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Falsi esami d'italiano per avere il permesso di soggiorno, 6mila stranieri coinvolti. E' successo anche in Trentino

L'esame era una farsa, un giro di affari che ha coinvolto più di 6mila stranieri in varie regioni, tra cui il Trentino Alto Adige. Nel corso delle indagini si è riscontrato l’accesso in aula di soggetti non iscritti, con il preciso compito di ricopiare gli appunti o di compilare le schede d’esame per conto dei candidati non in grado nemmeno di scrivere i propri dati anagrafici in lingua italiana. Cinque persone arrestate e 25 indagate

Di Giuseppe Fin - 26 March 2019 - 11:41

TRENTO. Corruzione, truffa, contraffazione di documenti necessari per ottenere il rilascio della carta di soggiorno attraverso falsi attestati di conoscenza della lingua italiana. Ad essere coinvolti sarebbero oltre 6 mila stranieri nell'arco di due anni di varie zone d'Italia. Tra queste anche in Trentino oltre Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Gli stranieri, a fronte del pagamento di svariate centinaia di euro, rigorosamente in denaro contante (da 450 a 700 euro), richiedevano ed ottenevano, pur non ricorrendone i requisiti, l’ambito certificato “CELI” (certificato di lingua italiana) da cui è derivato il nome dell’Operazione di Polizia.

 

L'indagine è stata portata avanti dalla squadra mobile di Modena che proprio in queste ore sta procedendo all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un italiano e di 4 ordinanze agli arresti domiciliari per due italiani, un marocchino e un tunisino. Sarebbero in tutto 25 gli indagati

 

Le indagini sono riuscite a far luce su un sistema che faceva capo ad un «Centro di Formazione Linguistico» accreditato presso l'Università per Stranieri di Perugia. Qui si aveva il conseguimento, a seguito d'esame, dell'attestato di conoscenza della lingua italiana da parte dei cittadini stranieri che ne facevano richiesta, ai fini del rilascio del permesso di soggiorno di lungo periodo.

 

Un esame farsa visto che le forze dell'ordine, grazie a delle telecamere installate nelle aule, sono riuscite a immortale e a dimostrare che agli stranieri venivano fornite le risposte per l'esame. Le indagini, ha spiegato il responsabile della squadra mobile, hanno permesso di verificare che queste modalità sono state usate anche in una sede presente in provincia di Trento

 

Nel corso delle sessioni di esami le forze dell'ordine hanno riscontrato in più occasioni l’accesso in aula di soggetti non iscritti, con il preciso compito di ricopiare gli appunti o di compilare le schede d’esame per conto dei candidati non in grado nemmeno di scrivere i propri dati anagrafici in lingua italiana.

 

Le sessioni di esame “farlocche” si sono tenute nei mesi di luglio e settembre 2018, avevano d’altra parte prodotto il risultato del 100% di promossi, mentre l’ultima prova, quella tenutasi nel mese di novembre, quando l’Ateneo perugino, in accordo con gli organi inquirenti, ha sostituito il giorno stesso i fascicoli di esame, ha prodotto la bocciatura di tutti i candidati.

 

È stato riscontrato che, nel corso delle sessioni, gli stranieri producevano delle risposte corrette a domande che avrebbero dovute ascoltare tramite riproduzione di files audio che mai sono stati a loro sottoposti.

 

Nel corso dell’indagine, è stato riscontrato che, alcuni cittadini stranieri hanno sostenuto le prove d’esame all’interno del phone center modenese o in altri luoghi non idonei per poi essere falsamente inseriti in elenchi di prove di esame sostenute presso i centri autorizzati dall’Università, in palese contrasto con le normative previste.

 

Un giro d'affari di non poco conto in diverse sedi d'esame sparse in Italia e coinvolti, secondo le prime informazioni, sarebbero anche stranieri in Trentino Alto Adige.

 

Sulla vicenda questa mattina è intervenuto anche il ministro dell'Interno, Matteo Salvini: “Altro che ius soli e cittadinanze in regalo, in Italia servono regole, controlli e rispetto. Grazie alle Forze dell’Ordine!”

 

 

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