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Controllo elettronico della velocità in autostrada? Non basta, gli incidenti stradali non diminuiscono come ci si aspettava

Secondo lo studio dell'Università di Trento, realizzato dal dipartimento Economics and Management, la diminuzione della mortalità autostradale registrata negli ultimi quindici anni potrebbe essere dunque attribuibile a un mix di fattori, tra i quali l'innovazione tecnologica dei veicoli e della manutenzione stradale, indipendenti dall’introduzione del Safety Tutor

Pubblicato il - 21 novembre 2019 - 12:32

TRENTO. La sicurezza in autostrada? Il safaty tutor, il sistema che serve per rilevare la veloci e utilizzato dalla polizia stradale non basta. Gli effetti avuti dalla sua introduzione, sono stati limitati. A dirlo è uno studio che ha portato avanti l’Università di Trento e che è stato pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Economics of Transportation che ridimensiona la tesi secondo cui questo dispositivo avrebbe portato a un dimezzamento degli incidenti mortali.

 

Gli sforzi messi in campo per migliorare la sicurezza sulla rete autostradale italiana secondo il rapporto Aiscat del 2017, hanno permesso negli ultimi anni di ridurre sensibilmente il numero di incidenti. Da oltre 11.300 con 600 morti del 2001 il numero degli incidenti si è ridotto nel 2017 a poco più di 6.300 con circa 230 morti.

 

Secondo l'analisi fatta dallo studio, condotto dal Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento, il sistema introdotto nel 2005 come deterrente per l'alta velocità, in 12 anni ha contribuito a un calo degli incidenti gravi, ma meno di quanto annunciato. Un aumento di un decimo della copertura autostradale con il Safety Tutor corrisponde a una riduzione media degli incidenti gravi del 3.9%, mentre non c'è evidenza di un effetto positivo del dispositivo sulla riduzione degli incidenti mortali.

A condurre l’indagine, Mattia Borsati e Michele Cascarano, dottorandi in Economics and Management all’Università di Trento, e Flavio Bazzana, direttore del Dipartimento di Economia e Management dell'Ateneo trentino: ''Abbiamo voluto analizzare i dati cercando di escludere altri fattori che contribuiscono in modo diverso al miglioramento della sicurezza, come il minor traffico autostradale dovuto alla crisi economica, i miglioramenti stessi della rete autostradale e il progresso tecnologico dei veicoli in termini di dispositivi di sicurezza''.

 

''La novità del nostro studio – spiega Borsati – sta nell’utilizzo di un dataset longitudinale e di metodi statistici per l'inferenza causale. L'analisi econometrica dei dati che abbiamo utilizzato, riguardanti il numero di incidenti avvenuti tra il 2001 e il 2017 su tutti i 50 settori autostradali italiani in concessione (ovvero, sia quelli esposti all’utilizzo del Safety Tutor, sia quelli privi del dispositivo), mostra come un aumento di un decimo del rapporto tra i chilometri autostradali coperti con questo dispositivo e i chilometri totali della tratta corrisponda a una riduzione degli incidenti con feriti del 3,9% circa. A fronte di questo effetto positivo ma limitato, non abbiamo riscontrato evidenze empiriche sufficienti dell'effetto positivo del Safety Tutor sulla riduzione degli incidenti mortali''.

 

Secondo lo studio, la diminuzione della mortalità autostradale registrata negli ultimi quindici anni potrebbe essere dunque attribuibile a un mix di fattori, tra i quali l'innovazione tecnologica dei veicoli e della manutenzione stradale, indipendenti dall’introduzione del Safety Tutor.

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