia c'è il poeta (sostenitore dell'Unità d'Italia) Giovanni Prati. Una figura alla cui memoria era stata dedicata la piazza di Laghetti (Egna), un fatto non ben visto da una componente autonomista in paese, di qui la decisione di mutare la denominazione in "piazza della chiesa" appunto. Un passaggio (che risale a due anni fa circa) che non è andato giù a molti e da cui si è scatenata una battaglia a suon di sondaggi e raccolte firme che ora ha coinvolto anche la giustizia amministrativa.

 

Ma andiamo con ordine. Da un gruppo di persone (e un'associazione) è arrivata in Comune la richiesta di cambiare denominazione alla piazza. Un'istanza appoggiata dal sindaco Horst Pichler, portata dall'esecutivo in consiglio comunale e approvata. Ma il passaggio non è passato inosservato e dal basso è partita un'iniziativa di protesta. In pochi giorni il circolo culturale di Laghetti ha raccolto 251 firme: i sottoscrittori si pronunciavano contro il mutamento del nome di "piazza Giovanni Prati" in "piazza della chiesa".

 

Il malcontento si è allargato a macchia d'olio nella popolazione della frazione, dove si è costituito il Comitato pro referendum di Laghetti che, come suggerisce il nome, chiedeva un referendum sulla questione.

 

"Inizialmente abbiamo chiesto un referendum propositivo, bocciato dalla commissione provinciale competente, poi abbiamo presentato la richiesta di un quesito abrogativo che invece è stata accettata" spiega il portavoce del Comitato Fulvio Benati. "Intanto - prosegue - in Comune hanno capito che non sarebbe dovuto essere il consiglio a deliberare in merito, quindi il consiglio ha abrogato la delibera con cui cambiava il nome alla piazza".

 

Il referendum, ad ora, non c'è ancora stato: "Il sindaco al posto del referendum ha proposto un sondaggio, una pagliacciata solo per la Volkspartei - attacca Benati - La piazza si chiamava Giovanni Prati dal 1970, lo so bene io che in passato ho seduto per tre legislature in consiglio comunale".

 

Di qui la decisione del Comitato e dei suoi sostenitori di rivolgersi alla giustizia amministrativa regionale. "Ci siamo affidati all'avvocato Andrea Manca" racconta sempre il portavoce del Comitato. La richiesta era dell'annullamento, previa sospensione dell'efficacia, della deliberazione del consiglio comunale che revocava quella precedente, del maggio 2017 sulla nuova denominazione della piazza, nella parte in cui dispone di "svolgere però in tal senso tra la popolazione della frazione di Laghetti un sondaggio (Befragung) per la rinomina della piazza".

 

I membri del Comitato chiedevano inoltre al Tar di annullare (e preventivamente sospendere) l'invito al sondaggio ricevuto l'8 aprile 2019 e di tutti gli atti e i documenti presupposti, connessi e consequenziali ai provvedimenti e agli atti impugnati.

 

Il 7 maggio scorso il Tar ha scritto un nuovo capitolo nella vicenda: con l'ordinanza firmata dalla presidentessa Alda Dellantonio ha sospeso l'efficacia della deliberazione del consiglio comunale impugnata e ha fissato per la trattazione del ricorso un'udienza pubblica per il 18 marzo 2020.

 

"Tutto è sospeso - dice sempre il portavoce del Comitato - Al momento non si fa né un sondaggio né un referendum, ma la piazza ha ancora il suo nome. Per le elezioni europee sulle tessere elettorali è comparso un adesivo che indicava, come sede del seggio, "piazza Giovanni Prati". Ma a tre mesi dall'abrogazione della delibera in Comune manca ancora la targa che indichi il nome della piazza".

 

Manco a dirlo il movimento popolare non si arresta: "Stiamo valutando le prossime iniziative per sollecitare l'apposizione della targa" conclude Benati.

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