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In Albania lo avevano giudicato incurabile a Feltre lo salvano asportando un tumore grande come un pallone da calcio

 Umberto Montin, direttore dell'area di chirurgia: "Ho asportato completamente la massa neoplastica assieme alle ultime tre costole toraciche di destra e ad una porzione di diaframma e di parete addominale. Questo ha lasciato esposto il polmone di destra, assieme al fegato e all’intestino, una vera voragine"

Pubblicato il - 27 dicembre 2019 - 18:43

FELTRE. Si potrebbe parlare di un vero e proprio miracolo di Natale per l'importante intervento alla Chirurgia di Feltre diretta dal dottor Umberto Montin. 

 

Il protagonista, dell'eccezionale operazione, è un uomo albanese di circa sessant'anni, arrivato in Italia proprio per essere curato. L'uomo, infatti, era affetto da una rara neoplasia di oltre 20 centimetri di diametro che coinvolgeva le ultime costole toraciche di destra, la parete addominale e il diaframma. Un tumore, delle dimensioni di un pallone da calcio, giudicato inoperabile nel paese d'origine.

 

Così l'uomo, che ha parenti residenti nel feltrino, è arrivato all'Ospedale di Santa Maria del Prato. L'operazione ha richiesto molto tempo, molte competenze e l'utilizzo di una particolare protesi a garantire un'impalcatura a sostituzione della parete toracica, addominale e diaframmatica asportate. 

 

L'enorme massa tumorale lo affliggeva da mesi e ne deformava il normale profilo fisico. Il tumore, coinvolgendo anche le costole, causava all'uomo difficoltà respiratorie, grande dolore e gli impediva di muoversi normalmente. 

 

Arrivato in Italia e ottenuta la tessera sanitaria provvisoria, l'uomo è stato preso in carico dal reparto di chirurgia. Subito i medici si sono resi conto della gravità della situazione: la neoplasia coinvolgeva, oltre alle costole, anche il muscolo diaframmatico e la parete addominale. 

 

"La nostra perplessità - spiega il dottor Montin, direttore del dipartimento di area chirurgica - non veniva tanto dalla fase demolitiva, cioè l’asportazione della massa e degli organi muscolari coinvolti, ma dalla necessità di ricostruire la parete toracica, addominale  e dal tratto diaframmatico che così venivano ad essere mancanti. In nostro aiuto è arrivata la tecnologia, di fatto la disponibilità di una protesi innovativa, uno 'scaffold' in gergo, cioè una impalcatura acellulata (senza cellule) ottenuta dall’ingegneria biologica dalla cotenna di maiale, che oltre a dare una consistenza meccanica garantisce un terreno di crescita per le cellule umane del paziente che, successivamente andranno a colonizzare questa impalcatura, permettendo una completa guarigione".

 

La protesi, però, non ha reso le cose più semplici. "Il limite di questa protesi - commenta il chirurgo Mauro Dal Soler - è che per essere performante doveva essere completamente coperta e non lasciata esposta. Abbiamo utilizzato la nostra esperienza e le tecniche di chirurgia plastica nella ricostruzione dopo interventi demolitivi nei tumori mammari".

 

Il dottor Montin ha eseguito la prima fase dell’intervento, cioè quella demolitiva. "Ho asportato completamente la massa neoplastica delle dimensioni di un pallone da calcio - spiega Umberto Montin - assieme alle ultime tre costole toraciche di destra e ad una porzione di diaframma e di parete addominale. Questo ha lasciato esposto il polmone di destra, assieme al fegato e all’intestino, una vera voragine. È a questo punto che viene utilizzata questa protesi innovativa di 20x 15 cm che, dopo essere stata fissata al perimetro della voragine, è stata successivamente ricoperta".

 

Il paziente, dopo una notte in terapia intensiva, è stato ricoverato in reparto e dimesso dopo sette giorni. 

 

"È stato un lavoro di squadra che ha coinvolto molteplici professionalità e competenze - afferma Montin - è stato solo grazie alla discussione multiprofessionale, alla sinergia data dalle molteplici esperienze e dalla capacità di lavorare in gruppo, che siamo riuscita a gestire e trovare la soluzione".

 

"Le parole di ringraziamento che ci sono state rivolte dal paziente ci affrancano del nostro lavoro - conclude Dal Soler - perchè ci restituiscono l’umanità e il senso profondo di quello che facciamo ed inoltre ci fanno capire quanto sia importante la nostra sanità e non dovrebbe mai essere data per scontata".

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