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Conti correnti in rosso, ecco cosa succede da domani con le nuove regole

Nel 2021 entreranno in vigore le nuove norme dell'Eba, l'Autorità bancaria europea, per la definizione di default. Critiche da Cna del Trentino Alto Adige: "Rischiano di portare al default migliaia di imprese anche nella nostra regione"

Pubblicato il - 31 December 2020 - 11:42

TRENTO. Con l'arrivo del 2021 ci saranno nuove regole per quanto riguarda i conti correnti. Dal primo gennaio, infatti, scatta il termine ultimo per le banche di adeguarsi al Regolamento Eba sui requisiti di capitale.

Ci sarà, in poche parole, un nuova definizione di default prevista dal Regolamento europeo relativo ai requisiti prudenziali per gli enti creditizi e le imprese di investimento.

 

Riguarda esclusivamente il modo con cui le banche e gli intermediari finanziari devono classificare i clienti. La nuova definizione di default, ha spiegato anche la Banca d'Italia nei giorni scorsi, non introduce un divieto a consentire sconfinamenti. (QUI L'APPROFONDIMENTO DELLA BANCA D'ITALIA)

 

Uno degli aspetti che fa più discutere in questi giorni è il fatto che per il mancato pagamento di soli 100 euro per più di tre mesi consecutivi i correntisti rischiano il blocco del Rid e la segnalazione alla centrale rischi. Si tratta di una decisione che peserà molto su famiglie e imprese, specialmente in questo difficile contesto economico in cui sempre più persone si trovano a dover fare i conti con problemi di liquidità.

 

A lanciare l'allarme sulle conseguenze è anche la Cna del Trentino Alto Adige secondo la quale le nuove regole bancarie europee rischiano di portare al default migliaia di imprese anche nella nostra regione. “È urgente un cambio di rotta a livello europeo – viene spiegato in una nota - ma sono necessari anche interventi territoriali, promossi dalle Province Autonome, per aiutare le piccole e micro imprese a patrimonializzarsi, mentre per i piccoli imprenditori è sempre più indispensabile una formazione che arricchisca la capacità di saper fare con competenze proprie del saper gestire imprese, liquidità, risparmi e flussi di cassa”.

 

L’intera Cna regionale è stato spiegato, è al fianco di quella nazionale, dell’Abi e delle altre associazioni di imprese che hanno inviato congiuntamente alle istituzioni europee una lettera con la forte richiesta di intervenire urgentemente su alcune norme in materia bancaria che, pensate in un contesto completamente diverso da quello attuale e caratterizzate da un eccesso di automatismi, rischiano di compromettere irrimediabilmente le prospettive di recupero dell’economia italiana ed europea, oltre che di quella regionale.

 

“Occorre – afferma Claudio Corrarati, presidente di Cna regionale – che una serie di criticità nel quadro regolamentare bancario vengano superate per evitare che situazioni di temporanea difficoltà delle imprese si trasformino in crisi irreversibili per effetto degli automatismi incorporati in alcune norme di primo e secondo livello e in una restrizione dell’offerta di credito esiziale nel contesto attuale. Per capirci, basta uno scoperto di 100 euro per tre mesi consecutivi e l’impresa viene classificata in default dalla banca. Il tutto nasce da un Regolamento europeo del 2017 basato su linee guida del 2016, in una condizione distantissima dall’attuale crisi per la pandemia”.

 

Secondo la Cna “è necessario procedere immediatamente ad alcune modifiche ed adattamenti temporanei, che consentano alle banche di offrire il massimo supporto all’economia reale nel momento in cui questo è la condizione per la tenuta del tessuto produttivo”. E’ urgente, viene spiegato ancora “intervenire sulle regole relative all’identificazione dei debitori come deteriorati. Il combinato disposto di una norma restrittiva, come quella che limita a 90 giorni il periodo di ritardo di pagamento ammesso, con l’applicazione, da gennaio 2021, di nuove e più restrittive soglie per gli importi scaduti, nonché i nuovi criteri per il trattamento dei crediti ristrutturati, rischiano di determinare la classificazione a default di un numero ingentissimo di imprese, comunque sane. Queste imprese perderebbero l’accesso al credito, con quello che ne consegue in termini di prospettive di ripresa”.

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