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''Non accettato perché gay ma con la mia canzone voglio dare speranza'', la storia di Mattia e della sua musica nata per aiutare chi soffre

Mattia ha 33 anni e il 23 giugno uscirà il suo primo singolo: "Respiro di parole". La canzone fa parte di un progetto iniziato nel febbraio di quest'anno. Vuole essere un inno di speranza per chi oggi soffre per il solo fatto di essere gay"

Foto: da sx Mattia e Carlo
Di gf - 12 giugno 2019 - 18:44

TRENTO. “L'ho fatto per mettere un punto su una mia vicenda personale che mi ha fatto stare male per anni, ma anche per usare le note e le parole di una canzone e ridare speranza a chi non crede nella possibilità di un mondo diverso”. Ha gli occhi lucidi Mattia Marinchel nel raccontare la sua vita, la sua passione e tutto quello che ha passato fino ad oggi per il solo fatto di essere gay. Un dolore ancora più forte perché in famiglia non si è mai sentito accettato da sua madre come omosessuale.

 

Oggi Mattia ha 33 anni e ha deciso di dire basta a questo star male e alla rabbia. Lo ha fatto guardando avanti e trasmettendo tutto questo attraverso le note e le parole di una canzone dedicata a chi, come lui, si è trovato vittima dei pregiudizi.

 

Abbiamo incontrato Mattia, assieme a Carlo con cui si è sposato da qualche anno, e a Maurizio, il padre che è diventato il suo migliore amico. “Ho avuto anch'io qualche difficoltà nell'accettare questa situazione – ci ha spiegato il padre – ma poi ho voluto capire, mi sono interrogato e mi sono detto che non c'è nulla di male. A mio figlio voglio più bene di prima”.

 

Il singolo di Mattia si intitola “Respiro di parole”, uscirà il 23 giugno con un evento che si terrà al bar “La Diversa” in via del Commercio a Trento, con un live alle 21 e una serata che inizierà alle 18. Un progetto che ha visto coinvolte tantissime persone e ben 12 aziende del territorio che deciso di abbracciare il giovane per realizzare questo suo primo sogno.

 

Quello che uscirà tra una decina di giorni sarà il tuo primo singolo. A quanti anni è iniziata la passione per il canto e dove hai lavorato?

Si, è il mio primo singolo e la passione per il canto ce l'ho da quando avevo 5 anni e frequentavo il coro della chiesa a Mezzolombardo. È stato da quel momento che ho iniziato a cantare, a costruirmi un mio percorso e in contemporanea a seguire la mia passione nei piano-bar in diverse zone del Trentino, ma pure fuori regione assieme anche a Carlo con musica anni Sessanta fino ad arrivare a quella che si sente oggi sia in italiano che in inglese. Ma oltre al canto ho avuto anche per alcuni anni un mio negozio di prodotti per l'infanzia e tutt'ora faccio il commesso.

 

Riuscire a emergere in questo campo non è semplice. Hai fatto qualche studio?

Nel 2009 ho frequentato un campus spettacolo con uno dei produttori di Mina, Luigi Pignatosa. Ho studiato dizione, canto, recitazione e anche voicecraft con insegnanti del calibro di Gabriella Scalise che ha fatto lezioni anche ad Amici.

 

Per quale motivo dopo anni di piano-bar hai deciso di realizzare un tuo singolo?

L'ho deciso per superare il dolore che ho provato quando non sono stato accettato da mia madre. L'ho fatto per mettere un punto in questa vicenda e per ringraziare il mio compagno, l'uomo che mi ha ridato speranza e mi ha fatto tornare la voglia di sorridere. Allo stesso tempo spero che a mia madre capiti di ascoltare questa canzone e che possa capire e mi dica “Mattia, vieni che ne parliamo”.

A quanti anni hai deciso di andartene di casa?

I miei si sono separati quando io avevo sei anni. A sedici avevo capito che non potevo stare a vivere con mia madre, non mi sentivo accettato e così ho fatto le valigie e sono andato da mio padre. Dopo poco gli ho dichiarato la mia omosessualità. Anche per lui non è stato semplice, ma dopo due o tre giorni di blackout lui ha deciso di approfondire, capire e poi è diventato il miglior padre possibile e il miglior amico che una persona possa volere.

 

E tua madre?

Lei è venuta a conoscenza della mia omosessualità attraverso mio padre. La sua reazione è stata però ben diversa purtroppo e i nostro rapporto è stata distrutto.

 

Questa canzone è per te rappresenta il punto di svolta. In quanto tempo hai realizzato questo progetto?

Ci lavoro da febbraio. Ho raccontato la mia storia e da questo racconto sono usciti versi della canzone. Poi con l'aiuto di una dozzina di aziende trentine sono riuscito a portare a termine il mio progetto. Ma attorno a me sto avendo davvero tantissime persone che mi stanno dando una mano. A partire dalla mia insegnante di canto Veronica Ganarin di Progetto Voce con il marito Antonio ma anche  Max Bendinelli che mi ha aiutato a realizzare anche il video della canzone a Roberto Lunelli per la musica, ma anche tantissimi altri come Daniele Brunetti della Ad Entertaiments, Mix & Mastering di Andrea “Potter” Cristofori e anche due care amiche Sandra Gazzini e Micky Papette che saranno assieme a me il 23 giugno.

 

Nella canzone oltre a descrivere il tuo dolore, cerchi di mandare un messaggio di speranza alle tante persone che si trovano nella tua stessa situazione.

Anche se si vivono situazioni così negative che ci feriscono profondamente, c'è sempre la possibilità di guardare avanti, di trovare affetto e amore. Io l'ho trovato con l'uomo che ora sta al mio fianco. La seconda parte della canzone è dedicata a lui e alla speranza che non deve mai morire. I problemi si superano assieme.

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