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Coronavirus, arrivano le regole per le terapie intensive. Precedenza a chi può beneficiare di più delle cure

Numero di patologie, gravità, fragilità sono solo alcuni dei criteri che l'Iss sta diffondendo per aiutare i medici a stabilire delle precedenze in caso di sovraffollamento delle terapie intensive. L'obiettivo è quello di creare un triage strutturato che si serva di parametri clinico-prognostici definiti e il più possibile oggettivi e condivisi

Di Mattia Sartori - 22 novembre 2020 - 18:42

TRENTO. Per i medici arrivano dall'Iss le linee guida da seguire per l'ammissione alle terapie intensive in caso di sovraffollamento delle stesse. Il documento dal titolo "Decisioni per le cure intensive in caso di sproporzione tra necessità assistenziali e risorse disponibili in corso di pandemia da Covid-19" è rivolto principalmente agli anestesisti e fornisce loro dei criteri oggettivi per garantire un accesso equo e giusto alle terapie intensive. È importante ricordare che, come viene specificato nel titolo del documento, questa selezione verrebbe messa in atto solamente nel momento in cui la richiesta di cure intensive superasse il numero di posti disponibili.

 

Tramite questo testo si disegna quindi un triage strutturato per assicurarsi che l'ammissione sia basata su "parametri clinico-prognostici definiti e il più possibile oggettivi e condivisi" e non su criteri come quello cronologico (ordine di arrivo) o casuale, che non assicurerebbero le cure "al maggior numero possibile di pazienti che ne possano avere benefici". In sostanza si cerca di definire un modo per ammettere alle cure intensive tutti coloro che più possono beneficiarne. A coloro che restassero fuori dalle terapie intensive verranno comunque riconosciuti i diritti del malato, ovvero verranno comunque presi in cura, ma con gli "strumenti possibili".

 

Resta infatti un punto fondamentale il rispetto del malato. Nel primo statement del documento si legge: "L’aumento della domanda di assistenza sanitaria, indotto da situazioni quali quelle determinate dalla pandemia, non fa venir meno la necessaria aderenza, nella tutela della salute, ai principi costituzionali e fondativi del Servizio Sanitario Nazionale, nonché ai principi deontologici e in particolare a quelli di universalità, uguaglianza (non discriminazione), solidarietà e autodeterminazione".

 

Infine va specificato come i criteri del triage non si applichino solamente ai malati di Covid-19, ma a tutti coloro che abbiano bisogno di cure intensive, a prescindere dalla patologia. Si verificherà chi tra i malati ha oggettivamente più possibilità di beneficiare dei trattamenti della terapia intensiva.

 

I parametri enunciati nel documento sono:

numero e tipo di comorbilità (coesistenza di più patologie); 

• stato funzionale pregresso e fragilità

gravità del quadro clinico attuale

• presumibile impatto dei trattamenti intensivi, anche in considerazione dell’età del/la paziente;

• La volontà del/la paziente riguardo alle cure intensive dovrebbe essere indagata prima possibile nella fase iniziale del triage.

 

Viene inoltre specificato, riguardo all'età dei pazienti, che questa va valutata in un contesto globale e non può assolutamente costituire un elemento di cut-off predefiniti. Ovvero non sarà possibile stabilire a priori delle età oltre le quali il paziente viene scartato a prescindere, senza nemmeno passare per il triage. 

 

Tutte le decisioni prese riguardo agli accessi alle cure intensive saranno inoltre rivalutate giorno per giorno sulla base della della sussistenza della indicazione clinica, degli obiettivi di cura e della proporzionalità. Nel caso in cui un paziente non risponda al trattamento o si complichi in modo severo, "la decisione di interrompere le cure intensive (desistenza dai trattamenti futili) e di rimodularle verso le cure palliative non deve essere posticipata", sempre perché l'appropriatezza delle cure e la loro proporzionalità sono i presupposti etici e professionali per qualsiasi trattamento.

 

Le decisioni, se possibile date le risorse umane disponibili, dovranno essere prese in seguito a una valutazione collegiale di un team medico-assistenziale, aiutato anche, se necessario, da professionisti esterni. Tutte le decisioni prese dovranno essere adeguatamente giustificate e documentate nella cartella clinica.

 

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