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Coronavirus, “Comuni gestiti come feudi, ci nascondono le informazioni”, i sindacati contro la gestione della "Fase 2"

I sindacati della pubblica amministrazione hanno attaccato la gestione della Fase 2 da parte dei Comuni e degli enti pubblici, denunciando scarsa trasparenza nella comunicazione delle informazioni e dei protocolli, di contro alle regole stabilite dal contratto collettivo

Pubblicato il - 28 April 2020 - 19:20

TRENTO. Mentre le nuove regole sulla Fase 2 vengono comunicate alla spicciolata, facendo emergere non poche problematiche di competenza, dai sindacati della pubblica amministrazione arriva la denuncia di una scarsa collaborazione da parte dei Comuni, accusati di negare le informazioni richieste.

 

“I tre quarti dei Comuni trentini, con l'avallo del Consorzio dei Comuni e la compagnia di alcune Comunità di valle – hanno scritto in una nota i delegati di Fp Cgil Patrizia Emanuelli, di Cisl Fp Maurizio Speziali e di Uil Fpl Andrea Bassettinasconde informazioni ai sindacati, contravvenendo al contratto collettivo del lavoro e dunque creando situazioni di opacità gestionale. In queste condizioni è assolutamente impossibile pensare di poter partire con la fase 2 della gestione dell'emergenza”.

 

A preoccupare le sigle sindacali sono in particolare il recepimento da parte degli enti pubblici delle disposizioni di legge vigenti e dei protocolli di sicurezza nazionali. A oggi, secondo la denuncia dei sindacati che rappresentano i funzionari pubblici, “solo 50 enti su 200 hanno ottemperato all'obbligo della trasmissione delle informazioni stabilite dall'articolo 9 del contratto collettivo, comunicando le azioni poste in essere per la gestione dell'emergenza Covid-19”.

 

Questo, continuano, nonostante le reiterate richieste dei sindacati al Consorzio dei Comuni, a cui si chiedeva di agire da collettore delle istanza. “Nonostante i nostri sforzi e tentativi di mantenere aperto un dialogo – proseguono i tre delegati – dobbiamo registrare l'assoluta mancanza di volontà di condividere, discutere ma soprattutto risolvere i molti temi ancora aperti dall'applicazione – o mancata applicazione - di quanto previsto dai vari decreti”.

 

Ciò conseguirebbe la mancata applicazione del contratto, sottoscritto anche dai datori di lavoro. “Registriamo atteggiamenti in cui il coinvolgimento dei sindacati si sostanzia nel 'mandagli qualcosa'. Si sta volutamente creando un clima in cui i rappresentanti dei lavoratori vengono descritti come 'disturbatori di sindaci'. In una recente interlocuzione, ci siamo sentiti dire che molti piccoli comuni non hanno formalizzato alcun atto organizzativo perché 'sono come una famiglia'”.

 

Una gestione, questa, che i sindacati bollano come “feudataria”, con “alcuni sindaci che interpretano il Comune come l'ultimo avamposto del proprio 'dominio di castellano', unici padroni del destino di lavoratori intesi come sudditi e non come soggetti garantiti da diritti costituzionali”.

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