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A un anno dall'incidente, la famiglia del motociclista morto al Tonale non ci sta. "Se qualcuno ha visto qualcosa lo dica. Chiediamo giustizia"

Il 30 giugno 2019, in un incidente motociclistico sulla strada del Tonale, Cristiano Pasquale perdeva la vita schiantandosi contro il guardrail. La conclusione della perizia sostiene che stesse correndo, ma questa versione non convince la famiglia. Da una testimonianza in particolare, infatti, emergerebbe la presenza vicino al luogo del sinistro di un camper in panne che perdeva olio 

Di Davide Leveghi - 14 giugno 2020 - 12:28

PASSO DEL TONALE. E' passato quasi un anno da quel tragico 30 giugno 2019, quando nel tratto che scende dal passo che divide Lombardia e Trentino verso Vermiglio, Cristiano Pasquale scivolava con la sua moto di grande cilindrata sbattendo contro il guardrail e perdendo la vita. Un anno nel quale un'agenzia che si occupa di ricostruire dettagliatamente le dinamiche ha compiuto le sue perizie, senza però rispondere in maniera chiara alle domande della famiglia.

 

 

Quarantanove anni, originario di Napoli ma residente da tempo a Mirandola, Comune del modenese, Pasquale perdeva la vita sul colpo dopo aver perso il controllo della moto ed essere sbattuto contro il guardrail. Dopo le prime penose ore sul posto, con il fratello Salvatore che giungeva diretto da Napoli nella prima mattinata dell'1 luglio, cominciavano le verifiche della perizia. Su suggerimento dell'agenzia di pompe funebri di Mirandola, la famiglia contattava uno studio che si occupa di perizie stradali. Troppi erano i dettagli che non la convincevano.

 

In particolare, infatti, ci sarebbero delle testimonianze su un camper guasto fermo su una curva poco lontano dal luogo dell'incidente, l'olio sparso sulla strada che sarebbe stata fatale per Pasquale. Delle prove che andrebbero a contrasto con i racconti dei testimoni, presenti al momento del drammatico sinistro. Per questo, il fratello Salvatore e sua moglie Santina si appellano ad eventuali altri riscontri, chiedendo giustizia.

 

Un ragazzo di Mirandola, anch'egli in zona dell'incidente, mi chiamò il giorno dopo per darmi la testimonianza di un camper vecchio modello fermo lungo la strada, che perdeva olio – racconta Santina, cognata della vittima – mio marito, che stava a Napoli, alla notizia dell'incidente prese e arrivò nella notte sul luogo, dove trovò sulla strada la ghiaia gettata per coprire l'olio. Cercammo di contattare i carro attrezzi, per chiedere se avessero soccorso un camper fermo lungo la strada, ma nessuno sapeva niente”.

 

Ed a distanza di quasi un anno, il caso sta per essere chiuso. “Il mio avvocato dice che non ci sono prove sufficienti, che il caso sta per essere chiuso – continua – secondo la perizia mio cognato stava correndo con la moto, ma invece sembra che sia scivolato. La moto, dopo aver sbattuto lasciò sulla strada dell'olio, ma non tanto come si vede nelle foto. Addirittura ce n'era ancora nella coppa dopo l'incidente, visto che la moto la recuperò mio marito e la teniamo noi ora”.

 

Troppi, dunque, gli indizi che non convincono la famiglia e che non collimerebbero con la ricostruzione dei fatti passata dai media e verificata dalle perizie dei carabinieri. “Il giorno dell'incidente il giornale di Mirandola scrisse un pezzo in cui raccontava l'incidente giustificandolo con il fatto che stesse correndo. L'incidente avvenne alla seconda curva scendendo dal Tonale, al ponte del rio Merlo. Il giorno dopo ricevemmo una telefonata di un ragazzo sempre di Mirandola, che stava con amici in quelle zone. Ci raccontò che aveva chiamato i suoi compagni per informarli di un camper che perdeva olio. Secondo le testimonianze dei due unici testimoni, però, la strada era liscia, non c'erano frenate. Il tipo di caduta però è sospetto. Quello che vogliamo sapere noi, dunque, è cosa sia effettivamente successo, perché sulla strada non ci fosse alcuna segnaletica se per terra c'era dell'olio, se ci sia stato davvero un camper che perdeva olio. Chiediamo giustizia”.

 

(La freccia rossa indica il luogo della frenata, mentre il dito indica quello dello schianto. Il secondo cerchio azzurro, a sinistra, indica il posto dove si sarebbe trovato il camper che perdeva olio)

 

Arrivai la mattina dell'1 luglio alle 4 del mattino, diretto da Napoli – racconta il fratello Salvatore – a terra la traiettoria dell'incidente era cosparsa di ghiaino. Solo l'1 luglio venne apposto un cartello che segnalava la strada scivolosa. La moto era ancora dal meccanico, mio fratello portato in una chiesa poco frequentata a Vermiglio, lasciato per 48 ore. Sul posto erano arrivati vigili del fuoco, elisoccorso, l'ambulanza e i carabinieri, da cui andarono i testimoni, altri motociclisti sempre delle zone in cui viveva mio fratello, per rilasciare le proprie dichiarazioni. Due dichiarazioni strane perché sembrano un copia incolla, completamente uguali”.

 

(La segnaletica che indica la scivolosità della strada non era presente al momento dell'incidente, bensì il giorno successivo, 1 luglio 2019)

 

Mio fratello non era uno sprovveduto – conclude – era una persona scrupolosa, un motociclista esperto. L'avevo appena sentito, si era fermato infatti poco prima per mangiare un panino al Ragnetto (locale del Passo del Tonale, ndA). Guardava sempre il meteo, le condizioni della strada. Aveva fatto corsi per la sicurezza sulla strada. Mi sembra tutto un cartone animato, le dinamiche non convincono”.

 

 

 

 

 

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