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Il Gruppo cinofilo risponde agli animalisti per il seminario sulla riproduzione canina. "Nessun legame con i cacciatori. La colpa è dell'ignoranza che c'è in giro"

L'Enci risponde alle accuse del collettivo Centopercentoanimalisti riguardo al seminario alle Lochere sulla riproduzione canina, tenuto dal veterinario Giovanni Majolino. La segretaria Conci: "Nulla di ciò che viene detto è vero. Selezionare le razze non significa uccidere i cani ma migliorare la specie"

Di Davide Leveghi - 13 novembre 2019 - 16:46

TRENTO. “Questo evento non c'entra nulla con i 'cacciatori del Casteller' – assicura la segretaria del Gruppo cinofilo Trentino Sabrina Conci la locandina sarà stata estrapolata. Il seminario è organizzato da noi, delegazione trentina dell'Enci, ente che rimane sotto l'egida delle politiche agricole. Le affermazioni sul dottor Majolino, inoltre, sono fatte da un gruppo di ignoranti, perché non sanno come funzioni l'allevamento dei cani”.

 

La smentita è giunta in breve tempo e le accuse del collettivo Centopercentoanimalisti “smontate” una ad una. La delegazione trentina dell'Enci ha infatti risposto ad un articolo pubblicato nella giornata di martedì 12 novembre (qui l'articolo) in cui, alla luce dell'affissione alle Lochere di Caldonazzo di alcuni manifesti contro i cacciatori, si riportava un comunicato del gruppo radicale animalista di protesta contro un evento giudicato a loro modo di vedere poco etico e pro caccia.

 

Le parole utilizzate da Centopercentoanimalisti erano durissime – si parla di “manipolazione” e “sperimentazioni che ricordano le cliniche del dottor Josef Mengele”, famoso criminale di guerra nazista impegnato in esperimenti sugli umani nel campo di sterminio di Auschwitz – così come le accuse all'ospite invitato dal Gruppo cinofilo per tenere il seminario, il dottore veterinario Giovanni Majolino. Altrettanto aspre le affermazioni sugli allevatori, a cui si imputa poca attenzione al benessere degli animali e ben più ai profitti dell'attività.

 

Tutte accuse respinte al mittente dalla segretaria dell'Enci Trentino, promotrice dell'evento, che con una lettera indirizzata alla nostra testata ha tenuto a specificare alcuni aspetti. “Abbiamo invitato il dottor Majolino – spiega Conci – in quanto esperto di fama internazionale sul tema della riproduzione canina. Prima ancora di divenire veterinario egli era allevatore di cani, quindi conosce le esigenze di chi fa questo lavoro, molto spesso solo per passione. Majolino possiede una delle poche banche del seme in Italia, utili ai clienti qualora avessero necessità di cambiare la linea di sangue di un animale, di migliorare la specie”.

 

La ragione della discrepanza di vedute tra i partecipanti e il gruppo animalista, probabilmente, sta proprio qui: l'allevamento di un animale che per eccellenza rappresenta la fedele compagnia dell'uomo, con conseguente selezione della specie. “Non c'è nulla di sperimentazione e di laboratorio, la selezione delle razze è sempre più importante perché i cani servono all'uomo. La selezione è caratteriale, parte dalla scelta degli animali che si devono accoppiare, cerca di migliorare la specie e non significa ammazzare le bestie ma controllarne la salute. Il libro genealogico diventa a questo punto fondamentale per preservare la razza”.

 

I cani vengono selezionati rispetto alle esigenze dell'uomo. Gli allevatori, infatti, potrebbero avere necessità di garantire al cliente del caso un cane adatto al soccorso, un cane adatto all'accompagnamento dei ciechi, adatto alla ricerca di stupefacenti o di esplosivi, o anche – perché no – alla caccia. “Posto che i cacciatori non c'entrano nulla – ribadisce Conci – può essere che al seminario partecipino allevatori di cani da caccia, e la cosa sarebbe importante visto che si parla di temi legati al benessere degli animali. Ci saranno anche veterinari, c'è sempre da imparare”.

 

Centopercentoanimalisti, a questo punto, non è proprio ospite gradito. “Abbiamo già avvisato le forze dell'ordine – garantisce Conci – perché noi nulla abbiamo a che fare con ciò che dicono gli animalisti, come ad esempio i canili pieni. Gli allevatori veri certe pratiche non le fanno proprio. La colpa è dell'ignoranza che c'è in giro”.

 

Per questo riportiamo in calce la lettera dell'Enci Trentino, replica al collettivo Centopercentoanimalisti.

 

 

 

 

 

 

 

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