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Ex caso Itas, Grassi condannato a due anni per aver calunniato Gnesetti

L'ex direttore della Mutua assolto per tentata estorsione ai danni dell'ex presidente Di Benedetto. Decade anche l'accusa di falso, per la quale è stata assolta anche Gnesetti 

Di Luca Andreazza - 19 luglio 2019 - 13:56

TRENTO. L'ex direttore di Itas Ermanno Grassi è stato condannato a due anni di reclusione (con pena sospesa) per calunnia nei confronti di Alessandra Gnesetti, la quale si era costituita parte civile e riceverà un risarcimento di 10 mila euro e la rifusione delle spese, mentre cade l'accusa di tentata estorsione nei confronti di Giovanni Di Benedetto, ex presidente del colosso trentino, e quella di falso, in quest'ultimo caso assolta anche l'ex funzionaria della Mutua, che aveva fatto partire l'inchiesta con le dichiarazioni davanti al giudice del lavoro e ai carabinieri del Ros

 

Questa la sentenza di primo grado di Giuseppe Serao, presidente del collegio, con i giudici Greta Mancini e Giovanni De Donato. Una vicenda che risale al 2017, quando era scoppiato il caso Itas (Qui articolo). Dopo un periodo particolarmente turbolento, la prima svolta era arrivata 12 mesi fa. Lontano dai riflettori e in modo deciso, la Mutua si era chiamata fuori: aveva trovato un accordo in via transattiva con l'ex direttore generale (Qui articolo). Un'inchiesta che aveva comunque portato il colosso trentino a rinnovare i vertici (Qui articolo). 

 

Da quel momento dei capi d'accusa erano restati in piedi soltanto i filoni di tentata estorsione, calunnia e falso (Qui articolo). Procedimenti che vedevano come protagonisti Alessandra Gnesetti, dalla quale sono partite tutte le indagini che avevano fatto crollare i vertici del colosso delle assicurazioni, Grassi e Di Benedetto. 

 

Per i giudici Grassi aveva calunniato Gnesetti: il reato riguarda l'accusa che l'ex direttore aveva mosso all'ex funzionaria sulla questione della badante per la madre. Nel corso del contenzioso davanti al giudice del lavoro, Gnesetti aveva dichiarato che Grassi diede disposizioni di modificare l'intestazione di una fattura per addebitare a Itas la prestazione di assistenza per un valore di 28 mila euro. L'ex direttore generale aveva presentato una querela per diffamazione a Gnesetti, ma per i giudici è stato Grassi calunniarla. La condanna è quindi di 2 anni e il risarcimento di 10 mila euro

 

E' caduta, invece, l'accusa più pesante, quella di tentata estorsione, del manager ai danni dell'ex presidente, che in aula aveva sempre negato di essersi sentito vittima di un ricatto. Nel 2016, secondo l'accusa, Di Benedetto sarebbe stato seguito da un investigatore privato ingaggiato da Grassi per costruire un dossier e ricattare l'ex numero uno di Itas, documenti poi mai utilizzati. Decade anche l'accusa di falso: una decurtazione di punti dalla patente per aver superato il limite di velocità, Grassi avrebbe chiesto a Gnesetti di dichiarare di essere stata lei alla guida dell'auto sanzionata. Entrambi sono stati assolti. La vicenda non si dovrebbe chiudere qui. Sembra scontato il ricorso della difesa di Grassi per far cadere anche l'ultimo capo di accusa.  

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