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''La giunta ammetta che ha sbagliato e torni sui suoi passi'': educazione di genere, affondo di Alberto Pellai

L'esperto: ''In programma una mia conferenza tra febbraio e marzo, ma è stata cancellata. Mi spieghino perché''. Dei corsi sospesi: ''Un autogol spaventoso degli adulti''

Pubblicato il - 06 maggio 2019 - 20:49

TRENTO. È conosciuto per i suoi bestseller (editi da De Agostini, tra cui "I papà vengono da Marte, le mamme da Venere" e "L'età dello tsunami"), è medico, psicoterapeuta dell'età evolutiva e ricercatore al Dipartimento di scienze bio-mediche dell'Università di Milano. Parliamo di Alberto Pellai, destinatario nel 2004 di una medaglia d'argento della Sanità pubblica.

 

È stato lui (assieme a Barbara Poggio, Irene Biemmi, Giulia Selmi e Maria Agnese Maio) uno dei protagonisti del convegno "Educare a riconoscere e valorizzare la differenza di genere", promosso dall'Università di Trento su richiesta dei docenti della rete degli istituti scolastici della città dopo la sospensione dei corsi di educazione di genere nelle scuole del Trentino (qui e qui alcuni articoli). Un convegno al quale hanno partecipato, venerdì 3 maggio, circa 450 insegnanti.

 

Un intervento quello di Pellai simili a tanti altri fatti in passato e che avrebbe dovuto replicare in un altro appuntamento in Trentino, che però "è stato cancellato", dice: "Avevo in programma in provincia un altro evento tra febbraio e marzo che è stato cancellato. Mi si spieghi il perché".

 

Dottor Pellai, ci spiega in cosa consistono e a cosa servono i corsi di educazione alla relazione di genere?

Le attività di educazione di genere sono attività finalizzate a permettere a ragazzi e ragazze di individuare le proprie opportunità di vita e possibilità di crescita e sviluppo e di realizzazione di sé senza i condizionamenti che sono dettati dagli stereotipi di genere. Ci sono molti aspetti della crescita di un ragazzo o di una ragazza che sono molto condizionati dalle aspettative che una società ha sull'essere maschio o femmina. L'educazione di genere è diventata un'area educativa e formativa importante in relazione al fatto che esiste ancora un gender gap molto significativo rispetto agli indicatori economici, al coinvolgimento dei due sessi nelle attività lavorative e professionali, alla retribuzione di uomini e donne. In generale c'è una sorta di bias, di variabile non ben definita, che poi vede nel genere una zona di ostacolo e di impedimento alla possibilità di avere pari opportunità e diritti. L'altro aspetto molto importante dal punto di vista psico-pedagogico è che il maschile e il femminile hanno impacchettati al loro interno dei codici normativi, emotivi, attitudinali e comportamentali che hanno serie conseguenze all'interno delle relazioni tra uomini e donne, tra maschi e femmine, tra ragazzi e ragazze.

 

Cosa intende?

Viene impattata in modo significativo la visione che una persona ha del proprio sesso e dell'altro sesso, una differenza che comporta un rischio significativo in termini di successo evolutivo e di realizzazione di sé. Qualche esempio? I temi della violenza di genere, del femminicidio, della sessualizzazione precoce femminile e dell'oggettivazione del corpo della donna. Quella dell'educazione di genere è un'area educativa che va sostenuta proprio perché c'è un impatto molto forte della società e della cultura sul modo in cui vengono modellati il maschile e il femminile nell'immaginario dei nostri figli.

 

Parla degli stereotipi?

Sì, si sentono per il femminile stereotipi quali "magro è bello", "la bellezza è più importante della competenza" e per il maschile "il vero uomo non deve chiedere mai"o "se una donna ti dice di no in realtà ti vuol dire di sì". C'è una serie di modelli stereotipati, insomma, per cui alla fine aderire a una cultura di genere significa in realtà non sintonizzarsi con i bisogni profondi né di se stessi, né della persona che ci vive a fianco.

 

Una funzione, quella che ha descritto per i corsi di educazione alla relazione di genere, ben lontana da quella della tanto citata "teoria del gender".

È una questione di ignoranza. Nel momento in cui noi lavoriamo sul concetto di identità sessuale di una persona le variabili in gioco sono sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale. Chi si riferisce all'"educazione al gender" afferma che chi fa interventi educativi partendo dal sesso biologico di una persona dice ai ragazzi che si possono scollegare quest'ultimo e dalla loro identità di genere. In realtà l'educazione di genere non si occupa di connettere o sconnettere il sesso biologico e l'identità di genere. Anzi, lavora in modo costruttivo favorendo il pensiero critico rispetto alla connessione tra sesso biologico e ruolo di genere. Partendo dal dato di fatto che si nasce maschi o femmina, l'educazione di genere dice: "Attenzione agli stereotipi di genere, ai condizionamenti socio-culturali, alle aspettative che la società ha su di te in quanto maschio o in quanto femmina".

 

Qual è il risultato?

