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Crisi di governo: c'è chi pensa al taglio dei parlamentari ma ci sono 240 mila lavoratori che rischiano il posto (alcune centinaia in Trentino Alto Adige)

La caduta dell'esecutivo comprometterebbe le 158 vertenze sindacali sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico, tra cui i lavoratori delle sedi regionali di Mercatone Uno, Solland e Marangoni. Sono oltre 240mila i lavoratori che rischiano il posto qualora si decidesse di andare a nuove elezioni

Di Davide Leveghi - 14 agosto 2019 - 19:20

TRENTO. La crisi del governo e la minaccia di andare a nuove elezioni non avrebbe conseguenze solo per le tasche degli italiani, con il rischio che l'Iva schizzi al 25,2%, ma anche per molti lavoratori impegnati in vertenze sindacali sul tavolo del Ministero dello Sviluppo Economico. Tra le aziende in crisi, la cui situazione è monitorata dal governo, vi sono anche Mercatone Uno e Marangoni, con sedi sul territorio provinciale trentino.

 

“La caduta del governo a fine estate non fa bene ai lavoratoti impegnati nelle vertenze sindacali- spiega Franco Ianeselli, segretario della Cgil Trentino- innanzitutto perché si perde un interlocutore che ne tuteli gli interessi di fronte alle aziende”.

 

Sarebbero 158 le vertenze aperte a livello nazionale sul tavolo del MiSE, coinvolgenti più di 240mila lavoratori, scrive Marco Patucchi su Repubblica. Lavoratori, e di conseguenza famiglie, su cui pendono le spade di Damocle del licenziamento, degli esuberi, delle delocalizzazioni o delle scadenze degli ammortizzatori sociali, mentre i giochi di potere parlamentari rischiano di far saltare non solo il governo, interlocutore necessario tra questi e le aziende, ma anche il decreto del 6 agosto con cui l'esecutivo aveva sbloccato diversi milioni per importanti emergenze industriali (ex-Alcoa, Whirpool, Ilva,e così via)- e non solo.

 

Una situazione che in Trentino vede a rischio i 200 lavoratori di Marangoni e i più di 30 di Mercatone Uno e un centinaio della Solland di Sinigo. “Di Maio aveva preso l'iniziativa- continua sempre Ianeselli- e ora salterebbero i tavoli. Non che questi fossero la soluzione, non sono né taumaturgici né risolutivi, ma sicuramente offrivano un momento di negoziazione”.

 

I settori più colpiti risulterebbero essere quello dei servizi, con circa 43mila lavoratori, quello dell'industria pesante, con circa 32mila lavoratori e quelli chimico-peltrolchimico e di componentistica elettrica, con 25mila lavoratori circa ciascuno. Questo il (triste) podio delle aziende in difficoltà, le cui singole vertenze rischiano, con la caduta del governo, di rimanere impolverate sul tavolo di un palazzo romano.

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