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Coronavirus, 5 giorni per capire se è Covid o raffreddore ''e intanto tutta la famiglia è a casa dal lavoro. Cosa succederà con i malanni di stagione?''

Una famiglia si trova da martedì scorso tutta a casa in attesa dell'esito del tampone della figlia che da scuola, lunedì, era tornata con il raffreddore. E se ancora non è arrivata l'influenza e i primi raffreddori e mal di gola stanno arrivando proprio in questi giorni cosa succederà con il peggiorare della situazione? Sono sufficienti i tamponi a tenere sotto controllo la situazione?

Di Luca Pianesi - 29 settembre 2020 - 05:01

TRENTO. Bloccati in casa da una settimana perché la figlia ha il raffreddore. E' quello che sta succedendo a una famiglia della Valsugana da martedì scorso, ma è quello che potrebbe succedere a tante altre famiglie nei mesi a venire se qualcosa non cambierà nel sistema di gestione del contagio, almeno in Trentino.

 

L'epidemia da coronavirus, infatti, non si è fermata durante la fase migliore dell'anno, l'estate, e il virus è continuato a circolare, da settembre, poi, con una curva in netta crescita con numeri ai quali, da dopo il lockdown, non eravamo più abituati (20, 30, 50 contagi al giorno). Le scuole hanno aperto i battenti due settimane fa e sono già 21 le classi finite in quarantena solo in Trentino (14 quelle che lo sono in questo momento mentre 7 ne sono uscite. In Alto Adige ce ne sono almeno altrettante e ha anche chiuso la prima scuola in regione, la Gandhi di Merano).

 

Ma il peggio, purtroppo, ha da venire. L'abbassamento repentino delle temperature di venerdì scorso e l'arrivo dell'autunno stanno già mettendo a dura prova i sistemi immunitari di tante persone che cominciano ad avvertire i primi malanni di stagione (raffreddori, tossi, mal di gola, starnuti) che, se da un lato aumentano le possibilità di trasmissione del virus (l'asintomatico da Covid che però starnutisce, tossisce, si soffia il naso ha più probabilità di trasmettere anche il Covid) dall'altro rischiano di creare confusione in chi viene colpito. I sintomi, infatti, sono molto simili a quelli del coronavirus e quindi c'è il serio rischio che anche chi ha un semplice raffreddore si senta affetto dal grande male di quest'epoca andando a interessare e a sovraccaricare il sistema sanitario.

 

Diventa, quindi, fondamentale, avere dei sistemi di tracciamento e di risposta rapidissimi per individuare i positivi ed isolare i focolai. Al momento però non è così e se già oggi ci sono casi in cui entro 5 giorni non arriva il responso preoccupa immaginare cosa potrà accadere tra qualche settimana con l'aumento esponenziale di richieste di tamponi. Nel caso della famiglia che ci ha contattati, infatti, la figlia è tornata a casa con il raffreddore, lunedì scorso. Naso sgocciolante, qualche starnuto in classe e, rientrata a casa, i genitori, spaventati, hanno deciso di fermarla. Hanno, quindi, informato la scuola con una mail e contattato il pediatra che, visti i sintomi, ha allertato l'Apss per il tampone. Mercoledì la famiglia è stata avvisata che il giorno dopo potevano andare a fare il tampone.

 

Giovedì la figlia lo ha potuto fare con il tampone drive-in e da quel momento hanno atteso l'esito. In questo quadro la mamma ha preso malattia per restare a casa con la figlia a partire da martedì e per evitare di rischiare di portare in giro il virus (sia mai che davvero quello della figlia non sia un raffreddore ma sia Covid) anche il padre ha preso ferie rimanendo anche lui chiuso in casa.

 

''Ma tutto ciò è rimesso al nostro grado di civiltà - ci spiega il babbo - perché ogni situazione è diversa anche a seconda dei contratti di lavoro e delle linee guida che hanno adottato le diverse aziende. Ci sono ditte ed enti che hanno già un'idea di come comportarsi qualora succeda una cosa del genere e altre no. Per esempio a mia moglie è stata fatta prendere malattia per stare a casa con la figlia. Io invece se avessi preso malattia avrei dovuto fare il tampone a mia volta. Ora capite che se ci vogliono 5 giorni per scoprire che mia figlia ha il raffreddore e io devo stare a casa altri 5 giorni perché mi ero preso malattia per starle vicino e per evitare di andare in giro visto che non sapevamo se era Covid o meno, per poi scoprire che anche io non avevo niente, qui le famiglie come la nostra vanno in tilt più totale''.

 

In buona sostanza al primo malanno di stagione del figlio c'è il rischio che ogni famiglia si ritrovi chiusa in casa per una settimana/dieci giorni in attesa di tamponi e risposte del sistema sanitario, con ovvie ricadute sul lavoro (per non parlare di chi è una partita Iva e magari lavora in proprio). ''La sensazione è che, come al solito, chi segue i canali ufficiali e rispetta le regole con serietà finisca per essere quello più penalizzato - conclude il padre della ragazza -. Noi per un raffreddore, perché mia figlia due giorni dopo essere rimasta a casa non aveva già più niente, siamo chiusi in casa già da una settimana. Avremmo potuto far finta di niente oppure proseguire con il lavoro noi finché non avevamo l'esito del suo tampone ma è chiaro che sarebbero stati dei comportamenti irresponsabili verso gli altri cittadini e quindi sappiamo di aver fatto bene così. Però il sistema deve fare di tutto per andare incontro alle buone pratiche perché siamo appena all'inizio e già ci vogliono più di 5 giorni ad avere l'esito di un tampone. Cosa succederà tra poche settimane?''.

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