Ci sono esempi tecnici, quali quelli del lavoro e dello stipendio. Ma possiamo parlare anche del cambiamento della paternità. I nuovi padri di oggi hanno potuto assistere al parto delle loro compagne, potuto veder nascere i propri bambini, cambiato il modo in cui stanno vicino al proprio figlio neonato facendosi coinvolgere attivamente nei gesti della cura. È una rivoluzione incredibile che ha a che fare con la messa in discussione del ruolo di genere che la società imponeva agli uomini nel momento in cui diventavano padri. È una rivoluzione che è avvenuta nella vita degli uomini grazie al fatto che, con l'educazione di genere e con il dibattito sui ruoli di genere, si è introdotta una nuova modalità di pensare alla trasformazione da uomo a padre. Un altro caso eclatante è quello della possibilità, in alcune nazioni del mondo, per alcune donne di guidare un'automobile. Fino a poco tempo nascevano bambine e sapevano che non l'avrebbero mai fatto. La priorità non è quella di dire ai bambini o alle bambine che possono, se vogliono, cambiare l'appartenenza al sesso biologico ricevuto dalla nascita, ma permettere ai bambini e alle bambine di diventare ciò che vogliono essere. È una cosa completamente diversa.

 

Cosa significa quindi sospendere o cancellare questi corsi?

In concreto non aver compreso niente di quello che realmente si andava facendo. La maggior parte, nel dibattito sul gender, non si è mai confrontata realmente con il 98% delle azioni educative effettuate a scuola. Sono state amplificate e urlate delle immagini e delle situazioni sopra le righe. Ed è proprio questo che ha generato uno spavento nel mondo degli adulti rispetto a un tema che, avendo a che fare tra l'altro con la sessualità, è un tema che lascia sempre gli adulti spaventati. Non va mai dimenticato che i bambini e i ragazzi quando sono a fianco di un adulto spaventato, contestano che quell'adulto è anche spaventante e fondamentalmente non prenderanno più gli adulti come riferimenti. È un autogol spaventoso, proprio in un momento in cui i nostri figli crescono in un mondo che ha amplificato tantissimo la presentazione di una sessualità pornografica e super stereotipata, dove uomini e donne hanno copioni che sono lontani anni luce da quelli degli affetti e della sessualità della vita reale.

 

Un autogol?

C'è una serie di complessità educative che, se non vengono inserite nel curriculum ufficiale della scuola, rimangono in una sorta di curriculum parallelo e non ufficiale del mondo dei media, dell'online, dei social dei nostri figli, con l'assenza totale di una supervisione educativa, contributi e riferimenti educativi da parte degli adulti e sviluppo di pensiero critico.

 

Quindi certi temi competono alla scuola?

Serve un'alleanza scuola-famiglia, noi distruggiamo i fondamentali dell'educazione nel momento in cui facciamo un editto che dice che ci sono temi di cui la scuola non si deve occupare. È un autogol terribile immaginare la scuola come una zona franca in cui gli adulti non si occupano di alcuni temi che sono di enorme rilevanza per chi sta crescendo.

 

Che sono anche temi di rilevanza politica?

C'è un'ideologizzazione di questi temi, su cui le persone hanno un'altissima sensibilità, un forte senso di vulnerabilità e spesso un senso di impotenza.

 

Parla di demagogia?

Da quanto ho capito, la posizione che si vede ora in Trentino dà grandi vantaggi in senso politico, non affrontando invece realmente gli aspetti cruciali del tema. Avevo una conferenza programmata in Trentino, identica a decine di conferenze fatte nel passato. Durante le quali ho sempre e solo constatato un forte interesse e coinvolgimento. Non mi sembra mai di aver visto una reazione avversa. Se queste persone erano così contrarie perché non si sono occupate mentre questa cosa stava avvenendo a dirmi che non erano d'accordo? Se per anni questa cosa è stata fatta e non c'è stato mai il rilievo di un pericolo potenziale, per quale motivo una nuova giunta politica che deve fare una politica di servizio cancella una delle eccellenze che avevate in Trentino? Non mi sembra proprio che per aver affrontato per primi e con così tanta competenza questi temi vi abbia esposto all'attenzione mediatica nazionale in modo negativo quanto siete invece stati esposti poi con la decisione della nuova giunta. Vorrei capire come poi un assessore e un assessorato che lavorano per le pari opportunità abbiano potuto decidere l'eliminazione di un progetto che è esattamente congruente con degli obiettivi di questo tipo.

 

Sa degli scontri che ci sono stati a margine di un convegno proposto dagli assessori Bisesti e Segnana (quiqui e qui articoli)?

Posso solo dire che nella mia vita ho partecipato a due convegni di questo tipo: la cosa che mi colpiva sempre era sempre la totale mancanza di contraddittorio.

 

Cosa si può fare per contrastare gli autogol di cui parlava prima?

La giunta che ha preso questa decisione potrebbe ritornare sui suoi passi dicendo "abbiamo fatto un errore di valutazione". Vorrei poi sapere perché il mio intervento è stato cancellato? E non perché mi manca quel lavoro, ovviamente.

 

Cos'è successo?

Avevo un evento tra febbraio e marzo, già prenotato. Ed è stato cancellato. Dovremmo capire cosa c'era di così pericoloso. Essendo medico ho fatto un giuramento deontologico: metto la mia professione al servizio del bene della comunità e del paziente. E non farei con i figli degli altri niente che non farei con i miei quattro figli. Del resto il mio lavoro sull'educazione di genere è pubblicato in alcuni libri. Se qualcuno dice che sto facendo dei grandi errori ho bisogno che quel qualcuno prenda i miei libri, li sottolinei e me li racconti. Io questo lavoro non lo ho mai visto fare. Ho sempre e solo sentito "no al gender perché cambiate teste ai nostri figli, li fate diventare omosessuali e insegnate la masturbazione alla scuola materna". Io non ho mai fatto nessuna di queste cose.

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