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Con la piena del Sarca 300 tonnellate di legname finiscono nel Garda. Disastro scampato grazie all’intervento dei vigili del fuoco

Vigili del fuoco al lavoro anche di notte per rimuovere i detriti, evitando che finissero nel lago di Garda. I pompieri: “La portata del fiume ha raggiunto picchi di 494,97 metri cubi al secondo con onde anche di un metro e mezzo e fortissime correnti alla foce”

Di Tiziano Grottolo - 31 agosto 2020 - 12:48

NAGO-TORBOLE. Sono stati tre giorni di lavoro intenso per i vigili del fuoco dell’Alto Garda, chiamati agli straordinari per via del violento nubifragio che si è abbattuto in zona. Le abbondanti piogge infatti, hanno ingrossato i corsi d’acqua. In particolare il Sarca è uscito in zone di campagna all'altezza del ponte Romano a Ceniga e della strada per Prabi e nell'area di via Torre a Dro (Qui articolo), costringendo I pompieri di Arco e Dro a intervenire. Secondo quanto rilevato dai tecnici della provincia il livello del fiume, che sfocia nel lago di Garda, ha perfino superato quello registrato durante la tempesta Vaia del novembre 2018 (QUI articolo).

 

L’impeto della corrente ha trascinato a valle numerosi detriti, soprattutto legname. Detriti che sarebbero finiti nel lago di Garda, provocando un vero e proprio disastro, se non fosse stato per il pronto intervento dei vigili del fuoco di Riva del Garda, supportati dal corpo di Tenno. Le operazioni sono state seguite in prima persona anche dal sindaco di Nago-Torbole Gianni Morandi. 

 

 

Già nella giornata di sabato scorso, 29 agosto, era scattato l’allarme. Intorno alle 16e30 la protezione civile ha attivato i pompieri chiedendo di posizionare le reti di contenimento alla foce del fiume Sarca. Una richiesta urgente vista la situazione che andava via via peggiorando. Quest’operazione – spiegano i vigili del fuoco di Riva del Garda – già ripetuta in passato in situazioni analoghe, comporta un grande dispiegamento di personale e mezzi”. Le pesanti casse contenti le mattasse, stoccate presso Porto San Nicolò, devono essere rapidamente posizionate a Torbole. Due imbarcazioni devono attivarsi per dislocare centinaia di metri di fune e boe, mentre il personale di terra deve tenersi pronto per ogni evenienza.

 

La portata del fiume – proseguono i pompieri – ha raggiunto picchi di 494,97 metri cubi al secondo – quella ordinaria è di 6 metri cubi al secondo – creando onde anche di un metro e mezzo e fortissime correnti alla foce unite alla presenza di materiale legnoso galleggiante per tonnellate di peso”.

Già nelle prime ore di domenica, vista l'enorme quantità di materiale “catturato”, sono iniziate le operazioni di recupero del legname. Una manovra molto complicata che richiede molta abilità perché c’è il rischio di perdere il materiale raccolto, vanificando tutti gli sforzi precedenti. Nell’arco della giornata è stato necessario ripetere più volte questo tipo di operazioni, considerando l’incredibile quantità di legname presente. Le manovre sono proseguite anche durante la notte. Questa mattina i vigili del fuoco stanno completando il recupero, rastrellando gli ultimi detriti.

 

 

Una prima stima parla di una quantità compresa fra le 250 e le 300 tonnellate di materiale. Fisiologico che circa 25% dei detriti sfugga alle reti, soprattutto per colpa del moto ondoso. “Siamo certi – concludono i vigili del fuoco – che senza questa sforzo di sarebbero riversati su spiagge e lidi migliaia di metri cubi di legname che avrebbero gravemente pregiudicato la stagione turistica in questo difficile 2020. Il personale si è impegnato oltre misura per garantire un servizio particolarmente pesante e rischioso. Solo per questo intervento sono stati impiegati nell’arco di oltre 48 ore circa 35 volontari”.

 

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