Contenuto sponsorizzato

Coronavirus, ''Ecco perché non trovo ancora le parole per ricordare mia madre che se ne è andata sola e spaventata. Ecco perché sono arrabbiata''

Il racconto di Roberta di Orzinuovi (in provincia di Brescia) che dal 3 marzo ha visto cambiare tutto: ''Quel giorno chiamo il 112 perché mia madre ha febbre alta (39.5) e tosse fortissima. Viene dimessa lo stesso giorno dal pronto soccorso di Chiari. Diagnosi: polmonite, ma il tampone non le viene fatto in quanto “non è Covid” ci dicono'' e così il virus si è diffuso e ''io, mio padre e il mio compagno tutti e tre abbiamo perso il gusto e l’olfatto''

Di Luca Pianesi - 08 aprile 2020 - 16:23

BRESCIA. ''La mamma nel frattempo peggiorava al punto che ho dovuto chiamare di nuovo il 112. L'hanno ricoverata e a quel punto le hanno, finalmente, fatto il tampone. Ovviamente era positiva. A Marco è venuta la febbre, 38.5 per tre giorni, con tosse e raffreddore. A me poche linee. Ho, quindi, deciso di portare mio papà a fare la radiografia. L'ho deciso io, non un medico. Aveva la polmonite e la febbre e tutti e tre abbiamo perso il gusto e l’olfatto''. E' questa una parte del racconto di Roberta, una ragazza di Orzinuovi una delle zone in provincia di Brescia dove dall'inizio dell'emergenza si sono contante già 50 le vittime per il coronavirus e al centro della discussione per capire ''perché'' non si fosse istituita una zona rossa anche in questo comune che a inizio marzo contava già 11 contagi (e la questione è stata portata in senato da Giampiero Maffoni, parlamentare di Fratelli d'Italia e sindaco del comune).

 

E positiva era anche la mamma di Roberta. '''Il 3 marzo - spiega - chiamo il 112 perché mia madre ha febbre alta (39.5) e tosse fortissima. Viene dimessa lo stesso giorno dal pronto soccorso di Chiari. Diagnosi: polmonite, ma il tampone non le viene fatto in quanto “non è Covid” ci dicono. La curo a mani nude, fidandomi dei medici, più esperti di me. Due giorni dopo trovo mio papà svenuto in bagno, con una pozza di sangue sotto la testa. Penso a un problema di glicemia, chiamo di nuovo il 112 ma non essendosi rotto niente non lo faccio ricoverare, anche perché sapevamo che era meglio evitarlo proprio per il rischio di contrarre il covid in ospedale. La mamma intanto non migliora mentre il mio compagno resta a dormire qui dai miei, per darmi sostegno''.

 

Ma la situazione si fa più drammatica, giorno dopo giorno: ''Il papà inizia a tossire con tosse secca. La mamma - prosegue Roberta - nel frattempo peggiora al punto che chiamo di nuovo il 112. La ricoverano e le fanno, stavolta, il tampone. Ovviamente è positiva. A Marco (il compagno ndr) viene febbre, 38.5 per tre giorni con tosse e raffreddore. A me poche linee. Decido di portare mio papà a fare i controlli. Decido io, non un medico. Ha la polmonite e la febbre. Tutti e tre perdiamo il gusto e l’olfatto. Tutti mi sconsigliano di far portare il papà al pronto soccorso dopotutto respira ancora bene. Chiamo il numero verde e litigo con l’ATS perché mi vogliono togliere la quarantena dopo 14 giorni dal contatto con mia mamma, spiegando che sto vivendo col papà. Me la rimettono allora per altri 14 giorni, ma perché gliel’ho detto io, per telefono. Riesco a far venire l’unico santo medico che visita ad Orzinuovi, Micheli, che pubblicamente ringrazio e che non è il nostro medico di base''.

 

Nell'abbandono più totale Roberta decide di prendersi la responsabilità di curare a casa il padre da sola ''con le ovvie conseguenze che qualora fosse peggiorato avrei avuto sulla coscienza questa decisione per il resto della mia vita. Non ci hanno mai fatto un tampone, nonostante le mie continue richieste. Ci hanno detto: 'Dovete contare 14 giorni da che siete asintomatici,se peggiora chiamate il 112'. Quando mia madre è morta non ci siamo potuti nemmeno abbracciare tra di noi, perché psicologicamente il timore di nuocere (perché questo succede, temi di nuocere agli altri) era più forte del desiderio di conforto''.

 

Il fratello di Roberta, che si trovava bloccato dagli zii a soli 5 chilometri di distanza dalla casa dei genitori, e lei non hanno nemmeno potuto abbracciarsi. Si è avvicinato a casa il più possibile ed ha guardato la sorella da distante, uno in cortile e l'altra in garage perché il rischio che anche lui venisse contagiato anche solo dall'abbraccio dei familiari in quel momento di tragedia, per la morte della madre, era troppo alto. 

 

''Ecco perché non trovo ancora le parole per ricordare mia madre - conclude Roberta - che se ne è andata sola e spaventata in un ospedale dove il secondo antivirale è arrivato dopo un’altra settimana, perché mancava. Mia madre che non ho ancora sepolto. Ecco perché sono arrabbiata. Perché per anni si è parlato di Roma ladrona, ma l’incapacità gestionale, il populismo e la propaganda emergono in questi casi. È una pandemia, mai successa prima, tutti sono alla sbaraglio, ok, ma ieri mi sono guardata un’ora intera di conferenza della World Health Organization e questo diceva il direttore generale (si, l’ho trascritto) “The best way for countries to end restrictions is to attack the virus with the aggressive and comprehensive package of measures that we have spoken about many times before: find, test, isolate and treat every case and trace every contact”. Trovare i sospetti, testarli, isolarli e curarli. Se non vengono rispettate le disposizioni mondiali, ma andiamo avanti a clientelismi, non ne usciremo mai da questo incubo''.

 

Ora Roberta è ancora chiusa in casa, isolata con il padre. Stanno meglio a livello di salute anche se, senza i tamponi, non sanno veramente a che punto di distanza siano dall'uscita da questo lungo e spaventoso tunnel. La speranza è che i sintomi non si ripresentino davvero più per poter tornare presto, il prima possibile, ad abbracciarsi almeno tra familiari per ricordare, finalmente uniti, la mamma che non c'è più.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 20.05 del 26 Ottobre
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

27 ottobre - 04:01

È stato lo stesso Fugatti ad ammettere “che non è esclusa l’impugnazione del Governo” e ancora una volta il Trentino ha scelto la via più facile, ma meno sicura, per arrivare allo scontro con il Governo. Se per impugnare l’ordinanza dell’Alto Adige (appoggiata da una legge) servirebbe un lungo e complicato ricorso, per disinnescare quella trentina basta una pronuncia del Tar

26 ottobre - 19:32

Ci sono 86 persone nelle strutture ospedaliere di Trento e Rovereto, 5 pazienti si trovano nel reparto di terapia intensiva e 10 persone sono in alta intensità. Nelle ultime 24 ore sono stati trovati 113 positivi a fronte dell'analisi di 983 tamponi molecolari per un rapporto contagi/tamponi a 11,5%

26 ottobre - 18:58

I nuovi dati forniti dalla Provincia e dall'Azienda sanitaria dimostrano come l'allerta nelle Rsa rimane alta. Il direttore dell'Apss "Il focolaio maggiore è nella struttura di Malè" e accanto all'emergenza sanitaria c'è anche quella del personale  

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato