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La Sat ai biker: ''Si rischia di incrinare il rapporto con escursionisti e volontari. Ci sono 500 divieti espliciti ma serve senso di responsabilità''

Dopo la tragedia di dieci giorni fa sul sentiero 422A sopra il Garda costata la vita a uno sportivo la Sat rilancia un documento per rispondere alle critiche e rilanciare buone pratiche: ''Su Garda e Ledro ci sono 56 divieti. In quel caso non c'era perché il sentiero è classificato per escursionisti esperti'' e quindi già implicitamente impraticabile per i biker

Pubblicato il - 18 giugno 2019 - 12:24

TRENTO. Circa 500 divieti espliciti, altri che dovrebbero essere automatici, legati alle difficoltà del sentiero, eppure quello dei biker sta diventando sempre più un problema. Lo evidenzia la Sat che spiega come ''quando sentieri stretti e ripidi, dalla manutenzione già problematica, vengono usati con le biciclette come itinerari da discesa danni si moltiplicano, oltre al grave pericolo di scontro fra bici e pedoni. Qui i volontari rischiamo veramente di perderli - prosegue la società alpinisti tridentini - e di rompere un delicato equilibrio motivazionale che la Sat ha costruito in decenni di impegno sociale''.

 

La questione è molto seria e riguarda il futuro delle nostre montagne e il modo di approcciarsi ad esse ed tornata alla ribalta della cronaca, purtroppo nera, con la morte del biker avvenuta una decina di giorni fa a Punta Larici sopra il Garda (QUI ARTICOLO). In quel caso due appassionati di mountain bike si sono avventurati in discesa lungo il sentiero 422A delle ''Creste basse'', un percorso segnalato anche sui siti specializzati come ''very hard'' per i camminatori, e quindi implicitamente da evitare per i biker. Ma così non è stato e uno dei due sportivi ha perso il controllo della bici per precipitare per oltre 100 metri nel vuoto e perdere così la vita. 

 

''Con riferimento al recente e drammatico incidente mortale avvenuto a Pregasina sul “sentiero della Cresta” a Cima Larici - si legge nel documento firmato dalla presidente Facchini - è necessario precisare, anche per porre fine a squallide polemiche, che sulla estesissima rete escursionistica dell'Alto Garda e Ledro ad oggi risultano individuati 56 divieti approvati con determina del dirigente del Servizio Turismo della Pat. Di questi 49 in area "Garda" e 7 in quella "Ledro", 44 richiesti dalla Sat e 12 da altri soggetti. Del sentiero 422A dove è avvenuto l'incidente mortale della scorsa settimana non era stato richiesto il posizionamento del divieto mtb; essendo non solo fuori dalla rete mtb, ma anche stretto, esposto e classificato EE (per escursionisti esperti), caratteristiche queste da considerarlo ragionevolmente esente da transiti anche occasionali di mtb. Sulle tabelle segnavia agli estremi del percorso in località Calcherole e Bocca Larici è infatti indicato di difficoltà EE''.

 

La Sat nel 2010 aveva diffuso un proprio ''Atto di indirizzo e proposta'' in considerazione anche dell’incremento esponenziale dei biker, avvicinatisi ai percorsi di montagna anche grazie al rapido e progressivo successo delle e-bike, e all'interno vi era un richiamo alle associazioni sportive e agli enti di promozione turistica ad evitare di veicolare messaggi del tipo ''tutto è possibile e praticabile'', ''il divertimento prima di tutto e in ogni luogo'' un metodo in ultima analisi che non tiene conto dei rischi e delle conseguenze. Ciò era stato ribadito durante il difficile confronto e compromesso che aveva portato nel 2012 all’approvazione della norma provinciale di riferimento.

 

Oggi la Sat rinnova il suo appello vista anche la stagione estiva ormai alle porte: ''Nel richiamare questa linea emettiamo un nuovo appello - scrivono - sia a chi compete dare applicazione effettiva alle norme, sia al senso di responsabilità individuale e collettiva di chi frequenta i percorsi delle “nostre” montagne: individuale per il rispetto delle regole, e collettiva perché tutti, bikers, camminatori, residenti e turisti dobbiamo considerare la cultura del limite come salvaguardia della nostra e altrui vita e dell’ambiente naturale in cui viviam''o.

 

Il nostro territorio montano ad alta vocazione turistica ha tratto e continua a trarre beneficio e benessere economico da chi percorre in lungo ed in largo le montagne e i fondovalle del Trentino. Lo sa bene la SAT, che ha la responsabilità della cura di circa 5.600 chilometri di sentieri sul territorio provinciale e che con l’attività in gran parte svolta dai suoi volontari contribuisce alla definizione e alla tutela di una rete sentieristica ben identificata, funzionale a uno sviluppo più armonioso dell'offerta turistica complessiva. ''La manutenzione sentieri è un lavoro impegnativo, faticoso che le sezioni - scrive ancora la Sat - e con i propri i volontari fanno con spirito di servizio e per un forte senso di appartenenza alla Sat: ogni anno circa 1.200 satini intervengono gratuitamente offrendo complessivamente più di 3.000 giornate di lavoro sul campo.

 

''Per la sua complessità - prosegue il documento - e varietà il territorio del Trentino offre opportunità di appagamento per tutti, ma è necessario che ci sia anche senso di responsabilità e rispetto delle regole reciproco da parte di tutti. I bikers hanno a disposizione migliaia di chilometri di strade forestali sulle quali divertirsi e se hanno voglia di adrenalina possono cercare le piste riservate al downhill. Gli escursionisti, a loro volta, chiedono di poter camminare tranquillamente e senza doversi preoccupare di biciclette che scendono, a volte a notevole velocità, su percorsi stretti e disagevoli. È da tenere presente che la rete ufficiale dei percorsi mountain bike del Trentino, che risulta a conclusione dei tavoli di lavoro promossi dalle Apt di ambito, è di circa 8.000 chilometri di tracciati. Questa è formata in gran parte da strade secondarie, forestali, mulattiere e anche numerosi sentieri''.

 

A fronte di questa offerta vastissima va precisato che i divieti di transito individuati in tutto il Trentino sono circa 500: in genere hanno lo scopo di bloccare il passaggio con bici su sentieri che tagliano strade forestali o imboccano sentieri stretti e/o molto ripidi, dove c'è il rischio di scontro fra le persone e/o evidenti problemi di erosione al fondo del tracciato.

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