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Coronavirus, Fbk: “In Cina le misure di distanziamento sociale hanno funzionato e i bambini sono meno suscettibili degli anziani all’infezione”

La politica di distanziamento sociale adottata in Cina è stata in grado di controllare la diffusione dell’infezione: “L’Italia – sottolinea la Fondazione Bruno Kessler – ha seguito la Cina nell’adottare una rigorosa politica di distanziamento sociale che ora sta dando i tanto sperati risultati”

Pubblicato il - 30 April 2020 - 17:09

TRENTO. La Cina è stato il primo paese a dover affrontare l’emergenza coronavirus ed è stata in grado di controllarne la diffusione è da questa considerazione che si sono mossi i ricercatori di un team internazionale guidato dalla Fondazione Bruno Kessler di Trento e dalla Università Fudan di Shanghai pubblicato sulla rivista Science. Gli studiosi hanno condotto un’analisi proprio per identificare i fattori che hanno determinato l’abbattimento della trasmissione in Cina, evidenziando una riduzione di 7-8 volte del numero di persone contattate al giorno durante il periodo del lockdown a Wuhan e Shanghai. Tramite l’utilizzo di modelli matematici, gli autori hanno stimato che tale riduzione dei contatti da sola è sufficiente a contenere la diffusione di Covid-19.

 

“Chiedendo a circa 2.000 abitanti di Wuhan e Shanghai di compilare un diario dei propri contatti giornalieri prima e durante il lockdown cinese – spiega Marco Ajelli, della Fbk, che ha coordinato lo studio – siamo stati in grado di stimare il cambiamento nel numero e tipo di contatto effettuato dalle persone durante l’implementazione delle misure di distanziamento sociale”.  Contatti che sono drasticamente calati con l’entrata in vigore delle restrizioni volute da Pechino: “Un numero che è calato da 14-19 al giorno prima dell’inizio dell’epidemia a circa 2 contatti al giorno – prosegue Ajelli – la grande maggioranza dei quali con i propri familiari”.

 

Inoltre, analizzando i dati su oltre 7.000 contatti di 136 casi di Covid-19, gli studiosi hanno stimato che i bambini presentano un rischio di infettarsi di circa 3 volte inferiore rispetto agli adulti e di ben 4 volte inferiore rispetto agli anziani. Tramite l’utilizzo di modelli di simulazione al computer, si è riusciti a dimostrare come la politica di distanziamento sociale adottata in Cina sia stata in grado di controllare la diffusione dell’infezione.

 

“L’Italia – sottolinea Stefano Merler, della Fbk – ha seguito la Cina nell’adottare una rigorosa politica di distanziamento sociale che ora sta dando i tanto sperati risultati, con un recente abbattimento del numero di nuovi casi registrati, ospedalizzazioni e decessi causati dal coronavirus”. Uno studio dunque, che aiuta a comprendere l’impatto di questo genere di politica e l’importanza che ogni persona faccia la propria parte nel limitare il numero dei propri contatti. “Il fatto poi che i bambini siano meno suscettibili all’infezione – conclude Merler – non deve trarre in inganno sul loro possibile ruolo nella trasmissione di Sarv-Cov-2, infatti, sono anche quelli che hanno il più alto numero di contatti sociali, soprattutto a scuola”.

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