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Pagamenti con carte e bancomat, Cerea: ''Più pratici per tutti. Pagare in contanti è più rischioso ed oneroso''

Nei punti del governo giallo-rosso c'è anche l'eliminazione del contante a favore dei pagamenti con moneta elettronica. L'Italia è infatti fanalino di coda in questo campo, nonostante il più alto numero di terminali Pos d'Europa. L'economista Cerea: "Non si capisce che pagare in contanti è più rischioso ed oneroso". E c'è chi si oppone perché gli anziani non sarebbero in grado di adattarsi all'innovazione

Di Davide Leveghi - 13 ottobre 2019 - 19:39

TRENTO. “C'è un problema alla radice di questa discussione, ed è che non si capisce che la modalità più onerosa di pagamento è quella in contante. Quando si preleva dal bancomat si paga una commissione, finendo per avere costi e rischi maggiori. Pensate a qualcuno che preleva 500 euro e deve andarsene in giro con così tanti soldi. O al commerciante che deve andare in banca a depositare l'incasso”. Liquida così, velocemente, l'illustre economista già professore al Dipartimento di economia e management dell'Università di Trento Gianfranco Cerea, il dibattito sull'eliminazione del contante.

 

"Gli interessi a non usare il bancomat, d'altro canto - continua - sono del cliente che vuole smaltire il "nero" guadagnato e non vuole lasciare tracce, e dell'esercente che non vuole rilasciare lo scontrino. L'evasione, infatti, è sempre consensuale".

 

A sostenere questo ci sono economisti ed esperti del settore. La transazione digitale rappresenta un sistema più efficiente per ridurre l'evasione fiscale, la corruzione, il lavoro in nero, l'economia sommersa, le rapine e più in generale tutte le attività illegale. Non a caso se ne discute nei palazzi del potere di Roma, specie dopo l'avvicendamento nel governo del centrosinistra al fianco del M5S.

 

L'Italia rappresenta il fanalino di coda in Europa per utilizzo di pagamenti con moneta elettronica, nonostante le 111 milioni tra carte di credito, debito e prepagate, e il primo posto nel continente per terminali Pos sparsi in studi e negozi – ben 3 milioni. L'80% dei pagamenti avviene in contanti (86% delle transazioni in termini di volume, 68% in termini di valore) , appena 4 milioni quelli effettuati con monete elettroniche.

 

I mezzi ci sono, ma non si usano. E questo probabilmente dipende più dal fatto che la Legge di stabilità del 2016 abbia reso obbligatoria la dotazione per ogni esercente e professionista del terminale Pos – i quali non possono rifiutare pagamenti digitali al di sopra dei 5 euro -, più che per convenienza.

 

Il nostro Paese, anche in questo ambito, sembra essere piuttosto indietro. In economie come quelle di nord Europa e Cina, i pagamenti in moneta sono stati ridotti al punto tale da essere quasi scomparsi. In Svezia il contante è utilizzato solo nel 13% dei casi in volumi e del 3% in valore, incidendo notevolmente, con l'istituzione di vere e proprie “cash free zones”, sull'azzeramento delle rapine in banca e la riduzione delle attività illegali. In Cina sono 525 milioni le persone che possiedono già un sistema di mobile payment, e pure alcuni mendicanti espongono un Qr code attraverso cui ricevere denaro.

 

I dati per regione, elaborati dal Sole24Ore sulla base di informazioni di Istat e Banca d'Italia, mostrano un indice (cash card ratio, cioè il rapporto tra l'ammontare dei prelievi da Atm, gli sportelli bancomat, e la somma degli stessi prelievi e del valore dei pagamenti tramite Pos, escluse le carte di credito) che vede la Provincia di Trento in coda per utilizzo di contanti (37.1%) e in testa per operazioni con carte di pagamento all'anno pro capite (101.9). Tra i più virtuosi anche Toscana e Lazio, in coda Basilicata (74.7% di grado di utilizzo di contante e 22.4 di operazioni pro capite con carte) e Campania (72.1% e 29.4).

