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“Casapound e l’Uomo libero sono una cancrena”, per il giudice è legittima critica politica. Respinto il ricorso dell’associazione che chiedeva un risarcimento

La vicenda giudiziaria era iniziata nel 2015 e dopo due gradi di giudizio (e due assoluzioni) la Cassazione ha respinto il ricorso dell’associazione accostata a Casapound. Il consigliere Ulivieri: “Continueremo a perseguire la cancrena del neofascismo ovunque si celi”

Da sinistra a destra, Carotta, Pilo e Ulivieri
Di Tiziano Grottolo - 26 ottobre 2020 - 18:27

RIVA DEL GARDA. “A Riva e nella ‘Busa’ si sta via via assistendo a segnali inquietanti che testimoniano un risveglio e un fermento tra gruppi e gruppuscoli di estrema destra o dichiaratamente neofascisti. Spiccano tra essi l’organizzazione denominata Casapound e la collegata L’Uomo Libero [...] una cancrena che sta infettando anche i giovani, penetrando impunemente nello stesso Consiglio comunale”. È da questo passaggio contenuto nel programma elettorale presentato nel 2015 dalla lista ‘Riva Bene Comune’ che prese il via una vicenda giudiziaria che si è protratta per 5 anni, ma sulla quale la Cassazione ha messo la parola fine.

 

Infatti, Valter Pilo presidente dell’associazione ‘Uomo Libero’ si sentì offeso dalle parole messe nero su bianco nel programma della lista e per questo decise di querelare il consigliere comunale Tommaso Ulivieri, Mirko Carotta e Renza Bollettin (quest’ultima denuncia poi ritirata dallo stesso Pilo). Nel mirino del querelante l’accostamento alla parola “cancrena” e agli ambienti neofascisti.

 

Eppure, sono stati gli stessi imputati, nei vari gradi di giudizio, a ricordare come l’associazione fosse salita alla ribalta delle cronache, locali e nazionali, per via del coinvolgimento in alcune “missioni” svolte tra Kosovo e Birmania, quest’ultime al fianco dei guerriglieri Karen, molto apprezzati anche negli ambienti legati all’estrema destra. Inoltre il nome dell’associazione ‘Uomo Libero’ salta fuori anche in alcune inchieste de Il Fatto Quotidiano (Qui articolo e qui articolo) riguardanti il neofascista Giovanni Battista Ceniti, per un periodo residente nella zona dell’Alto Garda, oltre che membro del commando che prese parte all’assassinio di Silvio Fanella, coinvolto a sua volta nel maxi-riciclaggio ‘Telecom Italia Sparkle-Fastweb’.

 

Il 13 febbraio 2019, con sentenza di secondo grado emanata dal tribunale di Rovereto, Ulivieri e Carotta, difesi dall’avvocato Claudio Malfer, vennero assoltin quanto in quanto “il fatto non costituisce reato”, quindi il termine “cancrena” è da ascriversi all’ambito della critica politica. Peraltro, nella stessa sentenza, venne ribadita l’ispirazione “a valori di estrema destra anche con riferimenti alle ideologie fasciste” di Casapound. “È innegabile – proseguivano i giudici – che l’associazione (Uomo Libero ndrsvolga un’attività di tipo politico in senso ampio”, perciò “appare davvero difficile sostenere che non vi siano collegamenti fra l’Uomo Libero e Casapound”. Ad ogni modo, la Cassazione ha rigettato anche l’ultimo dei ricorsi presentati dall’associazione che è stata condannata a pagare le spese processuali.

 

La notizia, ovviamente, è stata accolta con favore dal consigliere comunale Ulivieri: “Dopo 5 anni, per insistenza dell’associazione ‘Uomo Libero’ che non ha accettato la sentenza di assoluzione del 2019, ricorrendo in Cassazione, si mette la parola fine ad una esemplare vicenda che riguarda la democrazia e il diritto di critica politica. Da parte nostra – conclude – continueremo a perseguire la cancrena del neofascismo ovunque si celi”.

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