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Azienda veneziana scaricava rifiuti nel lago di Garda: 6 denunciati. Scoperti grazie alle segnalazioni dei cittadini

Avrebbero dovuto occuparsi della sostituzione di alcune boe d’ormeggio e le relative strutture, al contrario, avrebbero gettato nelle acque del lago plinti del peso di 400 chilogrammi, boe e catene. ALTRE FOTO ALL'INTERNO

Di Tiziano Grottolo - 06 febbraio 2020 - 19:22

TORRI DEL BENACO. Per anni i bacini italiani sono stati utilizzati come una sorta di discarica, per disfarsi di rifiuti scomodi, una pratica che fortunatamente si è ridotta, anche grazie alle sanzioni previste dalla legge. A quanto pare però qualcuno utilizza ancora queste scorciatoie per sbarazzarsi di materiali indesiderati.

 

Questo almeno sarebbe il caso coperto sulla sponda veronese del Garda, dove i carabinieri della motovedetta di Torri del Benaco in collaborazione con i colleghi del nucleo operativo ecologico di Treviso si sono mossi in seguito alla segnalazione di alcuni attenti cittadini. Gli abitanti di Torri del Benaco infatti, hanno notato gli spostamenti “sospetti” della chiatta (di proprietà di una ditta veneziana) incaricata dei lavori di rifacimento del locale campo boe, effettuati al largo della località Pai.

 

Alla fine di maggio 2019, i carabinieri della motovedetta 605 di Torri del Benaco hanno raccolto le preoccupazioni degli abitanti di Torri e si sono messi subito al lavoro, ascoltando numerose testimonianze e riuscendo addirittura ad acquisire una registrazione video che documentava alcuni di quei movimenti sospetti. Dalle immagini era sembrato che dall’imbarcazione fossero stati gettati nel lago alcuni “corpi morti”, in realtà plinti in cemento di circa 400 chilogrammi l’uno utilizzati, mediante un sistema di catene e boe, per ormeggiare le imbarcazioni di fronte alla costa.

 

 

In sostanza, secondo la ricostruzione dei militari, si tratterebbe del materiale che la ditta Pasqual Zemiro Srl, aggiudicataria dell’appalto indetto dal comune di Torri del Benaco nel 2018 per la traslazione di boe d’ormeggio e relative strutture, avrebbe dovuto sostituire con altro di più moderna concezione. Secondo l’accusa una volta recuperato il materiale, anziché essere portati a riva per il corretto smaltimento, corpi morti, catene e galleggianti, sarebbero stati affondati in un’altra parte del lago. Già nell’autunno scorso sono stati pertanto acquisiti i documenti dell’appalto, per verificarne la conformità alle norme di tutela dell’ambiente, ed è stato scandagliato, con l’ausilio di un reparto specializzato della protezione civile, il fondo del lago alla ricerca dei plinti dispersi.

 

Una volta individuati alcuni di essi ed accertatane la corrispondenza con il materiale oggetto dell’appalto, è stata effettuata una perquisizione presso la sede legale della ditta con sede a Mira, in provincia di Venezia, dove è stata acquisita anche la documentazione relativa allo smaltimento dei rifiuti, che la società aveva compilato e che gli specialisti del Noe hanno ritenuto non conforme alle procedure realmente seguite. In seguito alla perquisizione all’interno della ditta sono stati individuati altri 23 plinti provenienti dal campo boe di Torri del Benaco che erano stati stivati nei magazzini.

 

 

Alla luce degli elementi raccolti che vanno a confermare l’ipotesi iniziale di smaltimento illecito di rifiuti, il Pm Gennaro Ottaviano ha dichiarato conclusa la fase delle indagini preliminari e chiesto il rinvio a giudizio per i tre operai impiegati a bordo della motonave incriminata e per tre dirigenti della ditta Pasqual Zemiro Srl, “per aver rimosso dal campo boe oggetto dei lavori in località Baia Stanca e poi rigettati in acqua al largo di Pai alcuni dei corpi morti sostituiti (in origine 80), occultandoli sul fondale lacustre, e ammassandone altri 23 all’interno della sede dell’azienda, in luogo del loro corretto smaltimento”.

 

Ai legali rappresentanti della società, sono altresì state contestate le sanzioni inerenti la “responsabilità amministrativa da reato delle società e degli enti”, considerando che per l’accusa il reato sarebbe stato commesso dai dipendenti nell’interesse e a vantaggio della società.

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