 

La media europea (comprendente tutta l'Unione) di pagamenti con moneta elettronica nel 2017, secondo Bankitalia, si attesta a 141.7 operazioni pro capite. Ogni italiano, di media, ha pagato con moneta elettronica 55.9 volte. Un gap davvero notevole, ridotto negli ultimi anni, che si approfondisce, come visto sopra, tra regioni del Nord e del Sud del Paese. E questo, sottolinea la Banca d'Italia, non solo per “attaccamento ai contanti” ma anche per la minore domanda di moneta dovuta alla minore attività economica.

 

Al di là del divario, però, andrebbero valutati anche i tassi di evasione, di certo non inferiori al Nord, nelle locomotive economiche e finanziarie di Veneto e Lombardia ed anche nel nostro piccolo e ridente Trentino. “Nel mondo del turismo non pare vero di poter usare i contanti - commenta amaro Cerea - ed è difficile per regione calcolare e dimostrare quale sia il volume del sommerso. Si può dire, generalmente, che l'evasione sia uguale al Nord e al Sud. Meno diffusa ma con entità maggiori al Settentrione, più diffusa ma con entità minori al Meridione".

 

All'origine della predilezione italica per il contante, dunque, ci sarebbero evasione fiscale (elemento che ci vede leader incontrastati in Europa) e scarsa attitudine all'innovazione. Anche se quest'ultimo aspetto, onestamente, sembra apparire più come un comodo pretesto per non cambiare le cose.

 

A livello politico la questione dell'eliminazione dei contanti torna spesso al centro del dibattito. Ogni governo si trova ad affrontare il tema, chi da una prospettiva – tendenzialmente di destra – poco favorevole e chi da un'altra – tendenzialmente di sinistra – più incline a utilizzare questo strumento come mezzo per contenere l'evasione fiscale. Tale schema, seppur sommario, si riflette in un sondaggio commissionato sempre dal Sole24Ore che vede gli italiani favorevoli al 58% all'eliminazione del contante. Leggendo i dati divisi per fasce di elettori, si nota come quelli dei partiti di centrosinistra (Pd, Italia Viva) siano percentualmente più favorevoli (rispettivamente 95% e 88%), meno quelli di centrodestra e destra (44% Forza Italia, 27% Lega, 32% Fratelli d'Italia). Apertamente favorevoli gli elettori pentastellati (86%).

 

Ciò che pensano gli elettori, però, non si rispecchia necessariamente in ciò che fanno le forze politiche una volta al governo. Negli ultimi 15 anni, al di là delle affermazioni, nessun esecutivo ha operato sostanziali passi verso l'eliminazione del contante. La tassazione del contante come mezzo per eliminare l'evasione, semmai, è stato sempre tabù anche per il centrosinistra, con il governo Renzi che alzò il tetto a 3000 euro, “per aiutare i consumi”, dai 1000 fissati durante il governo Monti.

 

Accanto all'evasione, pure la ritrosia e la scarsa attitudine all'innovazione, come detto, vengono accampate come argomentazioni contrarie alla misura. Gli anziani, si dice, non sarebbero in grado di utilizzare le carte. “In realtà – ci spiega Tamara Lambiase, segretaria della Fnp Cisl Trentino – gli anziani andrebbero divisi in fasce, e se è vero che gli 80enni potrebbero prevalentemente avere delle difficoltà, il discorso vale molto meno per i 70enni. La stessa definizione di anziani, visto l'innalzamento della speranza di vita, andrebbe cambiata dai 65 ai 75 anni”.

 

"Una persone che fa fatica a ricordare il pin, ha probabilmente difficoltà anche a contare i contanti - le fa eco Cerea - ciò che dobbiamo fare è evitare una "sindrome di Sodoma e Gomorra al contrario". Se ci sono 10 persone coi problemi, questi non possono ricadere su tutti. L'anziano che fatica con il bancomat continuerà a pagare in contanti, anche perché non sono previsti aggravi"

 

Visti i trend di invecchiamento, pertanto, sarebbe bene sbrigarsi. Non si sa mai che gli anziani siano troppi per poter finalmente metterci al passo dei nostri cugini nordeuropei, infierendo un bel colpo alla piaga dell'economia italiana: il “nero”.

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